
Parole pesanti sul futuro del conflitto in Ucraina e un messaggio altrettanto chiaro agli alleati del centrosinistra. Il dibattito politico si accende su due fronti decisivi: da una parte il rischio di un’escalation internazionale dalle conseguenze drammatiche, dall’altra la necessità di trovare una strategia comune per affrontare le prossime sfide elettorali. In mezzo, il nodo delle alleanze, delle primarie e del rapporto tra le diverse anime della coalizione.
A intervenire è una figura di primo piano della politica italiana, che invita a evitare divisioni e contrapposizioni interne, mettendo al centro un obiettivo considerato prioritario. Il messaggio è doppio: prudenza sul sostegno militare in una guerra senza prospettive di conclusione e unità sul fronte politico nazionale. Con un avvertimento preciso: esasperare le rivalità rischia di trasformarsi in un assist per gli avversari.

A parlare è Goffredo Bettini, intervenuto nella trasmissione Un Giorno da Pecora su Radio Rai 1. Il dirigente del Partito Democratico ha affrontato innanzitutto il tema della guerra in Ucraina, lanciando un allarme sulle possibili conseguenze di un conflitto destinato a protrarsi senza una soluzione diplomatica. «La cosiddetta guerra infinita e la vittoria sulla Russia ci portano dritti dritti alla bomba atomica», ha dichiarato.
Per Bettini è necessario lavorare a un cambio della politica europea, aprendo la strada a una trattativa. Nel frattempo, secondo il dirigente dem, il sostegno a Kiev dovrebbe proseguire attraverso la fornitura di armi difensive. Una posizione che distingue il supporto all’Ucraina dalla prospettiva di alimentare un conflitto senza fine: «Ma se dobbiamo mandare le armi per una guerra infinita, io dico di no».

Il ragionamento si sposta poi sulle primarie del centrosinistra e sul confronto tra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Bettini riconosce il lavoro svolto dalla segretaria del Pd, sostenendo che abbia risollevato il partito attraverso un’operazione politica di grande portata. Parole positive anche per il leader del Movimento 5 Stelle, del quale ricorda l’esperienza di governo e la gestione di passaggi delicati come la pandemia e le questioni economiche.
La sua posizione, tuttavia, è quella di non alimentare una contrapposizione tra i due possibili protagonisti della sfida. «Io credo che esasperare la conta sia soltanto un danno e quindi io non contribuisco a creare questo clima», ha spiegato. Bettini ha ricordato anche il proprio doppio ruolo, da direttore di Rinascita e dirigente del Partito Democratico, sottolineando come all’interno della stessa realtà editoriale convivano sostenitori di Schlein e Conte. La priorità, ha ribadito, resta una sola: «A me interessa molto di più battere la Meloni che chi vince le primarie».
Nel corso dell’intervista è arrivato anche un passaggio sul rapporto tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Secondo Bettini, per gli elettori pentastellati potrebbe essere più difficile sostenere Schlein in un’eventuale competizione interna. «Sono un pochino più settari», ha affermato, riferendosi proprio agli esponenti e agli elettori del Movimento. Una considerazione che riporta al centro il problema della coesione tra le diverse componenti della coalizione.
Infine, spazio a Matteo Renzi e alla possibilità di allargare la platea dei candidati alle primarie. Per Bettini non sarebbe coerente limitare la competizione a due soli nomi, soprattutto dopo aver sostenuto la necessità di ampliare il progetto politico. Quanto al leader di Italia Viva, il giudizio è favorevole sulla sua permanenza nella coalizione: «Per me è importante che sia nella coalizione, ha fatto una scelta di campo». Bettini ha precisato che Renzi non rappresenta tutte le forze centriste, ma ha anche aggiunto di fidarsi delle sue dichiarazioni, nonostante i dubbi sollevati da Conte dopo la caduta del precedente governo. Il messaggio finale è dunque un invito a superare diffidenze e divisioni: per il dirigente dem, la partita decisiva non è stabilire chi vincerà le primarie, ma costruire un’alternativa capace di battere Giorgia Meloni.


