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Ilaria Salis, l’annuncio sulla condanna è appena arrivato

Pubblicato: 13/10/2026 11:07

C’è una sentenza che non c’è più, un verdetto cancellato prima ancora di diventare definitivo, e una vicenda che torna esattamente al punto di partenza. Per Ilaria Salis, europarlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra, si riapre il capitolo più spinoso sul fronte del lavoro, quello che la vedeva contrapposta a due ex collaboratori, con in ballo una cifra che supera i 300 mila euro.

Annullata la condanna a Ilaria Salis

La Corte d’Appello di Milano, sezione lavoro, ha dichiarato la nullità del provvedimento di primo grado che aveva condannato la parlamentare europea al pagamento del compenso mensile nei confronti di Valentina Dadda e François Gelmetti, due suoi ex assistenti che sostenevano di essere stati licenziati in modo ingiustificato. Il provvedimento, trasmesso alle parti nella mattinata del 13 ottobre 2026, accoglie in pieno la richiesta presentata dagli avvocati dell’europarlamentare. Alla base della decisione c’è un difetto di instaurazione del contraddittorio, un vizio procedurale che rende di fatto nullo tutto l’impianto della sentenza di primo grado.

Il nodo del contraddittorio: cosa significa il vizio procedurale rilevato dai giudici

Non si tratta di un giudizio sul merito della questione, ma di una questione puramente tecnica che però cambia tutto. Quando la Corte parla di difetto di instaurazione del contraddittorio intende che una delle parti non è stata messa nelle condizioni di difendersi correttamente nel giudizio di primo grado. È un principio cardine del processo del lavoro, e la sua violazione porta inevitabilmente alla nullità della sentenza. Per questo il procedimento non si chiude qui, ma ritorna davanti al Tribunale di Milano che dovrà riesaminare la causa partendo da zero, garantendo a entrambe le parti il pieno rispetto delle garanzie difensive.

La cifra in ballo

La vicenda nasce dal rapporto di collaborazione tra Ilaria Salis e i due ex assistenti parlamentari. Secondo quanto contestato da Valentina Dadda e François Gelmetti, il licenziamento sarebbe avvenuto senza giusta causa e senza il riconoscimento delle spettanze dovute. Il Tribunale in primo grado aveva dato loro ragione, condannando l’europarlamentare al pagamento del compenso mensile per oltre 300 mila euro complessivi. Una cifra importante che ora viene di fatto azzerata dalla pronuncia della Corte d’Appello, almeno fino al nuovo giudizio.

Le reazioni e il ritorno in tribunale

Con la dichiarazione di nullità, la palla passa di nuovo al Tribunale del Lavoro di Milano. I giudici di primo grado dovranno fissare una nuova udienza e riascoltare le ragioni di entrambe le parti. Per la difesa di Ilaria Salis si tratta di una vittoria procedurale fondamentale, che permette di ripartire senza l’ipoteca di una condanna già scritta. Per gli ex collaboratori, invece, si allungano i tempi per ottenere quanto rivendicato. Il caso, che si intreccia con la delicata posizione politica dell’europarlamentare eletta con Avs, resta quindi aperto e destinato a nuovi sviluppi nei prossimi mesi.

La figura di Ilaria Salis è da oltre un anno al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria. Dopo la lunga detenzione in Ungheria e l’elezione al Parlamento europeo, ogni vicenda che la riguarda assume un rilievo politico. Questa causa di lavoro, sebbene distinta dalle vicende penali ungheresi, contribuisce a mantenere alta l’attenzione sulle sue attività. La decisione della Corte d’Appello di Milano, con la formula della nullità per vizio procedurale, evita per ora di entrare nel merito della correttezza o meno dei licenziamenti, ma certifica che il primo processo non si è svolto nel rispetto delle regole. E in un caso così esposto, il rispetto delle forme diventa sostanza.

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