
Milano si prepara a un nuovo sabato di tensione. Dopo gli scontri e i saccheggi del 17 ottobre, il movimento nato sui social chiama nuovamente alla mobilitazione per sabato 24 ottobre, mentre nelle chat degli organizzatori circolano manuali di guerriglia urbana, indicazioni sull’abbigliamento da utilizzare durante le manifestazioni e mappe delle possibili proteste. Uno dei documenti diffusi si intitola «Rivoluzione, istruzioni per l’uso» e riprende alcune delle strategie utilizzate durante le rivolte egiziane del 2011.
Il quadro resta però estremamente confuso. Tra gli aderenti alla mobilitazione compaiono ultras, attivisti dell’estrema destra e simpatizzanti di nuovi gruppi identitari, mentre una parte dei movimenti antagonisti e dei collettivi studenteschi prende le distanze. Gli anarchici, che avevano programmato da mesi un corteo a Milano, hanno deciso di annullarlo per evitare di dividere la mobilitazione. Una scelta che non esclude possibili presenze individuali nelle piazze. La Digos continua a monitorare le conversazioni online per individuare eventuali preparativi di nuove violenze.

Milano, il centro vietato ai cortei e la paura di nuovi saccheggi
La risposta delle autorità prevede un dispositivo di sicurezza particolarmente rigoroso. Nel pomeriggio di sabato saranno vietate le manifestazioni lungo l’asse San Babila-Cairoli-Duomo, con particolare attenzione anche alle zone di Garibaldi e Porta Venezia. All’Usb e a Blocco studentesco, organizzazione della destra radicale, sono stati consentiti appuntamenti nella mattinata, mentre i gruppi filopalestinesi potranno organizzare un presidio pomeridiano lontano dalla cattedrale.
La preoccupazione riguarda anche la possibilità che gruppi contrapposti entrino in contatto durante eventuali disordini. In particolare, si teme l’intervento di militanti dell’estrema destra intenzionati a reagire autonomamente alle violenze. Nell’area del Duomo saranno presenti anche avvocati, assistenti sociali e volontari dei City Angels. Intanto, i collettivi studenteschi milanesi sembrano orientati a non partecipare alla manifestazione convocata sui social per le 15, che non risulta ancora formalmente preavvisata alla Questura. La distanza è anche politica: gli studenti organizzati ritengono che quella mobilitazione non offra le condizioni per costruire una protesta riconoscibile e preferiscono concentrarsi sullo sciopero generale del 30 ottobre.
Il manuale della rivolta e le otto piazze italiane
A rendere più complicato il lavoro delle forze dell’ordine è soprattutto la natura della mobilitazione. Su TikTok continuano a comparire volantini realizzati con l’intelligenza artificiale, filmati che invitano a ripetere quanto accaduto il 17 ottobre e contenuti che indicano negozi di elettronica come possibili obiettivi di nuovi saccheggi. Alcuni messaggi hanno carattere provocatorio o ironico, altri appaiono come veri e propri inviti all’azione. Circolano anche mappe ispirate alle proteste dei gilet gialli francesi, pensate per collegare le diverse piazze.
Il movimento 17 ottobre ha annunciato la diffusione di indicazioni tattiche per otto città italiane. Nei documenti condivisi vengono suggerite modalità di movimento dei manifestanti, protezioni individuali e comportamenti da adottare davanti agli sbarramenti della polizia. Contemporaneamente, gli stessi promotori lasciano intendere di voler rivedere alcune scelte organizzative per tutelare i partecipanti. Nelle conversazioni convivono posizioni inconciliabili: c’è chi invoca azioni contro le istituzioni e chi insiste sulla necessità di mantenere le proteste pacifiche.
L’allerta riguarda anche altre città. A Firenze è prevista la rimozione di numerosi tavolini all’aperto, mentre a Bologna le autorità temono manifestazioni distribuite in diversi punti del centro. A Torino studenti, centri sociali e organizzazioni antagoniste si ritroveranno in piazza Castello per protestare contro il riarmo. Particolarmente delicata anche la situazione di Roma, dove alcuni gruppi continuano a indicare il Circo Massimo come possibile luogo di mobilitazione, nonostante l’area sia sottoposta a misure di sicurezza per il Villaggio della Difesa.
Nella Capitale resta inoltre l’ipotesi di una convergenza in piazza della Repubblica, in occasione del corteo contro la guerra. Gli organizzatori della manifestazione chiedono esplicitamente ai partecipanti di presentarsi con il volto scoperto e senza oggetti che possano essere utilizzati negli scontri. Il problema, per le questure, è capire quanto le convocazioni diffuse online siano in grado di trasformarsi in presenze effettive e, soprattutto, quali gruppi abbiano realmente intenzione di scendere in strada. Il 24 ottobre sarà il primo banco di prova dopo le violenze del sabato precedente, in un clima nel quale la mobilitazione digitale continua a crescere senza una direzione politica riconoscibile.


