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“Vergogna, è insopportabile”. Giorgia Meloni esplode di rabbia: il VIDEO, mai vista così

Pubblicato: 28/10/2026 14:48

La gip del Tribunale di Milano, Tiziana Landoni, non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, trentenne ricercatore di origini marocchine e amministratore della chat Telegram e della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre”. Il giovane sarà scarcerato, come comunicato dalla difesa. Una decisione che riaccende lo scontro tra politica e magistratura, con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in prima linea nella contestazione del provvedimento.

Siher era stato fermato dalla polizia con accuse pesanti: istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata in occasione di manifestazioni pubbliche. Al centro dell’indagine, il ruolo che avrebbe svolto nella promozione delle mobilitazioni e nell’organizzazione della protesta attraverso i canali social riconducibili al movimento.

La giudice ha però respinto la richiesta della Procura di convalidare il fermo e mantenere il giovane in carcere. Nelle motivazioni, secondo quanto riportato, non ravvisa né un concreto pericolo di reiterazione del reato né un rischio di fuga: due elementi che, nella valutazione cautelare, avrebbero dovuto giustificare il mantenimento della misura restrittiva. Da qui la decisione di disporre la scarcerazione.

Il passaggio più significativo del provvedimento riguarda la natura dell’attività contestata a Siher. La gip ritiene che il trentenne si sia, di fatto, limitato a promuovere una mobilitazione collettiva consapevole di protesta contro le attuali politiche governative. Una valutazione che distingue, sul piano giudiziario, la promozione della protesta dalle condotte penalmente rilevanti ipotizzate dagli investigatori. Il mancato riconoscimento delle esigenze cautelari, tuttavia, non equivale a un’assoluzione nel merito delle accuse.

La reazione di Giorgia Meloni è stata immediata e durissima. In un video pubblicato sui social, la premier ha definito «vergognosa» la decisione della gip milanese, contestando la scelta di non convalidare il fermo di una persona accusata di gestire la pagina Telegram “Movimento 17 ottobre”. Secondo la presidente del Consiglio, proprio attraverso quel canale sarebbero state promosse iniziative di protesta poi sfociate, durante le manifestazioni, nella devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano.

Nel suo intervento, Meloni ha legato la vicenda alla tutela della sicurezza pubblica e alla necessità di proteggere cittadini, commercianti e attività economiche dagli episodi di violenza urbana. «Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero dell’Interno», ha dichiarato, chiamando in causa l’intera macchina istituzionale impegnata nel contrasto ai disordini.

La premier ha quindi allargato la critica al sistema giudiziario, esprimendo dubbi sulla capacità dello Stato di garantire la sicurezza dei cittadini di fronte a decisioni di questo tipo. «Davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura», ha affermato, concludendo un intervento dai toni particolarmente accesi.

La vicenda mette così in evidenza due piani distinti: da una parte, la valutazione della giudice sui presupposti necessari per mantenere Siher in stato di fermo; dall’altra, il giudizio politico della premier sulle conseguenze che la decisione potrebbe avere in termini di sicurezza e prevenzione dei disordini. La mancata convalida del fermo non cancella le accuse, ma stabilisce che, sulla base degli elementi valutati in questa fase, non sussistono le condizioni cautelari contestate.

Ora, mentre Siher si prepara a lasciare il carcere, il caso è destinato ad alimentare il confronto tra garanzie giudiziarie, libertà di manifestazione e contrasto alla violenza nelle piazze. Resta centrale la distinzione tra la legittima promozione di una protesta politica e l’eventuale responsabilità per condotte illecite: un confine che spetta alla magistratura valutare sulla base degli elementi raccolti, al di là delle polemiche politiche.

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