
Nuove rivelazioni sulla morte di David Rossi, l’ex responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, e nuove polemiche sulle modalità con cui vengono condotte le indagini parlamentari. La figlia Carolina Orlandi e la vedova Antonella Tognazzi hanno espresso forte perplessità dopo la decisione del presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta, Gianluca Vinci, di rendere pubblici i nomi di due persone citate nelle testimonianze raccolte: Giuseppe Mussari, ex presidente di Mps, e Gabriele Ceccherelli, ex calciante del Calcio storico fiorentino. Secondo la ricostruzione emersa in Commissione, il primo avrebbe avuto un presunto ruolo di mandante di un’intimidazione, mentre il secondo sarebbe stato indicato come possibile organizzatore dell’agguato. Entrambi respingono ogni coinvolgimento e, allo stato attuale, non risultano indagati. La famiglia Rossi chiede prudenza e invita a lasciare alla magistratura il compito di verificare le nuove dichiarazioni.
David Rossi, i nomi emersi nella Commissione d’inchiesta
Le ultime novità riguardano il lavoro della Commissione parlamentare che sta approfondendo le circostanze della morte di David Rossi, precipitato dalla finestra del suo ufficio nella sede di Monte dei Paschi di Siena il 6 marzo 2013.
Il presidente Gianluca Vinci, esponente di Fratelli d’Italia, ha reso pubblici i nomi di due persone citate nelle testimonianze acquisite durante gli approfondimenti.
Si tratta di Giuseppe Mussari, 64 anni, ex presidente della banca senese, e di Gabriele Ceccherelli, 71 anni, conosciuto nell’ambiente del Calcio storico fiorentino con il soprannome di «Zena».
Secondo l’ipotesi riportata nelle ultime ricostruzioni, Mussari sarebbe stato indicato come possibile mandante di un’intimidazione nei confronti di Rossi, mentre Ceccherelli avrebbe avuto un presunto ruolo nell’organizzazione dell’agguato.
Si tratta, tuttavia, di affermazioni ancora da verificare, che non costituiscono accertamenti giudiziari.
I due uomini non risultano indagati e, secondo le informazioni disponibili, gli atti relativi alle nuove testimonianze non sono ancora stati trasmessi alla Procura.
La figlia e la vedova di David Rossi: «Attonite dalla modalità»
La decisione di rendere pubblici i nomi ha suscitato una reazione critica da parte della famiglia Rossi.
Carolina Orlandi e Antonella Tognazzi, che avevano accolto con favore gli approfondimenti della Commissione e la valutazione di un’eventuale ipotesi di omicidio, hanno espresso preoccupazione per la diffusione delle nuove informazioni.
«Non comprendiamo perché siano stati fatti nomi e cognomi in questa fase di indagine», hanno dichiarato, dicendosi «attonite dalla modalità» scelta, soprattutto considerando che i lavori della Commissione non sono ancora conclusi.
A preoccupare le due donne è il rischio che la diffusione pubblica di accuse non ancora verificate finisca per generare confusione e alimentare ricostruzioni premature.
In particolare, Carolina Orlandi ha manifestato il timore che le informazioni emerse siano ancora troppo incomplete.
«Notizie molto frammentate che non ci permettono di ricostruire un quadro coerente e credibile», ha osservato la figlia di Rossi.
Una posizione che non rappresenta una chiusura rispetto alle nuove piste investigative, ma una richiesta di maggiore cautela nel trattare elementi ancora oggetto di approfondimento.
Perché Vinci ha rivelato i nomi: «Per permettere loro di difendersi»
Il presidente della Commissione, Gianluca Vinci, ha spiegato la scelta di rendere pubbliche le identità sostenendo di aver voluto tutelare le persone chiamate in causa.
Secondo Vinci, la diffusione dei nomi consentirebbe infatti ai diretti interessati «di difendersi e di negare» le accuse contenute nelle testimonianze.
Il presidente ha inoltre anticipato che Mussari e Ceccherelli saranno convocati dalla Commissione per essere ascoltati attraverso una procedura con garanzie paragonabili a quelle previste per un interrogatorio.
Entrambi potranno essere assistiti da un avvocato e avranno la possibilità di non rispondere ad alcune domande.
La Commissione intende quindi approfondire le dichiarazioni raccolte e consentire alle persone citate di fornire la propria versione dei fatti.
Resta però aperta la questione sollevata dalla famiglia Rossi: l’opportunità di rendere pubbliche accuse così gravi prima che siano state sottoposte a una valutazione dell’autorità giudiziaria.
La famiglia Rossi: «Nessuna condanna sommaria e mediatica»
Attraverso una nota diffusa dall’avvocato Carmelo Miceli, Carolina Orlandi e Antonella Tognazzi hanno ribadito che la valutazione delle testimonianze deve spettare esclusivamente alla magistratura.
«La valutazione sull’attendibilità o meno delle testimonianze e dei nomi emersi non spetta alle cronache, ma deve essere rimessa unicamente alla magistratura», si legge nella comunicazione.
Le due donne ritengono necessario che le nuove dichiarazioni siano sottoposte a un accurato vaglio giudiziario, proprio per la gravità delle ipotesi formulate.
La famiglia ha inoltre precisato di non voler escludere alcuna possibilità investigativa.
«La famiglia non esclude a priori alcuna ipotesi investigativa, inclusa quella di una pista interna. Tuttavia, non si può in alcun modo accettare il rischio di una condanna sommaria e mediatica», hanno sottolineato.
Il messaggio è dunque duplice: continuare a cercare la verità sulla morte di David Rossi, ma evitare che persone non indagate vengano considerate responsabili sulla base di testimonianze ancora da verificare.
Mussari respinge le accuse: «Documenti lunari»
Nel frattempo, sia Giuseppe Mussari sia Gabriele Ceccherelli hanno negato qualsiasi coinvolgimento nella morte dell’ex dirigente Mps.
A intervenire pubblicamente è stato in particolare Mussari, che ha commentato le ultime rivelazioni in alcune dichiarazioni rilasciate all’agenzia LaPresse.
L’ex presidente della banca ha contestato soprattutto l’attendibilità delle persone che hanno formulato le accuse.
«Non è più il contenuto delle testimonianze il problema, il problema è la qualità di chi le ha dette queste cose», ha dichiarato.
Mussari ha inoltre definito «lunare» il contenuto dei documenti citati nelle ricostruzioni.
Secondo l’ex presidente di Mps, prima ancora di valutare quanto viene raccontato sarebbe necessario verificare l’affidabilità dei testimoni.
«Bisogna capire se chi dice delle cose ci sta o non ci sta, perché se non ci sta, a prescindere da quello che dice, non va bene, cioè non sono cose attendibili in ragione della persona», ha affermato.
Una presa di posizione con cui Mussari respinge le accuse e mette in discussione la credibilità delle dichiarazioni raccolte.
La testimonianza di Saverio Giampà e la replica dell’ex presidente Mps
Tra i nomi emersi nelle ricostruzioni giornalistiche figura anche quello di Saverio Giampà, 61 anni, indicato come autore di dichiarazioni che chiamerebbero in causa Mussari.
L’ex presidente di Monte dei Paschi ha fatto riferimento proprio alle notizie pubblicate dal Fatto Quotidiano sulle accuse nei suoi confronti.
Mussari ha ribadito di non riconoscersi nelle ricostruzioni riportate e ha concluso il suo intervento sottolineando di non voler aggiungere ulteriori commenti.
«Dopo le dichiarazioni di un organo istituzionale e quelle rese da questi signori, non ho altro da dire», ha affermato.
Anche in questo caso, le dichiarazioni attribuite ai testimoni dovranno essere sottoposte alle necessarie verifiche prima che possano assumere un eventuale rilievo giudiziario.
La morte di David Rossi e la ricerca della verità
David Rossi morì il 6 marzo 2013, dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio nella sede centrale di Monte dei Paschi di Siena.
La vicenda è stata oggetto negli anni di numerosi approfondimenti giudiziari, perizie e iniziative parlamentari.
La famiglia ha continuato a chiedere che venissero chiarite tutte le circostanze della morte, sostenendo la necessità di approfondire gli elementi rimasti controversi.
Le attività della Commissione parlamentare hanno riportato l’attenzione sulla possibilità che la vicenda possa essere ricostruita attraverso un’ipotesi diversa da quella del suicidio.
Le nuove testimonianze e i nomi emersi rappresentano però elementi da verificare e non una prova dell’esistenza di un omicidio o della responsabilità delle persone citate.
La distinzione è particolarmente importante alla luce delle dichiarazioni pubbliche e dell’assenza, allo stato attuale, di iscrizioni nel registro degli indagati per Mussari e Ceccherelli.
Cosa succede adesso
I prossimi passaggi riguarderanno l’eventuale audizione dei due uomini da parte della Commissione e la valutazione delle testimonianze finora raccolte.
Un ulteriore punto sarà l’eventuale trasmissione degli atti alla magistratura, chiamata a verificare se emergano elementi sufficienti per nuovi approfondimenti investigativi.
Per Carolina Orlandi e Antonella Tognazzi, la priorità resta quella di arrivare a una ricostruzione credibile e fondata su riscontri.
La famiglia non esclude nessuna pista, nemmeno quella di un possibile coinvolgimento di persone interne all’ambiente bancario, ma chiede che le accuse siano valutate nelle sedi competenti.
È questo il nodo delle ultime polemiche: da una parte la volontà della Commissione di rendere pubblici i nuovi elementi, dall’altra il timore che la diffusione di nomi e ipotesi non ancora accertate possa trasformarsi in un processo mediatico.
La ricerca della verità sulla morte di David Rossi prosegue, mentre Giuseppe Mussari e Gabriele Ceccherelli continuano a respingere ogni coinvolgimento e non risultano indagati.


