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“È gravissimo, non si può fare!”. Garlasco, Milo Infante tuona davanti a tutti: è successo

Pubblicato: 14/10/2026 10:05

Il caso Garlasco torna al centro del dibattito televisivo con una puntata di Verità nascoste ricca di confronti, dichiarazioni e interrogativi sulle indagini per l’omicidio di Chiara Poggi. Nella trasmissione condotta da Milo Infante, in onda martedì 13 ottobre 2026, l’attenzione si concentra sulle consulenze annunciate dalla difesa di Andrea Sempio, sulle contestazioni relative ad alcuni accertamenti svolti durante la vecchia inchiesta e sulle prospettive giudiziarie di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto.

Nel corso della puntata trovano spazio anche le parole dell’avvocato Antonio De Rensis, legale di Stasi, del giornalista Vittorio Feltri e di Massimo Lovati, ex difensore di Sempio. Il confronto affronta questioni delicate, dalle presunte omissioni investigative alle ipotesi di corruzione legate alla precedente archiviazione di Sempio. Si tratta di temi sui quali emergono ricostruzioni e valutazioni differenti, che richiedono di distinguere le dichiarazioni dei protagonisti dagli elementi giudiziari accertati.
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Garlasco, le cinque consulenze della difesa di Andrea Sempio

In apertura, Milo Infante richiama le recenti dichiarazioni della difesa di Andrea Sempio, che avrebbe predisposto cinque consulenze per contestare la ricostruzione accusatoria della Procura di Pavia. Secondo quanto riferito in trasmissione, le analisi riguarderebbero anche l’impronta attribuita a Sempio e potrebbero avere conseguenze sulla valutazione degli elementi a carico di Alberto Stasi.

Il conduttore sintetizza così quanto sarebbe emerso: “Non solo avrebbero la prova che lui non c’entra con il delitto di Chiara Poggi partendo dall’impronta, ma addirittura le loro analisi porterebbero a escludere una responsabilità di Alberto Stasi, questo ci è sembrato di capire”.

Interpellato sulla questione, Antonio De Rensis sceglie di non entrare nel merito delle valutazioni dei colleghi. “Non commento mai le argomentazioni della difesa Sempio, abbiamo rapporti di rispetto, sono curioso. Noi siamo concentrati sulle nostre cose, ne abbiamo fatte tante”, afferma il legale.

Le consulenze rappresentano quindi uno degli elementi da seguire nell’evoluzione del caso. Il loro effettivo peso dovrà essere valutato sulla base dei risultati, dei metodi utilizzati e del confronto con gli altri elementi raccolti nelle indagini.

L’intercettazione del 2025 e le parole di Antonio De Rensis

Un altro passaggio della puntata riguarda un’intercettazione telefonica del maggio 2025, richiamata in un’informativa dei Carabinieri di Moscova. Secondo quanto riferito durante la trasmissione, gli investigatori avrebbero descritto alcune attività come “eterodirette, con toni di minaccia e intimidazione nei confronti degli inquirenti”.

Nella ricostruzione viene menzionata l’ipotesi che qualcuno abbia cercato di ottenere interventi influenti per colpire gli investigatori impegnati nell’inchiesta. L’intercettazione, secondo quanto spiegato, non sarebbe stata considerata rilevante ai fini investigativi e non sarebbe stata diffusa nell’ambito degli atti resi pubblici.

Sul contenuto interviene De Rensis, che manifesta forte preoccupazione per quanto descritto. “Grande turbamento, io ho detto che in questa vicenda esiste il male, l’ho provato sulla sua pelle. Leggere queste parole in un uomo di legge non può che suscitare forte turbamento”.

Il tema aggiunge un ulteriore elemento al clima di tensione che accompagna il caso Garlasco. Resta comunque necessario distinguere il contenuto attribuito all’intercettazione dalle eventuali responsabilità individuali, che non possono essere considerate dimostrate sulla base dei soli riferimenti emersi in trasmissione.

Milo Infante replica all’avvocato della famiglia Poggi

Nel corso della puntata, il conduttore risponde anche alle dichiarazioni dell’avvocato Gian Luigi Tizzoni, legale della famiglia Poggi, che in un podcast aveva criticato il suo modo di trattare la vicenda giudiziaria.

Tizzoni aveva dichiarato: “Non guardo mai alcuni programmi perché ho di meglio da fare. Mi pare che sia lo stesso signore esperto di pornografia anni ’80, quindi Infante sì. Non lo guardo perché mi risulta che legga le sentenze al contrario, quindi sono molto lontano da questo modo di fare comunicazione che rasenta la propaganda”.

Infante replica senza nascondere il dissenso: “Noi siamo molto lontani dal suo modo di fare l’avvocato, ma di questo non si deve offendere nessuno, siamo lontani. Sulla pornografia abbiamo una risposta, ma la teniamo per un’ora più consona, sulle sentenze al contrario faccio riferimento alle parole del Ministro Nordio”.

A sostegno del proprio ragionamento, il giornalista richiama una dichiarazione del ministro della Giustizia Carlo Nordio relativa al percorso processuale di Stasi: “Stasi è stato assolto una volta, poi assolto una seconda volta, poi alla fine, senza rifare il processo ex novo, è stato condannato sulla base di quelle stesse prove per le quali era stato assolto ben due volte”.

Il confronto tra Infante e il legale della famiglia Poggi si inserisce così nella più ampia discussione sul modo in cui vengono raccontati i passaggi giudiziari del delitto, con posizioni contrapposte sulla lettura delle sentenze e sulla comunicazione televisiva.

Le prove su Alberto Stasi e le contestazioni sugli accertamenti

Una parte consistente della trasmissione è dedicata agli elementi raccolti durante le indagini che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Infante richiama in particolare alcuni accertamenti tecnici e solleva dubbi sulle modalità con cui sarebbero stati gestiti determinati risultati.

Tra i punti affrontati ci sono la presenza di tracce sui tappetini dell’auto di Stasi, esaminati dopo gli interventi degli agenti, e gli accertamenti effettuati sui pedali della bicicletta. Il conduttore domanda come siano state valutate le condizioni dei reperti e perché alcuni risultati negativi non sarebbero stati adeguatamente approfonditi o comunicati alle parti.

“Ci si chiede come la perizia Testi abbia potuto dimostrare la presenza di sangue sui tappetini della macchina dopo che questa era stata devastata dagli agenti che hanno fatto dentro e fuori. Vogliamo parlare della doppia corsa negativa sui pedali della bicicletta per trovare il DNA, l’unico che è informato è il consulente della parte civile Capra? Non è informato il perito del giudice Vitelli, che aveva chiesto i dati grezzi”.

De Rensis interviene sulla questione degli esami eseguiti il 20, contestando la gestione delle informazioni relative ai risultati negativi. “Le omissioni del 20 sono fatti gravi, gravissimi (quel giorno sono stati fatti gli esami sui pedali della bicicletta con esito negativo, ma non noti alle parti, ndr) sono ammesse da Marino nel suo interrogatorio, ha detto infatti: ‘Probabilmente quelle due repliche negative avrebbero meritato un approfondimento maggiore’”.

Il legale aggiunge: “Perché il giorno dopo ha rifatto gli esami se il giorno prima c’era un dato bello come il sole? I RIS non hanno mai dato i dati grezzi nonostante siano stati chiesti più volte dalla difesa Stasi, se lo avessero fatto sarebbero uscite le due corse negative, quindi si sarebbe chiesto di fare un’altra verifica”.

Le contestazioni riguardano dunque la disponibilità dei dati tecnici, la comunicazione dei risultati e la possibilità di effettuare ulteriori verifiche. Nel corso della trasmissione, Infante manifesta indignazione per quanto descritto: “Ma puoi mandare in galera uno senza neanche fornire le prove di un test negativo? Ogni volta che c’erana prova a favore di Stasi questa veniva ignorata”.

Si tratta di valutazioni espresse in trasmissione, che devono essere tenute distinte dalle conclusioni definitive della giustizia sul caso Stasi.

Vittorio Feltri difende Alberto Stasi: “È un insulto alla giustizia e all’umanità”

Tra gli ospiti interviene anche Vittorio Feltri, che da tempo sostiene l’innocenza di Alberto Stasi e critica duramente la ricostruzione giudiziaria che ha portato alla sua condanna.

“Una vicenda assurda, piena di contraddizioni, una cosa ridicola come questa non l’avevo mai vista, nemmeno la vicenda di Tortora era così ridicola. E’ un insulto alla giustizia e all’umanità, la cosa più ridicola è pensare che un ragazzo che sta scrivendo la tesi, e chi ha una laurea sa quanto sia importante quella fase, si metta il mattino a lavorare con il batticuore, si deve concentrare al massimo, poi a metà mattina gli viene in mente di uccidere la fidanzata. Si alza e molla la tesi, va a uccidere la fidanzata in fretta e furia, poi torna a casa e riprende la tesi. A voi sembra una cosa logica, possibile, giustificabile? Rasenta la comicità involontaria”.

Feltri insiste anche sulle conseguenze personali della vicenda per l’uomo condannato. “E’ un giovanotto vittima di un branco di imbecilli. L’ho visto diventare non più giovane, si capisce guardandolo negli occhi il peso che porta addosso e che non sopporta più”.

Il giornalista ribadisce di avere concentrato la propria difesa pubblica di Stasi soprattutto sugli aspetti giudiziari e sulle prove che, a suo parere, non sarebbero state adeguatamente considerate. Esprime inoltre la convinzione che possa arrivare una richiesta di revisione del processo, pur manifestando dubbi sulla capacità del sistema giudiziario di riconsiderare la condanna.

Le sue sono posizioni nette, che riflettono la sua interpretazione della vicenda e non modificano, di per sé, lo stato giudiziario della condanna definitiva.

Antonio De Rensis racconta la vita attuale di Stasi

Nel corso della puntata, De Rensis offre anche un breve quadro della quotidianità del proprio assistito, sottolineando la riservatezza con cui Stasi cerca di proteggere la propria vita privata.

“Alberto ha talmente rispetto per gli altri da sapere che per iniziare un percorso deve concludere questa fase dolorosa, per questo sta pensando a questo prima di dedicarsi ad altro. Lui dimostra di avere grande equilibrio e consapevolezza di quello che accade, in certi momenti aiuta anche noi”.

Il legale descrive un uomo che, nonostante il peso della vicenda giudiziaria e l’attenzione pubblica che continua a circondarlo, cerca di mantenere un equilibrio personale. La possibilità di un nuovo sviluppo processuale rimane legata agli strumenti previsti dall’ordinamento e agli eventuali elementi che potranno essere sottoposti alle autorità competenti.

Massimo Lovati e le ipotesi sulla presunta corruzione

La parte conclusiva di Verità nascoste torna su Andrea Sempio e sui dubbi relativi alla prima indagine che lo aveva coinvolto nel 2017, conclusa con l’archiviazione. Al centro del confronto ci sono i rapporti tra Sempio, i suoi legali dell’epoca e la polizia giudiziaria, oltre alle ipotesi di corruzione richiamate nel dibattito pubblico.

A parlarne è Massimo Lovati, ex avvocato di Sempio, che prospetta due possibili interpretazioni del comportamento dei colleghi che assistevano il suo ex cliente.

“I casi sono due: o loro non si sono fidati di me, del mio parere, e hanno detto: ‘Questo avvocato è scemo, quindi noi seguiamo le nostre strade’, oppure è tutta una montatura. Mi telefonavano: “Guarda che Sempio ha portato un acconto. Se vieni, prendi la tua parte”.

Lovati sostiene che, inizialmente, gli altri legali avrebbero negato di avere ricevuto denaro, mentre in un momento successivo, davanti agli inquirenti di Brescia, avrebbero fornito una ricostruzione differente. Queste dichiarazioni richiedono verifiche e non costituiscono, da sole, la prova di un accordo illecito o di responsabilità penali.

Infante richiama poi un’intercettazione attribuita a Sempio, nella quale si sentirebbe dire: “Se parlo viene giù tutto, se mi chiamano”. Il conduttore osserva quindi: “In realtà, ti hanno chiamato ma non sei andato, lo diciamo a posteriore memoria”.

La puntata si chiude con una domanda che riassume il clima di contrapposizione e gli interrogativi emersi nel corso del programma: “Se gli innocenti non scappano (è una frase di Stasi, ndr), gli innocenti pagano?”.

Il caso Garlasco continua così a essere al centro di un confronto pubblico che intreccia aspetti tecnici, valutazioni legali e dichiarazioni dei protagonisti. Per comprendere il peso effettivo delle nuove consulenze e delle questioni sollevate sulle indagini sarà necessario fare riferimento agli atti, alle verifiche documentate e alle eventuali decisioni delle autorità giudiziarie, senza confondere le ipotesi discusse in televisione con fatti già accertati.

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