
Una telefonata di Giorgia Meloni a Matteo Salvini, nel pieno del congresso della Lega, per fermare lo scontro sugli aiuti militari all’Ucraina. La presidente del Consiglio non avrebbe gradito l’ultimatum lanciato dal vicepremier sul palco di Milano, con la richiesta di interrompere le forniture di armi a Kiev già nel prossimo Consiglio dei ministri. Una posizione che rischia di creare nuove tensioni nella maggioranza, proprio mentre prende forma l’ipotesi di elezioni politiche anticipate a giugno 2027. Salvini avrebbe deciso di abbassare i toni dopo il colloquio, ma la Lega resta intenzionata a non sostenere un nuovo decreto per gli aiuti all’Ucraina nel 2027.
La telefonata di Meloni a Salvini: «Questo ci mette solo in difficoltà»
Secondo quanto ricostruito da Repubblica, la telefonata sarebbe arrivata tra il primo e il secondo intervento di Matteo Salvini al congresso straordinario della Lega a Milano.
Il leader del Carroccio aveva appena pronunciato un discorso nel quale chiedeva una svolta sulla politica italiana nei confronti dell’Ucraina, arrivando a sollecitare uno stop agli aiuti militari già nel prossimo Consiglio dei ministri.
Una presa di posizione che avrebbe provocato la reazione della presidente del Consiglio.
Meloni avrebbe chiarito al suo vicepremier di non poter accettare ultimatum su una questione così delicata, ricordando che la linea del governo è frutto di accordi condivisi tra gli alleati.
«Questo ci mette solo in difficoltà» sarebbe stato, secondo la ricostruzione giornalistica, il senso del messaggio rivolto dalla premier a Salvini.
Il problema, per Palazzo Chigi, non sarebbe tanto la possibilità di discutere delle prospettive di pace o dei futuri rapporti con Mosca, quanto l’immagine di una maggioranza divisa sulla politica estera.
Dopo la telefonata, Salvini sarebbe tornato sul palco con toni più prudenti. Rieletto segretario con il voto favorevole di 465 delegati, avrebbe presentato la propria posizione come un «ragionamento», senza riproporre l’ultimatum nei termini iniziali.
Armi all’Ucraina, la Lega avverte: «Non voteremo un altro decreto nel 2027»
La telefonata avrebbe evitato uno scontro immediato, ma non risolto le divergenze tra gli alleati.
Secondo quanto riferito da fonti leghiste, Salvini non intende portare la richiesta di sospendere gli aiuti militari nel prossimo Consiglio dei ministri, già impegnato sul delicato dossier della manovra economica.
La questione potrebbe però tornare al centro del confronto a metà dicembre, quando si dovrà discutere dell’eventuale proroga del sostegno italiano all’Ucraina per il 2027.
«Non siamo più disponibili a votare un altro decreto Ucraina», sarebbe la posizione maturata nel Carroccio.
Il rifiuto riguarderebbe anche un eventuale provvedimento riformulato, con maggiore attenzione agli aiuti civili rispetto a quelli militari.
Secondo la ricostruzione, inoltre, dopo l’ultimo decreto approvato alla fine del 2025, valido per tutto il 2026, non sarebbero stati inviati nuovi pacchetti di munizioni. Il Copasir non avrebbe ricevuto comunicazioni, neppure informali, su ulteriori iniziative dell’esecutivo.
Si tratta di informazioni riportate dal quotidiano, non di un bilancio ufficiale delle forniture italiane.
Anche Forza Italia, attraverso la posizione espressa nell’area del ministro degli Esteri Antonio Tajani, ribadisce la volontà di mantenere la linea concordata con la presidente del Consiglio.
Elezioni anticipate a giugno 2027: il piano attribuito a Meloni
Dietro le tensioni sulla politica estera si inserisce un altro tema destinato a pesare sugli equilibri della coalizione: l’ipotesi di elezioni politiche anticipate nella primavera del 2027.
Sempre secondo Repubblica, Meloni avrebbe già illustrato agli alleati una possibile tabella di marcia, pur mantenendo pubblicamente una posizione contraria all’idea di un ritorno anticipato alle urne.
Lo scenario descritto prevede che la premier possa lasciare l’incarico a marzo, dopo il Consiglio europeo a Roma, per aprire la strada a elezioni nel mese di giugno.
Non si tratta, tuttavia, di una decisione ufficialmente annunciata: la convocazione di elezioni anticipate richiederebbe passaggi istituzionali che coinvolgono anche il presidente della Repubblica.
La prospettiva di una campagna elettorale ravvicinata contribuirebbe a spiegare il posizionamento della Lega sull’Ucraina e la necessità, per Salvini, di rivendicare risultati politici riconoscibili dal proprio elettorato.
Autonomia differenziata, Salvini pone la condizione prima del voto
Il principale obiettivo del leader leghista sarebbe ora l’approvazione dell’autonomia differenziata prima di un eventuale scioglimento anticipato delle Camere.
Per il Carroccio si tratta di una riforma identitaria, particolarmente importante dopo le difficoltà incontrate dal progetto del Ponte sullo Stretto.
Non a caso, Salvini ha scelto di inserire la dicitura «Italia federale» nel simbolo del partito.
La richiesta rivolta a Meloni sarebbe quindi precisa: prima delle elezioni, il Parlamento deve completare il percorso dei provvedimenti sull’autonomia.
La premier, secondo la ricostruzione, starebbe cercando di venire incontro all’alleato per evitare nuove tensioni nella maggioranza.
La corsa per approvare l’autonomia entro marzo
I disegni di legge relativi alle intese sull’autonomia differenziata di quattro regioni del Nord — Lombardia, Liguria, Veneto e Piemonte — sarebbero stati trasmessi rapidamente alla commissione Affari costituzionali della Camera dopo il via libera del Consiglio dei ministri.
Il presidente della commissione, il deputato di Forza Italia Nazario Pagano, dovrebbe avviarne l’esame già dalla prossima settimana.
L’obiettivo politico indicato sarebbe quello di arrivare all’approvazione alla Camera entro la fine di gennaio 2027, lasciando al Senato il tempo necessario per completare l’iter entro marzo.
Una tempistica che, se rispettata, consentirebbe alla Lega di presentarsi a un’eventuale campagna elettorale rivendicando il risultato sull’autonomia.
Per Meloni, invece, potrebbe significare ridurre il rischio di resistenze interne alla coalizione rispetto a un’accelerazione verso le urne.
Il nodo resta dunque duplice: da una parte la frattura sugli aiuti all’Ucraina, destinata a riemergere a dicembre; dall’altra il calendario delle riforme, che potrebbe diventare decisivo per gli equilibri del centrodestra.
La telefonata tra Meloni e Salvini avrebbe per ora contenuto lo scontro, ma le prossime settimane saranno importanti per capire se la maggioranza riuscirà a mantenere una linea comune e se l’ipotesi di elezioni anticipate nel giugno 2027 prenderà effettivamente corpo.


