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“Torturato e violentato da tre coetanei”. Italia, giovanissimo ripreso in un video

Pubblicato: 26/10/2026 13:49

Quando l’orrore più strisciante si insinua tra le pieghe della vita quotidiana sfruttando la vulnerabilità di chi non ha i mezzi per difendersi, l’indignazione di un’intera comunità esplode con la forza di un sasso scagliato contro un vetro. Tra il coraggio insperato di chi ha trovato la forza di rompere il muro del silenzio, il lavoro certosino degli investigatori per mettere insieme le tessere di un mosaico da incubo e la fredda esecuzione delle misure cautelari che hanno spalancato le porte della prigione, la cronaca si trova di fronte a una storia sconsertante. Un’intricata trama di violenza e degrado che restituisce uno spaccato d’inquietante crudeltà umana.

Le manette sono scattate ai polsi di tre giovani, trasferiti direttamente in carcere su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli. La svolta è giunta al termine di un’articolata attività investigativa condotta sul campo dalla Polizia di Stato di Ischia e coordinata dalla Sezione «Fasce deboli» della Procura partenopea. La vittima dell’atroce vicenda è un loro coetaneo di 20 anni affetto da un lieve ritardo mentale, trasformato nel bersaglio di continue vessazioni,abusi sistematici e inaudite violenze fisiche. A far crollare il muro d’omertà è stata la decisione del ragazzo di superare la paura e denunciare i propri aguzzini.

Il quadro accusatorio tracciato dagli inquirenti è di straordinaria gravità. Ai tre arrestati vengono infatti contestati i reati di tortura comune in concorso, violenza sessuale continuata in concorso e di gruppo aggravata dalla condizione di minorata difesa della vittima, oltre alle accuse di violenza privata e diffusione illecita di video sessualmente espliciti.

I riscontri dell’analisi informatica e le prove degli abusi

Nel corso delle verifiche disposte dalla IV Sezione della Procura di Napoli, da sempre in prima linea nella tutela dei soggetti più vulnerabili, gli agenti del Commissariato di Ischia hanno effettuato perquisizioni a tappeto nelle abitazioni degli indagati, apponendo i sigilli a tutti i loro dispositivi elettronici. L’esame forense condotto sui telefoni cellulari e sui supporti di memoria sequestrati ha restituito conferme agghiaccianti, dimostrando come il ventenne fosse continuamente sottoposto a violenze fisiche e morali — culminate in una circostanza persino nella frattura di un braccio —, unitamente ad atti sessuali coercitivi e trattamenti altamente degradanti.

La crudeltà della banda non si fermava tuttavia alle sole aggressioni: le violenze venivano infatti sistematicamente filmate dagli stessi carnefici con gli smartphone per poi essere condivise e diffuse attraverso le principali piattaforme di messaggistica.

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