
La protesta degli autotrasportatori entra in una fase decisiva. Dopo giorni di tensioni, blocchi stradali e pesanti ripercussioni sulla distribuzione delle merci, il governo accelera e mette sul tavolo nuove misure di sostegno. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha convocato per oggi, 22 ottobre, un Consiglio dei ministri chiamato ad approvare un decreto legge con interventi a favore dell’autotrasporto e risorse aggiuntive per il comparto agricolo. La decisione arriva mentre il caro carburanti continua ad alimentare la mobilitazione, soprattutto nel Mezzogiorno, con effetti che si estendono anche ad altre aree del Paese.
Il provvedimento annunciato da Palazzo Chigi punta a rispondere alle difficoltà denunciate dalle imprese, alle prese con l’aumento dei costi di esercizio e con margini sempre più ridotti. Il governo intende concentrare nel decreto misure per l’autotrasporto e nuovi fondi per l’agricoltura, due settori strategici per la tenuta delle filiere produttive e per la continuità degli approvvigionamenti. L’annuncio segue il confronto tra il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e le rappresentanze della categoria, dal quale sarebbe emersa un’intesa per favorire il ripristino della piena circolazione sulle strade.

La convocazione del Cdm rappresenta il passaggio politico più rilevante della giornata, ma resta da verificare quale sarà la portata concreta degli interventi e in che modo le risorse verranno distribuite. Le imprese chiedono risposte immediate per fronteggiare il rincaro del gasolio, che incide direttamente sul costo dei trasporti e, a cascata, sui prezzi delle merci. La crisi non riguarda soltanto le aziende di autotrasporto: quando i camion si fermano, a risentirne sono la distribuzione alimentare, il commercio e l’intero sistema logistico. Il nodo è evitare che l’emergenza dei trasporti si trasformi in una nuova difficoltà per famiglie e imprese.
Intanto, le conseguenze della mobilitazione si fanno sentire ben oltre i luoghi dei presidi. Le proteste nel Sud hanno provocato disagi nella circolazione delle merci, con segnalazioni di scaffali vuoti o quasi e distributori senza carburante, mentre le ripercussioni hanno raggiunto anche il Nord e il Lazio. Sul fronte del trasporto aereo, inoltre, è stata segnalata una carenza di cherosene che ha spinto cinque scali meridionali a invitare i piloti a rifornirsi altrove. Un quadro che evidenzia quanto la regolarità dei rifornimenti sia essenziale per garantire il funzionamento delle attività economiche e dei servizi.
A Palazzo Chigi, tuttavia, il sostegno alle rivendicazioni economiche viene accompagnato da un richiamo alla legalità. Al termine del vertice con Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, i ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi e i sottosegretari Giovanbattista Fazzolari e Alfredo Mantovano, fonti della Presidenza del Consiglio hanno ribadito la necessità di distinguere le richieste legittime degli operatori dai comportamenti di chi intende mantenere i blocchi nonostante l’apertura del dialogo istituzionale. La linea dell’esecutivo è quella di garantire il confronto con le categorie, senza tollerare eventuali condotte illegali.
Nella stessa direzione si inserisce il tema della sicurezza per chi vuole continuare a lavorare. Secondo quanto riferito da fonti di Palazzo Chigi, le Forze dell’ordine hanno già scortato circa 500 autotrasportatori e il servizio sarà garantito anche a chi ne farà richiesta, così da consentire la circolazione in condizioni di sicurezza. Il governo ha inoltre ribadito la volontà di tutelare i diritti di tutti e contrastare condotte definite delinquenziali e criminali. L’obiettivo è impedire che le iniziative di protesta si traducano in impedimenti alla libertà di movimento e all’attività delle imprese che non aderiscono ai blocchi.
Nel frattempo, dalla Sicilia è arrivato un primo segnale di distensione. Dopo un incontro in Prefettura a Catania, i trasportatori dell’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias) hanno annunciato la sospensione della protesta e la rimozione dei blocchi ancora presenti in diversi punti dell’isola, compresi tratti dell’autostrada Messina-Catania e le aree interessate dai presidi a Palermo. Il presidente dell’associazione, Giuseppe Richichi, ha spiegato che la decisione è maturata dopo aver ricevuto rassicurazioni sulla possibilità di partecipare ai tavoli nazionali dedicati al settore. Una svolta che potrebbe contribuire a normalizzare la circolazione, pur lasciando aperta la questione delle risposte economiche attese dalla categoria.
Sul fronte politico, a far discutere è stato anche l’intervento del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha chiesto di verificare il casellario giudiziario dei leader della protesta. Una dichiarazione che aggiunge un elemento di tensione al confronto tra istituzioni e manifestanti, mentre il governo cerca di separare le ragioni economiche della mobilitazione dalle eventuali responsabilità individuali legate ai blocchi. La partita si gioca dunque su due piani: da una parte, la necessità di dare risposte ai costi che gravano sulle imprese; dall’altra, il ripristino della circolazione e il rispetto delle regole.
La giornata di oggi sarà ora decisiva per capire se l’annuncio del decreto riuscirà a tradursi in misure sufficienti a ridurre la pressione sul comparto. Con il Cdm convocato da Meloni, l’esecutivo punta a imprimere un’accelerazione alla gestione dell’emergenza e a riportare il confronto dentro un percorso istituzionale. Restano da chiarire i contenuti definitivi del provvedimento, l’entità delle risorse e i tempi di attuazione. Intanto, la sospensione dei blocchi in Sicilia apre uno spiraglio, ma la normalizzazione della situazione dipenderà dalla capacità di conciliare sostegni concreti, continuità dei rifornimenti e garanzia della libera circolazione.


