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“Abbiamo una prova formidabile!”. Garlasco, la bomba dell’avvocato di Sempio in tv

Pubblicato: 14/10/2026 10:40

Ci sono passaggi di un’inchiesta giudiziaria che tornano al centro dell’attenzione attraverso un documento, una nuova perizia o una dichiarazione destinata a riaprire il confronto tra le parti. Nel delitto di Garlasco, uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi anni, sono proprio gli elementi tecnici raccolti sulla scena del crimine a continuare ad alimentare interrogativi e interpretazioni contrapposte. Ogni nuovo approfondimento riporta l’attenzione sui reperti e sul loro possibile significato nella ricostruzione dei fatti.

È in questo contesto che si inserisce l’intervento televisivo di Liborio Cataliotti, avvocato di Andrea Sempio, attualmente unico indagato nella nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi. Il legale è intervenuto nello studio di Diario del giorno, trasmissione in onda su Rete4, dove ha illustrato alcuni accertamenti commissionati dalla difesa e ha rivendicato il valore delle conclusioni raggiunte dai propri consulenti. Una dichiarazione, in particolare, ha sintetizzato la posizione del gruppo difensivo: «Abbiamo una prova formidabile».
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La dichiarazione di Cataliotti a Diario del giorno

Durante la trasmissione, l’avvocato ha chiarito che gli elementi raccolti dalla difesa dovranno essere sottoposti al confronto con le altre risultanze investigative. La convinzione espressa in televisione, tuttavia, è che gli approfondimenti eseguiti presentino caratteristiche tali da meritare particolare attenzione.

«Lo dico consapevole che questa e le altre prove verranno sottoposte al vaglio del contraddittorio, ma credo che la loro natura abbia i crismi della serietà», ha dichiarato Cataliotti.

Il legale ha quindi illustrato due questioni specifiche: l’impronta di una scarpa numero 42 individuata sulla scena del crimine e la cosiddetta impronta 33, una traccia ematica presente sulla parete delle scale che conducono alla cantina della casa in cui venne trovato il corpo senza vita di Chiara Poggi.

Si tratta di due reperti distinti, sui quali la difesa ha svolto approfondimenti con l’obiettivo di contestare alcune valutazioni emerse nel corso delle indagini.

L’impronta della scarpa numero 42: la ricostruzione in 3D

Il primo elemento affrontato da Cataliotti riguarda l’impronta di una calzatura numero 42, attribuita all’assassino nell’ambito della ricostruzione della scena del delitto. Per analizzarla, i consulenti della difesa sono partiti dalle fotografie realizzate all’epoca dai Ris di Parma, utilizzandole come base per riprodurre la traccia attraverso strumenti tridimensionali.

Il lavoro non si sarebbe fermato alla ricostruzione digitale. Secondo quanto riferito dall’avvocato, è stato realizzato anche un calco in gesso, successivamente confrontato con quattro scarpe del marchio Frau considerate identiche a quelle utilizzate dall’autore del delitto.

«Siamo partiti dalle foto dell’epoca, effettuate dai Ris di Parma, e l’abbiamo riprodotta con uno strumento in 3D. Poi ne abbiamo fatto fare un calco in gesso e recuperato quattro scarpe Frau, identiche a quelle utilizzate dall’assassino, e siamo arrivati a delle conclusioni», ha spiegato il legale durante l’intervento a Rete4.

Nell’ambito dello stesso approfondimento è stato esaminato anche il piede di Andrea Sempio. L’indagato oggi calza una misura 44, mentre il reperto preso in considerazione rimanda a una scarpa numero 42. La difesa ha quindi richiesto analisi per valutare quanto il piede possa essere cresciuto nel corso degli anni e quale rilevanza possa avere questo aspetto nel confronto tra la misura attuale e quella riferibile al periodo dei fatti.

L’obiettivo, secondo quanto illustrato da Cataliotti, è approfondire la compatibilità tra gli elementi disponibili, senza limitarsi a un confronto diretto tra le misure attuali e quelle associate all’impronta repertata.

Impronta 33, la difesa contesta le conclusioni degli inquirenti

Il secondo punto affrontato nello studio di Diario del giorno riguarda l’impronta 33, la traccia ematica individuata sulla parete delle scale che conducono al seminterrato. La sua posizione, a breve distanza dal luogo in cui fu trovato il corpo di Chiara Poggi, rende questo elemento parte degli approfondimenti relativi alla scena del crimine.

Su tale reperto emergono valutazioni contrapposte. I consulenti incaricati dai magistrati pavesi ritengono che la manata sulla parete sia riconducibile ad Andrea Sempio, mentre i periti della difesa sostengono una conclusione opposta.

Cataliotti ha spiegato che i consulenti difensivi hanno ripetuto un esperimento analogo a quello descritto dalla Procura della Repubblica, utilizzando diversi materiali per verificare il comportamento della traccia nelle condizioni considerate.

«Abbiamo riprodotto esattamente lo stesso esperimento che asserisce di aver fatto, tramite il proprio personale, la Procura della Repubblica. Abbiamo bagnato questa impronta con il sangue, il sudore, altro materiale biologico e infine semplicemente bagnata e sottoposta a reagente», ha riferito l’avvocato.

La replica dell’esperimento, secondo la ricostruzione fornita dal legale, avrebbe portato a risultati che mettono in discussione l’interpretazione sostenuta dagli investigatori. Da qui la contestazione esplicita delle conclusioni raggiunte dalle forze di polizia.

«Non è assolutamente vera la conclusione che hanno raggiunto le forze di polizia», ha affermato Cataliotti, ribadendo la distanza tra la lettura proposta dagli inquirenti e quella sostenuta dai consulenti della difesa.

Il confronto sulle prove nel nuovo filone dell’inchiesta

L’intervento televisivo dell’avvocato di Andrea Sempio ha riportato l’attenzione su due aspetti tecnici del delitto di Garlasco: la ricostruzione dell’impronta della scarpa numero 42 e l’interpretazione della traccia ematica sulle scale della cantina.

Le dichiarazioni rese a Diario del giorno, su Rete4, delineano la strategia della difesa, intenzionata a sottoporre a verifica le conclusioni degli accertamenti investigativi attraverso ulteriori analisi e riproduzioni sperimentali.

Le valutazioni illustrate da Cataliotti restano quelle della difesa e dovranno essere considerate nel confronto con gli altri elementi dell’inchiesta. Il nodo centrale rimane la possibilità di stabilire quale significato attribuire ai reperti e quanto le diverse interpretazioni tecniche siano sostenute dai risultati delle verifiche.

È su questo terreno che si sviluppa il nuovo confronto giudiziario: non soltanto sulle caratteristiche delle tracce rinvenute, ma anche sulla solidità dei metodi utilizzati per analizzarle e sulla possibilità di verificarne le conclusioni nel contraddittorio.

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