
Sei minuti e ventisette secondi. Così tanto è rimasto a terra, pancia in giù, immobilizzato. Poi il respiro che manca, l’insufficienza acuta, la morte. Per mesi si è discusso se fosse stata solo la cocaina, se fosse stato il cuore, se quella pressione sul corpo fosse solo una procedura. Ora una perizia depositata in Procura mette un punto fermo: quello schiacciamento c’è, e ha contato.
Cosa dice la perizia depositata in Procura
La perizia sulla morte di Abderrahim Fakir, 41 anni, morto lo scorso luglio a Bologna durante un fermo di Polizia, è stata depositata.
Come auspicato dall’avvocato della famiglia, Fabio Anselmo, lo schiacciamento è stato riconosciuto come concausa della morte. Un elemento decisivo che cambia lo scenario investigativo.
I risultati dell’esame tossicologico avevano evidenziato la presenza di cocaina nell’organismo di Fakir, elemento che avrebbe potuto far pendere la bilancia della Procura verso l’archiviazione del fascicolo. Ma l’autopsia dice altro: l’uomo è morto per una insufficienza respiratoria acuta provocata da tre concause insieme, e una di queste sarebbe proprio lo schiacciamento meccanico messo in atto dagli agenti.
Le tre concause della morte
Secondo l’autopsia, sono tre le circostanze che insieme hanno provocato l’asfissia mortale:
1. Lo schiacciamento meccanico: messo in atto dagli agenti che il 19 luglio lo hanno fermato immobilizzandolo al suolo in posizione prona “per circa 6 minuti e 27 secondi”.
2. L’assunzione di cocaina: avrebbe giocato un ruolo importante provocando una emorragia alveolare. La presenza dello stupefacente era già emersa dagli esami tossicologici. Per l’avvocato degli agenti, Gabriele Bordoni, si tratterebbe di un valore potenzialmente letale, ma dello stesso avviso non è il legale della famiglia. L’avvocato Anselmo ha sempre sostenuto: “Non basta a uccidere, evidente l’asfissia”.
3. Una severa cardiopatia ischemica cronica: una patologia cardiaca preesistente che avrebbe reso il fisico di Fakir più vulnerabile.
Schiacciamento, cocaina e problemi cardiaci avrebbero concorso insieme provocando la morte.
Cosa succede ora: agenti ancora non indagati
Alla luce di questi dati, verrà deciso se gli agenti – che al momento non risultano indagati – verranno incriminati o meno. Per il momento c’è solo un fascicolo aperto per omicidio colposo, senza indagati.
Un video ha immortalato i momenti in cui Abderrahim Fakir è stato raggiunto dai poliziotti e bloccato a terra per 6 minuti e 27 secondi. Poco dopo sono giunti anche quattro soccorritori della Croce Rossa presenti al Pilastro in quei momenti, ripresi anche loro in un video poi diffuso online.
L’uomo di origine marocchina, dopo la diffusione del video è stato definito dall’opinione pubblica come “il George Floyd italiano”, per via delle modalità del decesso e della viralità dei suoi ultimi momenti. Dopo la sua morte, a Bologna ci furono scontri in piazza che portarono all’apertura di un fascicolo con 12 indagati per resistenza e danneggiamento.
Ora la palla passa alla Procura, che dovrà valutare se ci sono elementi sufficienti per procedere nei confronti degli agenti che hanno fermato Fakir oppure archiviare.


