
Matteo Renzi torna a mettere pressione sul centrosinistra e lo fa da una posizione che rivendica come decisiva in vista delle prossime elezioni. Il leader di Italia Viva sostiene che Pd, Movimento 5 Stelle e Avs da soli non siano sufficienti per vincere e che l’area centrista e riformista debba necessariamente entrare nei calcoli della coalizione.
Parlando in Transatlantico al Senato, Renzi ha insistito soprattutto su un punto: Italia Viva, nonostante i rapporti complicati con Giuseppe Conte e una parte del campo progressista, avrebbe ancora i numeri per essere determinante. “Con noi i conti li devono fare”, ha detto, tornando a rivendicare il peso elettorale del suo partito.
“Io in Parlamento ci tornerò”
Renzi si è mostrato sicuro anche sulle prospettive personali e di Italia Viva. “Io in Parlamento ci tornerò. Il 3% lo piglio. I miei vanno fortissimi, i voti li abbiamo”, ha affermato, indicando Toscana, Lazio, Campania e Roma tra i territori nei quali il partito potrebbe ottenere risultati significativi.
L’ex presidente del Consiglio ha poi spiegato che potrebbe anche decidere di correre autonomamente, pur sapendo che una scelta del genere potrebbe ridurre il risultato complessivo del centrosinistra. Il suo ragionamento è che, con una soglia decisiva intorno al 42%, anche pochi punti percentuali potrebbero fare la differenza tra vittoria e sconfitta.
È una linea che Renzi porta avanti da settimane: secondo il leader di Italia Viva, il cosiddetto campo largo formato da Pd, M5S e Avs non sarebbe sufficiente e avrebbe bisogno di un’area riformista, liberale e centrista per diventare realmente competitivo.
L’offerta ai centristi: “Sediamoci a un tavolo”
Renzi ha quindi ribadito la propria disponibilità a costruire un’intesa più ampia. “Io sono disponibile a tutto. Ai partiti di centro dico: sediamoci a un tavolo”, ha spiegato, presentandosi non come un ostacolo ma come uno dei possibili facilitatori della coalizione.
Il leader di Italia Viva ha anche rilanciato la proposta di una lista centrista e riformista capace di raccogliere sensibilità diverse, un progetto che nelle ultime settimane ha già aperto un confronto con altre formazioni dell’area moderata. I rapporti, però, restano tutt’altro che semplici: tra Italia Viva, Più Europa e le altre realtà centriste non mancano divergenze su simboli, liste e leadership.
Renzi ha ribadito anche di non essere interessato a entrare necessariamente in un futuro governo. Il punto, nella sua ricostruzione, sarebbe invece costruire una coalizione sufficientemente larga da battere il centrodestra.
Il nodo della leadership
Prima ancora delle liste, però, il centrosinistra deve risolvere il problema della leadership. Ed è proprio su questo terreno che Renzi lancia il suo avvertimento più esplicito.
Secondo l’ex premier, se le primarie dovessero svolgersi con un solo turno, la sfida avrebbe senso soprattutto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. In quello scenario Italia Viva avrebbe già una posizione precisa: “Noi in questo caso siamo scatenati su Elly”.
La preferenza per Schlein non è nuova. Nei giorni scorsi Renzi aveva già dichiarato apertamente che, in una sfida alle primarie tra la segretaria del Pd e Conte, voterebbe per la leader dem.
“Occhio alle primarie X Factor”
Il problema, secondo Renzi, nascerebbe invece se le regole consentissero una moltiplicazione delle candidature. “Bisogna chiarire chi ha diritto a presentare una candidatura”, ha spiegato, mettendo in guardia dal rischio di trasformare la consultazione in quelle che ha definito “primarie X Factor”, con una lunga serie di aspiranti leader.
In quel caso, ha annunciato, anche Italia Viva potrebbe presentare un proprio candidato. Il tema è particolarmente delicato perché nel centrosinistra continua a essere aperto il confronto non soltanto tra Schlein e Conte, ma anche sull’eventualità di un terzo nome capace di tenere insieme le diverse anime della coalizione. Ernesto Maria Ruffini, ad esempio, ha recentemente invitato il campo progressista a valutare proprio questa possibilità.
La partita con Conte resta aperta
Sul fondo rimane il rapporto difficile tra Renzi e Giuseppe Conte. Il Movimento 5 Stelle continua a guardare con diffidenza all’ingresso di Italia Viva nella coalizione, mentre Renzi respinge l’accusa di essere un alleato inaffidabile e ricorda polemicamente che fu Matteo Salvini, nel 2018, a portare Conte a Palazzo Chigi.
Alla Leopolda l’ex premier aveva già rilanciato il tema dell’unità del centrosinistra, sostenendo che la divisione sarebbe il principale vantaggio per Giorgia Meloni. Allo stesso tempo, aveva chiesto a Conte garanzie politiche precise, soprattutto sul rapporto con Salvini, sulla politica estera e sulla collocazione internazionale della futura coalizione.
Una coalizione ancora tutta da costruire
Le parole di Renzi fotografano una situazione ancora molto fluida. Il centrosinistra deve definire il programma, il perimetro dell’alleanza, le regole delle primarie e soprattutto il candidato alla guida della coalizione.
Il leader di Italia Viva prova a inserirsi esattamente in questo spazio, facendo leva su un argomento semplice: anche pochi punti percentuali possono diventare decisivi se la sfida con il centrodestra si giocherà sul filo di una soglia maggioritaria.
Per Schlein e Conte il problema sarà quindi capire fino a che punto aprire a Renzi senza riaccendere le tensioni interne. Per Renzi, invece, la strategia appare chiara: dimostrare che, anche con numeri più piccoli rispetto ai grandi partiti della coalizione, Italia Viva può ancora essere determinante.


