
La lettura di una sentenza può segnare un passaggio decisivo in un procedimento giudiziario, soprattutto quando si arriva a rivalutare elementi che riguardano la pianificazione di un delitto. In aula, il comportamento dell’imputato e le conclusioni dei giudici accompagnano un momento atteso dai familiari della vittima, chiamati ancora una volta a confrontarsi con i dettagli di una vicenda dolorosa. Il riconoscimento di un’aggravante può modificare il quadro giuridico della responsabilità, chiarendo quale peso assumano gli elementi raccolti durante le indagini e ricostruiti nel processo.
È quanto accaduto nel nuovo giudizio d’appello relativo a uno dei casi di femminicidio che hanno profondamente segnato l’opinione pubblica italiana. Al centro della vicenda ci sono la morte di una giovane donna incinta, le condotte precedenti all’aggressione e gli elementi che, secondo l’accusa, dimostrerebbero una volontà omicida maturata nel tempo. La Corte è stata chiamata a riesaminare proprio questi aspetti, dopo l’intervento della Cassazione, arrivando a una nuova decisione sull’aggravante della premeditazione.
Leggi anche: Impagnatiello, Cassazione su femminicidio Tramontano: “Nuovo processo, riconoscere premeditazione”

Femminicidio Giulia Tramontano, la Corte riconosce la premeditazione
La Corte d’assise d’appello di Milano, nel processo d’appello-bis per l’omicidio di Giulia Tramontano, ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione ad Alessandro Impagnatiello. Secondo quanto riferito, l’uomo è rimasto impassibile durante la lettura del verdetto.
La decisione conferma la condanna all’ergastolo, accompagnata da tre mesi di isolamento diurno. Impagnatiello si trova detenuto nel carcere di Pavia.
Il nuovo passaggio giudiziario si è reso necessario dopo che la Cassazione aveva chiesto di rivalutare l’aggravante, precedentemente esclusa nel secondo grado di giudizio. I giudici milanesi hanno quindi riesaminato gli elementi relativi alla preparazione del delitto e alle condotte che avrebbero preceduto l’uccisione della giovane.
Al centro della valutazione sono finiti soprattutto i presunti avvelenamenti, iniziati diversi mesi prima dell’omicidio, e le ricerche effettuate dall’imputato su Internet in merito a sostanze mortali. Elementi che, secondo la pubblica accusa, dimostrerebbero una volontà omicida non limitata al momento dell’aggressione.
Il veleno per topi e le ricerche online prima dell’omicidio
Uno dei punti fondamentali del processo riguarda la somministrazione di veleno per topi a Giulia Tramontano. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’uomo avrebbe iniziato a somministrarle il topicida nel dicembre 2022, con una frequenza maggiore nell’ultimo mese e mezzo prima del delitto.
Gli investigatori hanno ricostruito anche le ricerche online attribuite a Impagnatiello, considerate rilevanti per stabilire se l’uomo avesse pianificato l’uccisione della compagna e adottato comportamenti finalizzati a nascondere le proprie intenzioni.
Durante la requisitoria, la procuratrice generale di Milano Maria Pia Gualtieri ha sottolineato che l’imputato avrebbe avuto numerose occasioni per interrompere la propria condotta. «Ha avuto tutto il tempo di tornare sulla sua decisione e invece volontariamente vuole la morte di Giulia Tramontano», ha affermato in aula.
La rappresentante dell’accusa ha insistito sulla continuità delle azioni contestate, sostenendo che gli elementi raccolti non riguardassero soltanto la giornata dell’omicidio, ma una sequenza di comportamenti protratti nel tempo.
Un altro passaggio della requisitoria ha riguardato le ricerche effettuate poche ore prima del delitto. Secondo l’accusa, Impagnatiello avrebbe cercato online informazioni sulla «ceramica bruciata vasca da bagno», un elemento interpretato come parte dei preparativi per disfarsi del corpo e cancellare le tracce.
La pubblica accusa ha descritto la condotta dell’imputato come caratterizzata dalla menzogna e dalla perseveranza nel proposito criminoso. «La cifra dell’imputato è la menzogna nella vita e nel processo», ha dichiarato Gualtieri.

L’omicidio a Senago e gli ultimi mesi di Giulia
Giulia Tramontano aveva 29 anni ed era incinta di sette mesi quando venne uccisa il 27 maggio 2023 nell’appartamento di Senago, nel Milanese, dove conviveva con Alessandro Impagnatiello.
La giovane aveva scoperto da poco che il compagno intratteneva una relazione parallela con un’altra donna e aveva deciso di incontrarla. La sera del delitto, secondo la ricostruzione processuale, venne aggredita nell’abitazione e colpita con 37 coltellate.
Le indagini hanno successivamente portato alla luce gli elementi relativi alle presunte somministrazioni di veleno nei mesi precedenti. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’obiettivo sarebbe stato provocare un aborto prima di arrivare all’uccisione della compagna.
Gli investigatori hanno inoltre esaminato le condotte che sarebbero state adottate per preparare l’aggressione e depistare le indagini. Tra gli elementi contestati figurano la copertura del divano e un messaggio inviato alla donna incinta, che secondo l’accusa avrebbe avuto una funzione di depistaggio.
Il quadro ricostruito durante il procedimento è stato centrale nella valutazione della premeditazione: per la pubblica accusa, infatti, la volontà di uccidere non sarebbe maturata improvvisamente la sera del 27 maggio, ma si sarebbe manifestata già nei mesi precedenti.
Chiara Tramontano: «La famiglia Impagnatiello, esempio di fallimento sociale»
Dopo la decisione giudiziaria, sono tornate al centro dell’attenzione anche le parole di Chiara Tramontano, sorella di Giulia, che ha espresso giudizi durissimi su Alessandro Impagnatiello e sul suo comportamento in aula.
Intervenendo a Rete4, ha dichiarato: «Penso che Impagnatiello e la sua famiglia dovrebbero essere l’esempio del fallimento sociale».
La sorella della vittima ha raccontato quanto sia stato difficile assistere alla presenza dell’imputato durante il procedimento, soffermandosi sull’atteggiamento che avrebbe mostrato entrando in aula.
«Evitare Impagnatiello è molto difficile, anche perché il sistema dei tribunali ha sempre questa falla, per cui l’imputato è entrato dalla porta d’ingresso trionfalmente, a testa alta. Si tratta di una persona senza vergogna. È stato molto difficile non notarlo: è entrato a testa alta, fiero di sé e pieno del suo stesso ego. Siamo di fronte a un soggetto particolarmente inumano e, al tempo stesso, ridicolo in tutto quello che fa. Io penso che lui e la sua famiglia dovrebbero essere l’esempio del fallimento sociale».
Chiara Tramontano ha poi criticato la convinzione dell’imputato di poter continuare a contestare le accuse e a sostenere la propria innocenza.
«Il fatto che oggi si sieda in prima fila e che pensi di poter commentare ancora quello che gli viene imputato, pensi di avere il diritto di scagionare se stesso, rappresenta un uomo privo di ogni intelletto e di ogni dignità umana», ha aggiunto. «Io non lo evito, mi fa rabbia che esistano nella nostra società tali fallimenti umani».
Le sue parole restituiscono la durezza del confronto vissuto dai familiari durante il procedimento giudiziario, mentre la nuova decisione interviene su uno degli aspetti centrali del caso.
Ergastolo e premeditazione, la decisione nel processo d’appello-bis
Il riconoscimento della premeditazione nel femminicidio di Giulia Tramontano rappresenta il punto centrale della sentenza pronunciata dalla Corte d’assise d’appello di Milano. Il nuovo giudizio ha affrontato proprio la necessità di rivalutare gli elementi relativi alla preparazione del delitto, con particolare attenzione ai presunti avvelenamenti e alle ricerche online.
La conferma dell’ergastolo, con tre mesi di isolamento diurno, lascia invariata la pena già inflitta ad Alessandro Impagnatiello, mentre la decisione sull’aggravante definisce un aspetto importante della valutazione giudiziaria della sua condotta.
La vicenda di Giulia Tramontano resta segnata dalla violenza dell’aggressione e dagli elementi che, secondo l’accusa, indicano una volontà omicida sviluppata nel corso dei mesi precedenti. Il nuovo verdetto chiude un ulteriore passaggio processuale, riportando al centro le responsabilità riconosciute dai giudici e il dolore di una famiglia che continua a confrontarsi con le conseguenze di una tragedia irreparabile.


