
Sei minuti e ventisette secondi a terra, in posizione prona, mentre due bodycam registrano tutto. E poi quelle due frasi che ora fanno il giro d’Italia e pesano come un macigno nell’inchiesta. Frasi shock, dette proprio mentre lui stava morendo.
Cosa hanno detto le bodycam
È il dettaglio più duro che emerge dalla consulenza tecnica sulla morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, morto il 19 luglio in via Svevo al Pilastro di Bologna durante un fermo di Polizia.
Secondo quanto riporta l’ANSA, dalle bodycam indossate da uno dei due agenti intervenuti sono state registrate due frasi mentre Fakir era immobilizzato a terra:
“È schiattato ah”
“Ca.. me ne frega a me”
Uno scambio tra i due poliziotti citato nella parte introduttiva della perizia di quasi 300 pagine, disposta dalla Procura di Bologna e ora nelle mani dei pm.
Le tre concause: cocaina, agitazione e posizione prona
Per i consulenti del pm non c’è una causa unica, ma tre concause che hanno portato all’insufficienza respiratoria acuta:
1. Intossicazione acuta da cocaina: Fakir, abusatore cronico, aveva un’estesa emorragia alveolare correlata alla sostanza, considerata la causa primariamente riconducibile all’ipossia.
2. Agitazione psicomotoria e ipertermia: sempre effetti della cocaina, che hanno aumentato il consumo di ossigeno e la richiesta ventilatoria.
3. Posizione prona per 6 minuti e 27 secondi: con gli arti superiori immobilizzati dietro. Per gli esperti è un “ulteriore fattore concorrente di entità verosimilmente minore e non autonomamente letale”, ma che può aver ridotto la riserva ventilatoria in un soggetto già compromesso da una severa cardiopatia ischemica cronica.
Traumi e soccorsi: le critiche dei periti
La perizia evidenzia anche un esteso quadro traumatico contusivo su capo, collo e spalle. In parte precedente al fermo (frattura al piede, ferita al polso riaperta), in parte durante la colluttazione e l’ammanettamento, in parte marginale durante la rianimazione. Ma nessuna lesione, scrivono i consulenti, ha avuto un ruolo causale diretto nel decesso, né c’è stata compressione del collo tale da chiudere le vie aeree. Resta però “un indice oggettivo dell’intensità della colluttazione”.
Dure anche le conclusioni sui soccorsi: “Sono ravvisabili delle criticità per quanto attiene la condotta del personale soccorritore e sanitario, non risultate aderenti ai protocolli dell’emergenza sanitaria, né sotto il profilo della tempestività, né sotto quello dell’efficacia”. Tuttavia, anche con un intervento tempestivo e corretto, le probabilità di sopravvivenza sarebbero state attorno al 15%.
Cosa succede ora
La relazione è al vaglio della procuratrice aggiunta Morena Plazzi e dei pm Domenico Ambrosino e Francesca Arienti. Al momento ci sono 6 persone iscritte nel registro “scudo” per omicidio colposo: i due agenti e 4 volontari della Croce Rossa intervenuti.
I tempi scadono il 19 novembre. Domani i tre magistrati si riuniranno per decidere se trasformare le posizioni in indagati o archiviare.


