
«Non ha avuto neanche il coraggio di guardarmi in faccia». È il dolore di Roberta Virgulti, madre di Federica Torzullo, la donna di 41 anni uccisa con 23 coltellate dall’ex marito Claudio Agostino Carlomagno, a segnare la nuova udienza del processo davanti alla Corte d’assise di Roma. Un confronto durissimo, mentre in aula si è aperto anche uno scontro giuridico sulla costituzionalità del nuovo reato di femminicidio. La difesa dell’imputato ha chiesto di coinvolgere la Consulta, ma i giudici hanno respinto la richiesta.
La madre di Federica Torzullo: «Ha voluto cancellare tutti noi»
All’uscita dall’aula, Roberta Virgulti ha raccontato ai giornalisti la sofferenza di ritrovarsi davanti all’uomo che ha confessato di aver ucciso sua figlia. «È dura, da qui all’eternità sarà sempre dura. Non ha avuto neanche il coraggio di guardarmi in faccia, dopo il rapporto che aveva con me».
La donna ha ricordato il legame che aveva mantenuto con il genero anche durante la separazione dalla figlia. «Lui mi aveva chiesto, nonostante la separazione, se i nostri rapporti sarebbero rimasti gli stessi e io glielo avevo garantito. E oggi non è riuscito a guardarmi in faccia».
Poi le parole più dolorose: «Quello che ha fatto è qualcosa di atroce, ha fatto di tutto a mia figlia, è stato un massacro. Ha voluto cancellare tutto quello che eravamo perché lui con noi non stava male, stava bene. Ha voluto cancellare perché non avrebbe fatto più parte come prima di questa realtà, quindi lui ha voluto disintegrare tutti noi».
Il delitto e le accuse contro Carlomagno
Il corpo di Federica Torzullo era stato ritrovato il 18 gennaio 2026 ad Anguillara Sabazia, sepolto dietro la sede dell’azienda dell’ex marito. La donna era stata colpita con 23 coltellate nella villetta in cui viveva con Carlomagno e il loro figlio di 10 anni.
Secondo l’accusa, il movente sarebbe legato alla decisione della vittima di interrompere definitivamente la relazione. L’uomo avrebbe dovuto lasciare l’abitazione familiare, mentre il figlio sarebbe rimasto affidato esclusivamente alla madre.
Carlomagno, 45 anni, ha confessato l’omicidio e deve rispondere di femminicidio aggravato dalla premeditazione e dal rapporto coniugale, oltre che di occultamento e vilipendio di cadavere.
Nel corso dell’udienza si sono costituiti parte civile i genitori della vittima, Stefano e Roberta, oggi tutori legali del nipote, e la sorella Stefania. Ammesse anche diverse associazioni impegnate nella tutela delle vittime di violenza.
La difesa chiede l’intervento della Corte costituzionale
Uno dei passaggi centrali dell’udienza ha riguardato l’iniziativa dell’avvocato Andrea Miroli, difensore di Carlomagno, che ha sollevato una questione di legittimità costituzionale dell’articolo 577 bis del codice penale, relativo al reato di femminicidio.
Secondo il penalista, la norma potrebbe violare il principio di uguaglianza previsto dall’articolo 3 della Costituzione, introducendo una distinzione tra le vittime sulla base del sesso.
Miroli ha contestato anche il sistema delle pene, richiamando l’articolo 27 della Costituzione e il principio di proporzionalità. La nuova fattispecie prevede infatti l’ergastolo come pena base e limiti alla riduzione della pena in presenza di attenuanti.
Per queste ragioni, il legale ha chiesto la sospensione del processo e la trasmissione degli atti alla Corte costituzionale.
La replica delle parti civili: «È un reato che punisce il dominio e la prevaricazione»
Di segno opposto la posizione dell’avvocato Nicodemo Gentile, che assiste i genitori della vittima insieme alla collega Pierina Manca.
«Oggi siamo di fronte a una nuova pagina della storia perché si chiede alla giustizia italiana di fare quel salto in avanti e la rivoluzione culturale deve partire anche dalle aule di giustizia», ha dichiarato il legale.
Secondo Gentile, il nuovo reato non introduce un privilegio basato sul sesso della vittima, ma riconosce la specificità degli omicidi commessi in contesti di possesso, controllo e prevaricazione.
Il penalista ha richiamato anche il caso di Giulia Tramontano, sostenendo che la nuova normativa avrebbe potuto incidere sul trattamento delle aggravanti.
Sulla stessa linea l’avvocato Carlo Mastropaolo, rappresentante della sorella di Federica, secondo cui l’elemento decisivo del femminicidio è proprio il movente legato alla volontà di sopraffare la vittima.
La Corte d’assise ha respinto la richiesta della difesa, consentendo al processo di proseguire senza il rinvio alla Consulta.
Il suicidio dei genitori dell’imputato e l’altra inchiesta
La vicenda giudiziaria si intreccia con un’altra tragedia avvenuta pochi giorni dopo il ritrovamento del corpo di Federica.
Il 24 gennaio, i genitori di Carlomagno, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, si sono tolti la vita nella loro abitazione.
Messenio, ex agente di Polizia e assessora alla Legalità del Comune di Anguillara Sabazia, aveva lasciato l’incarico pubblico dopo il delitto.
La coppia era stata bersaglio di pesanti attacchi sui social. La Procura di Civitavecchia ha aperto un’indagine per istigazione al suicidio, per accertare eventuali responsabilità in relazione alla loro morte.


