
Uno dei due veicoli invade parzialmente l’altra corsia, finisce sulla traiettoria di chi arriva dal senso opposto. È intorno alle 11.30 di ieri, martedì 20 ottobre, sul raccordo R34 a Sasso Marconi, in provincia di Bologna. Sul posto arrivano subito Polizia Stradale e personale di Autostrada per l’Italia, il tratto viene chiuso fino alle 14 per soccorsi e messa in sicurezza. Per uno degli occupanti non c’è nulla da fare.
La vittima e i feriti
Ha perso la vita il colonnello della Guardia di Finanza Marco Sorrentino, 50 anni, originario del Casertano. Era in servizio, con lui c’erano altri due finanzieri, rimasti feriti ma che non sarebbero in gravi condizioni.
L’ufficiale era in servizio allo Scico, il Servizio Centrale di Investigazione sulla Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza. In precedenza era stato alla guida del Gico di Roma (Gruppo di Investigazione sulla criminalità organizzata) e si era occupato delle indagini su mafie, traffici illeciti e riciclaggio dei capitali.

La dinamica ancora da chiarire
La dinamica è ancora tutta da chiarire. Uno dei due veicoli coinvolti avrebbe invaso parzialmente l’altra corsia, finendo sulla traiettoria di quello che proveniva dall’altro senso di marcia. Sono in corso i rilievi della Polizia Stradale.
Il cordoglio della Guardia di Finanza
Il Comandante Generale, a nome di tutte le donne e gli uomini della Guardia di Finanza, ha espresso “profondo cordoglio ai familiari del colonnello”, “con immensa gratitudine per aver sempre servito il Paese con onore e senso delle Istituzioni”.
“Il nostro pensiero – conclude la nota – è rivolto anche agli altri colleghi coinvolti, ai quali auguriamo una pronta guarigione e rinnoviamo il nostro affettuoso sostegno, con l’auspicio di poterli presto riabbracciare”.
Dalla Campania alla guida del GICO di Roma
Originario di Caserta, 50 anni, Marco Sorrentino era colonnello della Guardia di Finanza. Fino a due anni fa ha comandato il GICO – Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata di Roma, il nucleo d’élite delle Fiamme Gialle che si occupa di mafie, narcotraffico e riciclaggio.
Un incarico delicato, in una città dove la criminalità organizzata non spara sempre, ma investe, ricicla, costruisce relazioni con l’economia legale. Sorrentino era considerato uno specialista proprio in questo: ricostruire i meccanismi con cui il denaro sporco viene accumulato, trasferito e reinvestito.
Le operazioni che hanno segnato la sua carriera
Il suo nome è legato ad alcune delle inchieste più importanti degli ultimi anni a Roma:
Operazione Apogeo, contro il clan Spada di Ostia, che portò alla luce affari, intimidazioni e controllo del territorio nella zona del litorale romano.
Operazione Brasile Low Cost, sul traffico internazionale di cocaina, con al centro la figura di Salvatore Casamonica e i collegamenti tra Roma e il Sudamerica. Un’inchiesta che fece emergere una vera e propria rotta dei Narcos verso la Capitale.
Operazione Raccordo Criminale / Grande Raccordo Criminale, maxi-indagine su un sistema che intrecciava droga, appalti, riciclaggio e clan diversi attivi lungo l’asse del GRA. Da lì condanne pesantissime, tra cui i 30 anni confermati per l’ex braccio destro di Fabrizio Piscitelli detto Diabolik.
E ancora, le indagini sul clan Senese, storico gruppo criminale radicato a Roma, con interessi trasversali tra estorsioni e reinvestimenti economici.
Il metodo: rigore e dialogo con la società civile
Chi lo ha conosciuto lo ricorda non solo per il rigore investigativo, ma per l’attenzione al confronto pubblico. Sorrentino partecipava spesso a incontri, dibattiti e momenti di formazione con associazioni come Libera, per spiegare come le infiltrazioni mafiose si annidano nell’economia romana.
Proprio Libera Lazio, con il coreferente Gianpiero Cioffredi, lo ha ricordato come “un ufficiale che ha sempre unito rigore e senso del dovere a una grande attenzione al confronto con la società civile” e ha sottolineato “la disponibilità nei confronti di Libera”.


