
Difendere il diritto di manifestare è necessario. Presentare la prevenzione delle violenze come un tentativo di criminalizzare un’intera generazione richiede, però, argomenti precisi. È questo il punto problematico delle parole pronunciate da Elly Schlein a Montepulciano, nella giornata conclusiva dell’incontro delle aree della maggioranza dem. La segretaria del Pd rivendica il valore della partecipazione giovanile, ma indirizza al governo un’accusa che si confronta con dichiarazioni istituzionali di segno diverso e con un lavoro di prevenzione che ha contribuito a contenere i disordini.
Schlein difende i giovani e denuncia la criminalizzazione
«Quando le nuove generazioni scendono in piazza è una buona notizia per la democrazia», ha affermato Schlein, assicurando che il Pd non accetterà «il tentativo di criminalizzare questa generazione». La leader democratica ha richiamato la partecipazione pacifica di tanti giovani alle manifestazioni del 24 ottobre e chiesto di ascoltarne le rivendicazioni.
Schlein ha anche riconosciuto gli scontri, in alcuni casi seri, e ribadito la condanna delle violenze. Il suo ragionamento contesta l’uso degli episodi violenti per delegittimare le richieste di studenti, agricoltori e lavoratori.
L’ambiguità nasce nel passaggio dalla difesa di un diritto all’accusa rivolta alle istituzioni. Il riconoscimento della partecipazione pacifica, infatti, è presente anche nelle parole con le quali il governo ha commentato la giornata. Per sostenere che si stia criminalizzando un’intera generazione occorrerebbe indicare quali decisioni o dichiarazioni equiparino chi manifesta a chi commette violenze.
Meloni ha ribadito il diritto di manifestare
La sera del 24 ottobre, Giorgia Meloni ha ringraziato le forze dell’ordine per aver tutelato la sicurezza dei cittadini e la possibilità di protestare pacificamente. «Il diritto di manifestare va sempre garantito», ha dichiarato la presidente del Consiglio, affiancando questo principio al diritto di vivere le città in sicurezza.
Nello stesso messaggio, la premier ha distinto chi manifesta pacificamente da chi cerca lo scontro, richiamando le misure approvate dal Consiglio dei ministri per prevenire le violenze. Anche Matteo Piantedosi ha parlato di isolamento e contenimento delle «frange di violenti», attribuendo alle forze di polizia una gestione improntata a «equilibrio e competenza».
Sono valutazioni dell’esecutivo, sulle quali l’opposizione può esercitare pienamente il proprio controllo. Ma il loro contenuto è chiaro: la distinzione tra manifestanti pacifici e responsabili dei disordini viene espressamente riconosciuta.
Prudenza e prevenzione hanno un peso nel bilancio
Il sabato delle manifestazioni non è stato privo di tensioni. Si sono registrati scontri in diverse città, lanci di oggetti, barricate e interventi delle forze dell’ordine. Al tempo stesso, numerosi cortei si sono svolti pacificamente: a Milano hanno partecipato oltre diecimila persone e anche a Napoli la protesta è rimasta tranquilla.
La ricostruzione dell’ANSA evidenzia che non si sono ripetute le violenze e i saccheggi della settimana precedente, attribuendo questo risultato anche all’attività preventiva dell’apparato di sicurezza. Controlli e servizi predisposti prima delle manifestazioni hanno avuto un ruolo nel contenimento dei rischi.
Il fatto che gli scenari peggiori non si siano verificati non rende automaticamente ingiustificata la prudenza adottata. Può essere anche il risultato del lavoro svolto per evitarli. Una valutazione politica equilibrata dovrebbe riconoscere questo elemento, insieme alla responsabilità dei tanti partecipanti che hanno scelto di manifestare pacificamente.
Il riferimento a chi avrebbe sperato nella guerriglia
Il passaggio più discutibile dell’intervento di Schlein riguarda la mancata «guerriglia generalizzata che qualcuno temeva o addirittura sperava di vedere». Accostare chi temeva nuovi disordini a chi avrebbe desiderato vederli introduce un sospetto grave, senza chiarire a chi sia rivolto.
Temere la violenza e prepararsi a prevenirla è una responsabilità delle autorità di pubblica sicurezza. Attribuire a qualcuno l’auspicio del caos è invece un’accusa politica, che dovrebbe essere accompagnata da elementi riconoscibili.
Nelle parole riportate, quel riferimento resta indeterminato. Il rischio è che finisca per proiettare un’ombra anche sull’attività di chi ha lavorato per consentire lo svolgimento delle manifestazioni e contenere gli incidenti.
Una distinzione da rendere più chiara
Schlein ha pieno titolo per contestare le scelte del governo, criticare le misure sulla sicurezza e rappresentare il disagio espresso nelle piazze. La sua stessa condanna delle violenze costituisce un punto dal quale costruire una discussione concreta.
Proprio per questo, l’accusa di criminalizzare i giovani avrebbe bisogno di maggiore precisione. La prevenzione, quando tutela lo svolgimento pacifico dei cortei e interviene sulle condotte violente, protegge anche chi protesta. Riconoscerlo permetterebbe di discutere le eventuali criticità sulla base dei fatti, dando il giusto peso sia alla partecipazione democratica sia al lavoro delle forze dell’ordine.


