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Yacht di lusso nel Golfo di Napoli: “Perché è fermo lì”. Shock totale, sequestrato

Pubblicato: 25/10/2026 08:19

Quando l’ombra dell’illecito finanziario allunga i propri tentacoli sulle rotte dell’ostentazione e del grande sfarzo, i fari degli apparati investigativi nazionali si accendono all’istante per fare piena luce su manovre opache e triangolazioni internazionali. Tra capillari controlli incrociati sui registri navali, verbali sottoscritti con dichiarazioni fasulle e il blitz improvviso scattato sulle banchine portuali, la lotta all’evasione fiscale registra un nuovo e clamoroso successo sul fronte marittimo. Una sofisticata operazione congiunta che ha permesso alle forze dell’ordine di smascherare un presunto sistema di raggiri doganali ordito da chi pensava di poter eludere la legge al riparo di bandiere ombra e porti turistici d’eccellenza.

La stretta finale degli inquirenti è scattata proprio all’interno del bacino marittimo del Porto di Torre Annunziata, in provincia di Napoli, dove un imponente yacht di lusso del valore commerciale stimato in 2,6 milioni di euro è stato posto sotto sequestro preventivo. Il provvedimento cautelare è stato eseguito dai militari appartenenti alla Stazione Navale della Guardia di Finanza di Napoli, affiancati per l’occasione dai funzionari specializzati dell’Ufficio Antifrode Regionale della Direzione Territoriale Campania dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L’ipotesi di reato contestata dalla Procura della Repubblica di Torre Annunziata, che ha coordinato le operazioni, è quella di contrabbando aggravato.

Stando a quanto ricostruito con estrema precisione dalle indagini firmate dalle Fiamme Gialle e dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, il natante – battente ufficialmente bandiera delle Isole Cayman – sarebbe rimasto illecitamente all’interno del territorio doganale dell’Unione Europea per un periodo superiore ai 18 mesi, sforando di gran lunga il limite massimo previsto dalle normative sulla temporanea ammissione e senza che l’armatore provvedesse al dovuto versamento dei diritti di confine.

La falsa rotta da Hammamet e il tesoretto evaso

A fare definitivamente crollare il castello di carte architettato dall’armatore sono stati i capillari riscontri incrociati effettuati sul diario di bordo e sulle comunicazioni marittime ufficiali. L’attività investigativa ha infatti consentito di fare emergere una falsa dichiarazione resa in precedenza all’autorità portuale di Ostia, nella quale si attestava che, nel maggio del 2023, il panfilo stesse facendo rientro da uno scalo a Hammamet, in Tunisia.

Gli accertamenti tecnici ed incrociati condotti dagli investigatori hanno invece ampiamente dimostrato come l’imbarcazione da diporto fosse rimasta stabilmente e ininterrottamente di stanza nel Golfo di Napoli dal mese di giugno del 2022 fino all’ottobre di quest’anno. Un’astuta copertura logistica che ha consentito all’armatore di perpetrare una maxifrode ai danni dello Stato, evadendo un ammontare complessivo di tributi doganali pari a ben 572mila euro.

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Ultimo Aggiornamento: 25/10/2026 08:20

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