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Focolaio di salmonella nelle mense dei bambini: allarme in Italia, i Comuni coinvolti

Pubblicato: 10/10/2026 16:32

La Procura di Brescia ha aperto un fascicolo contro ignoti per fare piena luce sul focolaio di Salmonella che ha coinvolto alcune mense scolastiche della Valtrompia, nel Bresciano. Circa un centinaio di bambini di una scuola dell’infanzia avrebbe accusato malori dopo aver consumato i pasti, mentre per una quindicina di loro si è reso necessario il ricovero in ospedale. Un caso che ora è al centro di un’indagine giudiziaria per ricostruire l’origine della contaminazione e accertare eventuali responsabilità.

L’ipotesi di reato al momento è quella di lesioni colpose. La pm Lisa Saccaro, titolare del fascicolo, ha affidato gli accertamenti ai carabinieri del Nas, il Nucleo antisofisticazioni e sanità, chiamati a verificare ogni passaggio della filiera alimentare e le condizioni in cui sono stati preparati e distribuiti i pasti destinati ai piccoli alunni.

I primi sospetti si sono concentrati su una fornitura di pomodorini ciliegini, finita sotto la lente degli investigatori dopo una comunicazione diffusa da Markas, l’azienda che gestisce il servizio mensa e il centro cottura di Inzino. Tra gli elementi emersi dalle verifiche, la società ha segnalato proprio un lotto di pomodori ciliegino che sarebbe stato ritirato dal mercato su disposizione del Ministero della Salute il 23 settembre, in seguito ad analisi che avrebbero evidenziato la presenza di batteri del genere Salmonella.

Il prodotto, privo di data di scadenza, era confezionato dalla G&V Ortaggi di Gela, in provincia di Caltanissetta, e distribuito in confezioni da circa 6,5 chilogrammi. Un dettaglio che potrebbe rivelarsi importante per ricostruire la provenienza degli alimenti utilizzati nelle mense e stabilire se il lotto sospetto sia effettivamente collegato ai casi di malessere registrati in Valtrompia.

Gli inquirenti, tuttavia, non intendono limitare le verifiche ai soli pomodorini. Le analisi richieste dalla Procura dovranno chiarire se altri alimenti possano aver contribuito all’intossicazione oppure se il prodotto ritirato dal mercato possa essere stato utilizzato anche in altre strutture, con eventuali conseguenze ancora da accertare.

Parallelamente, gli investigatori stanno ricostruendo le condizioni di salute dei bambini che hanno manifestato i sintomi più gravi. È stata raccolta la documentazione medica relativa ai piccoli che hanno avuto bisogno di cure ospedaliere, così da confrontare i quadri clinici e raccogliere elementi utili a individuare una possibile origine comune dei malesseri.

Sotto esame anche l’organizzazione delle cucine coinvolte nella preparazione dei pasti. I carabinieri del Nas stanno acquisendo la documentazione relativa ai centri di cottura, al personale impiegato e alle attrezzature utilizzate durante le lavorazioni. L’obiettivo è verificare il rispetto delle procedure igienico-sanitarie e individuare eventuali criticità nella conservazione, nella manipolazione o nella distribuzione degli alimenti.

La presenza di un lotto sospetto rappresenta dunque una pista investigativa, ma non costituisce ancora la prova definitiva dell’origine del focolaio. Saranno gli accertamenti tecnici e il confronto tra i risultati delle analisi alimentari e i dati sanitari a stabilire se esista un collegamento diretto tra i pomodorini ritirati e i casi registrati tra gli alunni.

L’indagine prosegue per ricostruire l’intera catena degli eventi e chiarire come sia avvenuta la contaminazione. Al centro restano la salute dei bambini e la sicurezza del servizio di refezione scolastica: stabilire l’origine della Salmonella e accertare eventuali responsabilità sarà fondamentale per comprendere quanto accaduto ed evitare che episodi simili possano ripetersi.

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