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Speleologo bloccato a 10 di metri in una grotta franata in Sardegna, vigili del fuoco al lavoro: “È vivo e vigile, ma le rocce bloccano il passaggio”

Pubblicato: 12/10/2026 09:23

Ci sono situazioni in cui ogni minuto diventa prezioso e ogni movimento deve essere valutato con estrema attenzione. Quando un’esplorazione sotterranea si trasforma improvvisamente in un’emergenza, la priorità è raggiungere chi è rimasto bloccato e creare le condizioni per riportarlo in superficie senza provocare ulteriori cedimenti. In ambienti chiusi, dove lo spazio è limitato e la stabilità delle pareti non può essere data per scontata, anche le operazioni più semplici possono richiedere tempi lunghi e competenze altamente specializzate.

È in questo scenario che si sta svolgendo un intervento di soccorso particolarmente delicato, con squadre impegnate senza interruzioni e un dispositivo organizzato per affrontare ostacoli complessi. La presenza di una persona ancora in vita rappresenta un elemento importante per chi opera sul campo, ma non elimina le difficoltà legate all’accesso e alla sicurezza. L’obiettivo è procedere con la massima cautela, valutando ogni passaggio e riducendo il rischio che la situazione possa peggiorare.
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Il crollo nella grotta a Urzulei

L’emergenza si è verificata a Gorroppeddu, nel territorio comunale di Urzulei, in provincia di Nuoro, dove uno speleologo è rimasto intrappolato all’interno di una grotta dopo il cedimento di una parte della volta. L’allarme è scattato nel pomeriggio di domenica e da quel momento sono iniziate le operazioni per raggiungere l’uomo, che si trova a circa dieci metri di profondità.

Le informazioni disponibili indicano che lo speleologo è vivo e sarebbe vigile. Le squadre di soccorso sono tuttavia impegnate in un intervento complesso, reso difficile dalla presenza di pietre e detriti che ostruiscono l’ingresso della cavità.

A rendere ancora più delicata la situazione è la friabilità della roccia. La rimozione del materiale deve avvenire gradualmente, perché qualsiasi movimento potrebbe provocare nuovi distacchi e compromettere la stabilità dell’area. Per questo motivo, i soccorritori stanno procedendo con particolare prudenza, cercando di individuare il percorso più sicuro per arrivare fino all’uomo.

Un dispositivo di soccorso attivo giorno e notte

Le operazioni sono proseguite per tutta la notte e sono tuttora in corso. Nei pressi dell’ingresso della grotta è stato predisposto un Posto di comando avanzato, necessario per coordinare le diverse squadre e organizzare le attività in base all’evoluzione dell’intervento.

A dirigere le operazioni è il comandante dei Vigili del fuoco di Nuoro, Salvatore Corrao. Sul posto sono impegnati circa 30 operatori specializzati dei nuclei Usar-M, Saf e Tas, affiancati dal Corpo nazionale del soccorso alpino e speleologico, da diverse unità della Protezione civile di Dorgali e dal personale sanitario del 118.

La presenza di professionalità differenti consente di affrontare le diverse esigenze dell’emergenza: dalla valutazione dei rischi strutturali alla gestione delle operazioni in un ambiente sotterraneo, fino alla preparazione dell’assistenza sanitaria necessaria una volta raggiunto lo speleologo.

Arrivano rinforzi specializzati dall’Aeronautica militare

Un ulteriore supporto è arrivato nella serata di domenica, quando 16 operatori Usar Medium sono stati trasportati sul luogo dell’intervento grazie a un elicottero dell’Aeronautica militare di Decimomannu, in provincia di Cagliari.

Si tratta di personale specializzato nelle attività di ricerca e soccorso in scenari complessi, chiamato a rafforzare il dispositivo già presente. L’arrivo dei rinforzi ha ampliato le risorse disponibili per affrontare le difficoltà legate al crollo e alla necessità di raggiungere una persona bloccata sotto il livello del terreno.

Il lavoro delle squadre resta concentrato sull’accesso alla cavità. La presenza di materiale lapideo impedisce infatti di procedere direttamente, mentre la consistenza della roccia richiede verifiche continue per evitare ulteriori cedimenti.

Recupero delicato, la priorità è la sicurezza

Il principale ostacolo rimane la rimozione dei detriti che impediscono di raggiungere lo speleologo. Le operazioni devono essere condotte senza compromettere la stabilità della grotta, un fattore che impone tempi più lunghi e una valutazione costante delle condizioni presenti.

Il fatto che l’uomo sia ancora vivo e vigile rappresenta un elemento rilevante nel corso dei soccorsi, ma la fase di recupero resta particolarmente delicata. L’obiettivo è raggiungerlo e riportarlo all’esterno evitando rischi aggiuntivi per lui e per il personale impegnato nell’intervento.

A Gorroppeddu, dunque, il lavoro dei soccorritori continua dopo una notte trascorsa tra verifiche, manovre e operazioni per superare l’ostruzione. Vigili del fuoco, specialisti del soccorso speleologico, Protezione civile e personale sanitario restano impegnati in un’azione coordinata, con una priorità assoluta: raggiungere lo speleologo intrappolato e portarlo in salvo.

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