
Annabel Richter aveva 21 anni e si era trasferita a New York per studiare moda, lasciando la famiglia in Brasile. La sua vita si è interrotta dopo aver assunto una sostanza che le era stata presentata come cocaina, ma che secondo gli investigatori conteneva fentanyl, un potente oppioide. La giovane ha perso conoscenza nel dormitorio universitario ed è morta tre giorni dopo in ospedale. Per la vicenda sono accusati due giovani, mentre un terzo uomo si è dichiarato colpevole per un reato legato alla distribuzione di stupefacenti con conseguenti morte e gravi lesioni.
La ricostruzione degli inquirenti comprende anche un’accusa di violenza sessuale. Secondo la procura, Moises Freire, 19 anni, avrebbe approfittato delle condizioni di incoscienza della studentessa per avere un rapporto sessuale con lei. Il giovane avrebbe inoltre atteso circa 45 minuti prima di chiedere aiuto, fornendo poi una versione dei fatti che attribuiva le condizioni delle ragazze al consumo eccessivo di alcol. Le nuove imputazioni federali hanno aggiunto ulteriori elementi a un caso che coinvolge anche un’altra studentessa, sopravvissuta all’intossicazione.
La droga presentata come cocaina e l’attesa prima dei soccorsi
I fatti risalgono al 18 marzo scorso, quando Annabel si trovava nel dormitorio del Fashion Institute of Technology di New York insieme alla coinquilina. Secondo l’accusa, entrambe avrebbero assunto la sostanza credendo che fosse cocaina, perdendo conoscenza poco dopo. Gli esami tossicologici avrebbero invece rilevato la presenza di fentanyl, senza individuare cocaina. La studentessa è stata trasportata in ospedale, dove è morta il 21 marzo per le conseguenze dell’intossicazione.
Secondo i procuratori, Freire avrebbe ottenuto la sostanza da Brian Peralta Cabrera, 18 anni, dopo aver discusso con lui della possibilità di procurarsi una droga capace di durare a lungo e provocare dipendenza. Freire non frequentava l’università delle due ragazze. In precedenza, stando agli elementi raccolti dagli investigatori, avrebbe definito il fentanyl «veleno» in un messaggio inviato a un amico, pur presentandolo successivamente come cocaina alle studentesse.
L’accusa sostiene inoltre che il diciannovenne non avrebbe assunto la droga e avrebbe avuto un rapporto sessuale con Annabel mentre lei era incosciente. Avrebbe anche fotografato le due giovani prive di sensi, inviando le immagini ad altre persone. Soltanto in un secondo momento avrebbe contattato la sicurezza del campus, sostenendo che le ragazze avessero bevuto troppo alcol. I soccorritori hanno somministrato loro anche il Narcan, farmaco utilizzato per contrastare gli effetti delle overdose da oppioidi. La coinquilina è sopravvissuta, mentre per Annabel non è stato possibile evitare la morte.
Le accuse federali e il rischio dell’ergastolo
Freire e Peralta Cabrera erano stati arrestati a marzo e si erano dichiarati non colpevoli rispetto alle prime imputazioni. Il secondo è accusato di aver aiutato l’amico a procurarsi la sostanza. Un terzo uomo, Harry Rosales Pino, si è invece dichiarato colpevole a settembre per un reato connesso alla distribuzione di stupefacenti che ha provocato la morte e gravi lesioni.
La difesa di Freire, rappresentata dall’avvocato Mitchell Schwartz, aveva descritto la morte della studentessa come «una tragedia», riconducendo quanto accaduto a «comportamenti irresponsabili tra ragazzi». Una lettura contestata dal giudice federale Sidney Stein, che ha sottolineato la gravità della somministrazione di fentanyl a un’altra persona, escludendo che la vicenda possa essere liquidata come una semplice bravata. In caso di condanna per le imputazioni federali relative alla distribuzione di droga con esito mortale, Freire e Peralta Cabrera rischiano almeno 20 anni di carcere, fino all’ergastolo.
Il ricordo della madre: «La sua luce resta viva nei nostri cuori»
Annabel si era trasferita a New York per inseguire il proprio percorso di studi nel mondo della moda, mentre la sua famiglia viveva a San Paolo, in Brasile. Chi la conosceva la ricorda come una ragazza gentile e brillante. Christina Perez, amica di lunga data della nonna della giovane, ha raccontato al New York Post che Annabel era una persona «molto dolce e gentile» e «brillante».
La madre, Flavia Rocha, poetessa e giornalista brasiliana, aveva annunciato la morte della figlia attraverso i social network, esprimendo il dolore della famiglia per una perdita improvvisa. «È con grande dolore che annunciamo la scomparsa della nostra figlia Annabel, così amata da tutti noi. La sua luce resta viva nei nostri cuori. Per sempre», aveva scritto.
In seguito, parlando con il New York Post, Rocha aveva ricordato anche le conversazioni avute con la figlia sulle donne vittime di violenza e sulle difficoltà che spesso incontrano quando cercano di essere ascoltate. La madre ha espresso la speranza che la vicenda possa contribuire a sensibilizzare l’opinione pubblica e a ottenere giustizia: «Spero che la storia di Annabel porti consapevolezza e trovi giustizia».


