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Legato ai sedili dell’auto e gettato nel fiume! Orrore in Italia: ora la svolta nel caso

Pubblicato: 29/10/2026 13:26

Un’indagine durata settimane, tasselli ricostruiti attraverso le immagini delle telecamere e accertamenti tecnici che hanno permesso agli investigatori di stringere progressivamente il cerchio attorno ai presunti responsabili. Quello che inizialmente poteva sembrare un episodio ancora da chiarire si è trasformato in un’inchiesta per omicidio aggravato e occultamento di cadavere, con elementi investigativi che hanno portato a due arresti.

La ricostruzione degli ultimi spostamenti della vittima, l’analisi dei dati telefonici e le tracce recuperate sul veicolo hanno assunto un ruolo centrale nel lavoro degli inquirenti. Al centro dell’indagine c’è un delitto caratterizzato, secondo l’ipotesi accusatoria, da modalità particolarmente violente e da un tentativo di nascondere il corpo per ostacolare le indagini. Restano ora da chiarire tutti gli aspetti della vicenda e le eventuali responsabilità individuali degli indagati, nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.
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Due arresti per l’omicidio di Ferdinant Hoti

La svolta nell’inchiesta sulla morte di Ferdinant Hoti è arrivata con l’arresto di due uomini, rispettivamente di 51 e 54 anni, accusati di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, entrambi sarebbero coinvolti nella vicenda che ha portato al ritrovamento del corpo del cittadino albanese, di 35 anni, all’interno di una Fiat Bravo finita nelle acque del Tergola.

Gli investigatori avrebbero raccolto diversi elementi a sostegno dell’ipotesi accusatoria. Tra questi figurano le registrazioni delle telecamere di sorveglianza, i tabulati telefonici e le impronte individuate sul veicolo dagli specialisti del Ris di Parma. Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire alcuni passaggi ritenuti decisivi per comprendere come si siano svolti i fatti.

In particolare, le impronte attribuite a uno dei sospettati sarebbero state rilevate sul paraurti posteriore della vettura, in una posizione compatibile con le operazioni necessarie a spingerla in acqua. Un elemento che, insieme agli altri riscontri investigativi, avrebbe contribuito a delineare il quadro su cui si fonda l’accusa.

Il corpo nella Fiat Bravo e i risultati dell’autopsia

Il cadavere di Ferdinant Hoti era stato scoperto l’8 settembre scorso, quando alcuni passanti avevano notato una Fiat Bravo priva di targa parzialmente affiorante dall’acqua in via del Santo, nel territorio di San Giorgio delle Pertiche, in provincia di Padova.

All’interno dell’automobile, sui sedili posteriori, si trovava il corpo della vittima, legato. Il ritrovamento aveva fatto emergere immediatamente la necessità di chiarire le circostanze della morte e le ragioni per cui il veicolo fosse finito nel corso d’acqua.

Gli accertamenti medico-legali avrebbero poi fornito indicazioni rilevanti sulla dinamica del delitto. Secondo quanto emerso dall’autopsia, il trentacinquenne sarebbe stato ucciso con colpi di fucile esplosi a distanza ravvicinata contro il volto. Una modalità che, nell’ipotesi investigativa, suggerisce un’azione deliberata e non riconducibile a un incidente.

Dopo l’uccisione, il corpo sarebbe stato avvolto in sacchi di plastica nera e collocato nell’automobile. La vettura sarebbe stata quindi trasportata durante la notte fino al fiume Tergola, dove sarebbe stata spinta in acqua nel tentativo di nascondere il cadavere e rendere più difficile la ricostruzione dell’accaduto.

Il ritrovamento del veicolo ha rappresentato così il punto di partenza di un’indagine che, attraverso le verifiche tecniche e l’analisi degli spostamenti, ha progressivamente delineato una possibile sequenza degli eventi.

Le telecamere e i tabulati telefonici decisivi per le indagini

Uno degli aspetti più importanti dell’inchiesta riguarda la ricostruzione degli ultimi movimenti della vittima. Attraverso l’esame dei tabulati telefonici, i carabinieri sarebbero riusciti a individuare un capannone situato a Mirano, nel Veneziano, dove Hoti si sarebbe recato prima di scomparire.

La struttura sarebbe stata nella disponibilità di uno degli uomini successivamente indagati. Secondo la ricostruzione investigativa, il trentacinquenne sarebbe entrato nel capannone senza più uscirne.

A rafforzare questa ipotesi sarebbero intervenute le immagini delle telecamere di sorveglianza installate nella zona. I filmati acquisiti dagli investigatori mostrerebbero la vittima mentre arriva a bordo della stessa Fiat Bravo nella quale il corpo è stato successivamente ritrovato. Le registrazioni non documenterebbero, secondo quanto riportato nella ricostruzione dell’indagine, una sua successiva uscita dal luogo.

Questi elementi avrebbero indirizzato l’attenzione degli investigatori verso il primo sospettato. Le verifiche successive avrebbero poi consentito di individuare anche il secondo uomo, grazie alle tracce papillari recuperate sul veicolo e agli ulteriori accertamenti svolti dagli specialisti.

L’incrocio tra immagini di videosorveglianza, dati telefonici e rilievi scientifici avrebbe quindi costituito uno dei passaggi fondamentali per arrivare agli arresti.

L’ipotesi del traffico di droga nel Veneziano

Resta centrale anche il possibile movente. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’omicidio sarebbe maturato nell’ambiente del traffico e dello spaccio di sostanze stupefacenti nel Veneziano.

Hoti sarebbe stato attirato in una situazione predisposta per colpirlo e ucciso nell’ambito di un agguato che gli investigatori ritengono possa essere stato pianificato. Il successivo trasferimento del corpo e l’abbandono dell’automobile nel Tergola avrebbero avuto lo scopo di occultare le tracce del delitto.

Si tratta di una ricostruzione che dovrà essere verificata nel corso del procedimento giudiziario, attraverso l’esame degli elementi raccolti e le eventuali ulteriori attività investigative. Gli arresti rappresentano un passaggio importante nell’inchiesta, ma non equivalgono a una dichiarazione definitiva di responsabilità.

Nelle settimane successive al ritrovamento, gli investigatori hanno lavorato per ricostruire gli spostamenti della vittima, individuare i luoghi frequentati prima della morte e verificare i contatti con le persone che potrebbero avere avuto un ruolo nella vicenda.

Il quadro emerso dagli accertamenti ha condotto all’individuazione dei due presunti responsabili, ora accusati di omicidio aggravato e occultamento di cadavere. L’obiettivo dell’inchiesta resta quello di chiarire ogni passaggio della vicenda: dall’incontro che avrebbe preceduto la morte di Ferdinant Hoti fino al trasporto della Fiat Bravo e al suo abbandono nel fiume Tergola.

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