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Meloni, finalmente è arrivata la decisione su Vannacci: cosa succede adesso

Pubblicato: 30/10/2026 14:06

C’è un nome che da mesi agita il centrodestra, un nome che divide, che fa alzare i sondaggi ma anche le sopracciglia. E su quel nome Giorgia Meloni ha deciso di mettere la parola fine. Niente ambiguità, niente porte socchiuse. Lo fa con una frase secca, che suona come un avvertimento a chi la vorrebbe più a destra di quanto già non sia. “Non ero ricattabile prima, non intendo diventarlo domani”. Una chiusura che pesa, perché arriva nel momento più delicato, mentre si parla già di elezioni anticipate e di nuovi equilibri.

La rivelazione nel libro di Vespa: perché Meloni dice no a Vannacci

A svelare il retroscena è il libro di Bruno Vespa “Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein”, in uscita lunedì per Mondadori-Rai Libri. Alla domanda diretta sul perché non intenda allearsi con Roberto Vannacci, la premier risponde senza giri di parole: “Voglio chiedere agli italiani di continuare a governare senza ricatti. Non ero ricattabile prima, non mi sono fatta ricattare in questi anni di governo, non intendo esserlo domani”.

Una dichiarazione resa alle 12:49 di questo 30 ottobre 2026 e subito rilanciata dall’ANSA, che chiude definitivamente le voci di un possibile patto elettorale con il generale diventato europarlamentare e leader di un movimento che pesca a destra di Fratelli d’Italia.

Meloni non si limita al no. Indica anche la strada per il futuro: “Io – aggiunge – voglio tornare al governo e lo voglio fare con il centrodestra che conosciamo, arricchito da nuovi movimenti civici che si stanno formando e possono rafforzare la nostra offerta politica”. Nessuno spazio quindi per Vannacci, sì invece a liste civiche e movimenti moderati che possano allargare la coalizione senza snaturarla.

Voci di strappo e di elezioni anticipate

La frase arriva in un giorno rovente per la politica. Mentre nelle piazze va in scena lo sciopero generale contro il carovita, nei palazzi si parla con insistenza di “strappo” per andare subito alle elezioni. In questo clima, la tentazione di inglobare Vannacci per blindare i voti a destra era forte. Meloni però sceglie la linea dell’autonomia: governare senza dover rendere conto a chi potrebbe chiederle di alzare ancora di più l’asticella su sicurezza, immigrazione e diritti civili.

Una mossa che la distingue dal modello di alleanze larghe a destra e che lancia un messaggio chiaro anche agli alleati storici, Salvini e Tajani: il perimetro è quello attuale, senza ricatti esterni.

Cosa significa il no a Vannacci per il futuro del centrodestra

La chiusura a Vannacci è anche una questione di immagine internazionale. Meloni, che in Europa si è ritagliata un ruolo di premier conservatrice ma affidabile, non vuole essere associata a posizioni considerate troppo radicali. Dire no a Vannacci significa dire al suo elettorato moderato e ai partner europei che Fratelli d’Italia non si sposterà ulteriormente a destra, nemmeno per convenienza elettorale.

Resta da capire come reagirà Vannacci, che negli ultimi mesi ha continuato a raccogliere consensi e che potrebbe presentarsi da solo, diventando un competitor pericoloso proprio per il bacino di voti della Lega e di FdI.

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Ultimo Aggiornamento: 30/10/2026 14:39

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