
Le devastazioni attribuite ai cosiddetti maranza nelle grandi città italiane, da Milano a Torino fino a Roma, hanno riacceso il confronto sulla sicurezza e sulle misure da adottare contro i giovani responsabili di episodi di violenza. Nei giorni successivi agli incidenti, giornalisti, politici e intellettuali si sono divisi sulla linea del governo Meloni, orientata a un inasprimento delle sanzioni anche per i minorenni. Tra le voci critiche c’è quella dell’influencer di sinistra Raffaele Giuliani, che ha parlato di «violenza dello Stato». Ma quanto queste posizioni rispecchiano davvero l’opinione pubblica? Un sondaggio realizzato da Only Numbers, l’istituto diretto da Alessandra Ghisleri e pubblicato dalla Stampa, offre alcuni elementi per comprendere gli orientamenti degli italiani.
«Il sondaggio restituisce una fotografia interessante, perché mostra due sensibilità che faticano a incontrarsi», ha spiegato Ghisleri. «Da una parte gli adulti che guardano soprattutto all’ordine pubblico, alla responsabilità individuale, alla necessità di punire. Dall’altra i giovani che sembrano interrogarsi maggiormente sul proprio futuro e sulle opportunità che la società è in grado di offrire loro». Una distinzione che emerge soprattutto quando si affronta il tema delle sanzioni per i più giovani e che mette in luce una distanza generazionale nel modo di interpretare il fenomeno della violenza. La questione, dunque, non riguarda soltanto la severità delle pene, ma anche il rapporto tra sicurezza, responsabilità personale e possibilità di recupero.

I numeri più significativi riguardano proprio l’inasprimento delle sanzioni. Secondo la rilevazione, l’81% degli intervistati è favorevole a pene più severe per i minori, mentre tra i giovani di età compresa fra i 18 e i 24 anni il consenso scende al 56,1%. La differenza è marcata: anche nella fascia più giovane prevale il sostegno alla linea della maggiore severità, ma con un’intensità inferiore rispetto al dato complessivo. Il risultato suggerisce che la domanda di sicurezza attraversa diverse fasce d’età, pur assumendo sfumature differenti. Per una parte consistente dell’opinione pubblica, gli episodi di violenza e vandalismo richiedono una risposta più incisiva; tra i giovani, invece, sembra esserci maggiore attenzione alle condizioni sociali e alle prospettive future.
La richiesta di intervento non si limita alle pene. Il sondaggio evidenzia che il 73,7% degli intervistati ritiene necessario rivedere l’età dell’imputabilità e le sanzioni previste, mentre l’82,5% considera opportuno chiamare a rispondere dei danni anche genitori, famiglie o tutori. Si tratta di percentuali elevate, che segnalano una forte attenzione al tema della responsabilità, sia individuale sia familiare. Il dato relativo ai genitori, in particolare, porta al centro del dibattito il ruolo degli adulti nella prevenzione dei comportamenti violenti e nella gestione delle conseguenze degli atti commessi dai figli. Resta naturalmente distinto il consenso espresso in un sondaggio dalle soluzioni concretamente applicabili sul piano giuridico: eventuali modifiche devono confrontarsi con le norme vigenti, le garanzie previste per i minori e i principi della responsabilità personale.

C’è, infine, un elemento che impedisce di ridurre il quadro a una semplice richiesta di punizione. Il 33,6% degli intervistati indica tra le misure più efficaci percorsi educativi e lavori socialmente utili obbligatori. Una quota significativa, che mostra come la domanda di sicurezza possa convivere con l’interesse per strumenti di recupero e responsabilizzazione. «Dentro la richiesta di punire esiste anche una domanda di recupero», ha osservato Ghisleri, sottolineando un aspetto centrale della rilevazione. La questione, quindi, non si esaurisce nella contrapposizione tra chi invoca pene più dure e chi teme un eccesso di repressione: una parte dell’opinione pubblica sembra chiedere entrambe le cose, ossia conseguenze concrete per chi commette reati e percorsi capaci di ridurre il rischio che i comportamenti violenti si ripetano.
Il sondaggio alimenta così il confronto politico sulle politiche giovanili e sulla sicurezza urbana. Da un lato c’è la richiesta di risposte rapide e credibili contro aggressioni, saccheggi e vandalismi; dall’altro, il richiamo alla necessità di intervenire sulle condizioni che possono favorire l’esclusione e la marginalità. I dati indicano un consenso ampio per l’inasprimento delle sanzioni, ma anche uno spazio per misure educative e riparative. Per valutare fino a che punto queste percentuali rappresentino l’intero Paese, occorre comunque considerare la metodologia della rilevazione, la composizione del campione e le domande poste agli intervistati. Il dibattito resta aperto: la sfida per le istituzioni è individuare un equilibrio tra tutela dei cittadini, responsabilità per i comportamenti illeciti e possibilità di recupero dei giovani coinvolti.


