
La valutazione psicologica su Alberto Stasi, conservata nel fascicolo dei Ris di Parma relativo all’omicidio di Chiara Poggi, sarebbe stata richiesta da Luciano Garofano, ex comandante del reparto investigativo. A riferirlo è Libero, in un articolo firmato da Luca Fazzo, che riporta anche le dichiarazioni attribuite allo stesso generale in pensione sull’origine del documento.
La vicenda riporta l’attenzione sulle indagini sul delitto di Garlasco e sulle modalità con cui vennero svolte alcune attività investigative nel 2007. Al centro c’è una relazione psicologica che, secondo quanto riportato, non sarebbe mai stata depositata formalmente, ma sarebbe rimasta all’interno del fascicolo dei Ris numero 3306 del 2007.
Garofano avrebbe spiegato di essersi interessato alla personalità di Stasi e di aver chiesto a una psicologa di sua conoscenza di elaborare una valutazione. Il documento sarebbe stato quindi redatto dalla criminologa Alessandra Bramante, al di fuori delle autorizzazioni della procura. La sua elaborazione avrebbe comportato anche la consultazione di atti investigativi, tra cui i verbali degli interrogatori di Stasi, all’epoca coperti dal segreto istruttorio.
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La relazione psicologica nel fascicolo dei Ris
La relazione psicologica su Alberto Stasi non sarebbe stata depositata ufficialmente, ma sarebbe rimasta nel fascicolo dei Ris dedicato agli accertamenti sul delitto di Garlasco. La sua presenza solleva interrogativi sulle modalità con cui venne predisposta e sul ruolo svolto dai vertici del reparto durante le indagini.
Gli ufficiali Alberto Marino e Aldo Mattei, incaricati delle analisi e nominati consulenti dalla pm Rosa Muscio, avrebbero dovuto operare nell’ambito delle direttive dell’autorità giudiziaria. Tuttavia, secondo le testimonianze richiamate negli interrogatori successivi, la gestione delle attività sarebbe cambiata con l’arrivo di Garofano.
A riferirlo sarebbe stato Marco Pizzamiglio, all’epoca vice di Garofano, nel corso di un interrogatorio del 25 settembre. Secondo quanto riportato, Pizzamiglio avrebbe descritto una situazione nella quale il generale avrebbe assunto direttamente la gestione delle attività del reparto.
La ricostruzione si inserisce nel quadro delle testimonianze raccolte per chiarire lo svolgimento degli accertamenti tecnici dei Ris e le dinamiche interne ai laboratori. Resta centrale la distinzione tra le attività formalmente affidate dalla procura e le iniziative che sarebbero state intraprese autonomamente.

I dubbi sul Dna trovato sui pedali della bicicletta
Un altro elemento riguarda gli esami eseguiti nel settembre 2007 sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, reperto esaminato durante le indagini. Secondo quanto riportato negli interrogatori, i controlli effettuati in giorni consecutivi avrebbero prodotto risultati differenti, alimentando interrogativi sull’attendibilità e sulla ripetibilità degli esiti.
Stando alla ricostruzione, Marino avrebbe informato Garofano degli esami del 20 settembre 2007, che avrebbero contraddetto i risultati ottenuti il giorno precedente. La discordanza avrebbe aperto un confronto all’interno della sezione di biologia del Ris, dove gli operatori avrebbero discusso a lungo delle anomalie riscontrate.
Sul punto è intervenuto anche il colonnello Alessandro Coli, sentito dagli inquirenti il 17 settembre. Nella sua testimonianza avrebbe ricordato un risultato incerto relativo ai pedali e la difficoltà di riprodurre, nei controlli successivi, il primo esito.
Coli avrebbe inoltre evidenziato le perplessità legate all’ipotesi che il primo tampone avesse rimosso tutto il materiale biologico disponibile. La sequenza dei risultati gli sarebbe apparsa anomala e avrebbe alimentato discussioni interne al laboratorio.
La questione del Dna sui pedali della bicicletta rappresenta quindi uno dei passaggi richiamati nelle testimonianze sul lavoro svolto dai Ris. Le dichiarazioni degli operatori contribuiscono alla ricostruzione degli accertamenti, senza eliminare la necessità di distinguere i fatti documentati dalle valutazioni espresse dai singoli protagonisti.

Andrea Sempio, la difesa prepara le risposte alla procura
Parallelamente agli approfondimenti sulle attività dei Ris, prosegue il lavoro del gruppo difensivo di Andrea Sempio. I suoi legali dovrebbero riunirsi nuovamente per valutare le risposte da presentare entro domenica 18 ottobre alle relazioni della procura.
L’ufficio giudiziario starebbe preparando la richiesta di rinvio a giudizio. Il giudice per le indagini preliminari dovrebbe quindi fissare l’udienza, ma i tempi potrebbero essere condizionati anche dagli sviluppi relativi alla possibile revisione della condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi.
Sulla questione della sospensione si è espresso l’avvocato Cataliotti, che l’avrebbe auspicata. Il legale avrebbe inoltre anticipato la possibilità di rivolgersi alla Corte costituzionale, sollevando un’apposita eccezione qualora se ne presentasse la necessità.
Il quadro giudiziario resta articolato e comprende diversi filoni che si intrecciano attorno al delitto di Garlasco. Da un lato, le testimonianze relative alla gestione delle indagini dei Ris, la valutazione psicologica su Stasi e le incertezze emerse dagli accertamenti biologici; dall’altro, le iniziative processuali riguardanti Sempio e gli eventuali sviluppi sulla posizione giudiziaria di Stasi.
La ricostruzione delle modalità con cui furono condotte le verifiche tecniche e delle responsabilità operative all’interno del reparto investigativo rimane uno degli aspetti centrali della vicenda. Le prossime iniziative giudiziarie potranno chiarire ulteriormente i passaggi ancora oggetto di approfondimento, mentre sarà necessario mantenere distinta la portata delle testimonianze dalle conclusioni che potranno essere tratte nelle sedi competenti.


