
La legge di Bilancio 2027 potrebbe riservare una sorpresa poco gradita a milioni di pensionati italiani. Il governo Meloni punta infatti a modificare il sistema di rivalutazione delle pensioni, il meccanismo che adegua gli assegni all’aumento del costo della vita. Secondo le simulazioni elaborate dalla Uil Pensionati, chi percepisce più di 2.447,40 euro lordi al mese potrebbe ricevere aumenti inferiori rispetto a quelli previsti dalle regole attuali, con differenze che vanno da circa 144 euro a oltre 1.300 euro lordi all’anno.
Non si tratta di un taglio diretto agli importi già percepiti, ma di una riduzione degli incrementi riconosciuti per compensare l’inflazione. La modifica, contenuta nell’articolo 55 del disegno di legge di Bilancio, ripropone un sistema già utilizzato nel 2023 e nel 2024 e successivamente abbandonato.
Pensioni 2027, cosa cambia con la nuova rivalutazione
Ogni anno gli assegni pensionistici vengono adeguati all’inflazione, per limitare la perdita di potere d’acquisto provocata dall’aumento dei prezzi.
Con il sistema attualmente in vigore, la rivalutazione avviene attraverso tre scaglioni. La parte di pensione fino a quattro volte il trattamento minimo Inps viene rivalutata al 100% dell’inflazione. Sulla quota compresa tra quattro e cinque volte il minimo si applica il 90%, mentre sulla parte eccedente cinque volte il minimo viene riconosciuto il 75%.
La manovra 2027 prevede invece il passaggio a sei fasce, con percentuali progressivamente più basse per gli assegni di importo maggiore.
| Importo della pensione lorda mensile | Rivalutazione prevista |
|---|---|
| Fino a 2.447,40 euro | 100% |
| Oltre 2.447,40 e fino a 3.059,25 euro | 85% |
| Oltre 3.059,25 e fino a 3.671,10 euro | 53% |
| Oltre 3.671,10 e fino a 4.894,80 euro | 47% |
| Oltre 4.894,80 e fino a 6.118,50 euro | 37% |
| Oltre 6.118,50 euro | 32% |
Le soglie riportate derivano da un trattamento minimo Inps di riferimento pari a 611,85 euro mensili.
La differenza più importante, però, non riguarda soltanto le percentuali. A cambiare sarà soprattutto il modo in cui verranno applicate.
Dagli scaglioni all’importo complessivo: perché gli aumenti saranno più bassi
Oggi il calcolo funziona in modo simile a quello degli scaglioni fiscali: ogni porzione della pensione viene rivalutata secondo una determinata percentuale.
Dal 2027, secondo il testo della manovra, si passerebbe invece al sistema per importi complessivi. In sostanza, la percentuale prevista per la fascia di appartenenza verrebbe applicata all’intero assegno, e non soltanto alla parte che supera una determinata soglia.
Per capire la differenza basta considerare una pensione di 3.000 euro lordi al mese, ipotizzando un’inflazione del 3%.
Con le regole attuali, i primi 2.447,40 euro riceverebbero una rivalutazione piena, mentre sulla parte restante si applicherebbe il 90% dell’inflazione. L’aumento complessivo sarebbe di circa 88,34 euro al mese.
Con il nuovo meccanismo, invece, l’intera pensione di 3.000 euro verrebbe rivalutata all’85% dell’inflazione. L’incremento mensile scenderebbe così a 76,50 euro.
La differenza sarebbe quindi di 11,84 euro al mese, pari a circa 154 euro lordi all’anno considerando tredici mensilità.
Il pensionato continuerebbe a ricevere un aumento, ma inferiore rispetto a quello che avrebbe ottenuto mantenendo il sistema precedente.
Sono previste anche clausole di salvaguardia per evitare penalizzazioni eccessive a chi supera di poco il limite tra due fasce.
Quanto perderanno i pensionati nel 2027: la tabella della Uil
La Uil Pensionati ha elaborato una serie di simulazioni per quantificare gli effetti della riforma.
I calcoli prendono come riferimento un’inflazione ipotetica del 3%, perché il tasso ufficiale per la rivalutazione del 2027 non è ancora stato stabilito.
Le differenze diventano più consistenti all’aumentare dell’importo dell’assegno.
| Pensione lorda mensile | Minore aumento lordo annuo |
|---|---|
| 1.500 euro | Nessuna differenza |
| 2.000 euro | Nessuna differenza |
| 2.500 euro | 144,17 euro |
| 3.000 euro | 153,92 euro |
| 3.500 euro | 574,73 euro |
| 4.000 euro | 711,23 euro |
| 5.000 euro | 1.015,43 euro |
| 6.000 euro | 1.163,63 euro |
| 6.200 euro | 1.314,17 euro |
Simulazioni Uil Pensionati su tredici mensilità, con inflazione ipotizzata al 3%. Le cifre indicano la differenza rispetto al sistema attuale, non una decurtazione dell’assegno.
Per chi riceve una pensione di 2.500 euro lordi al mese, il minore incremento annuo sarebbe di circa 144 euro.
Con un assegno da 3.500 euro, la differenza salirebbe a quasi 575 euro, mentre per una pensione di 5.000 euro supererebbe i mille euro.
La penalizzazione più elevata tra gli esempi considerati riguarda gli assegni da 6.200 euro lordi mensili, per i quali la perdita di rivalutazione arriverebbe a 1.314,17 euro all’anno.
Chi non subirà conseguenze dalla riforma
Il cambiamento non riguarderà tutti i pensionati allo stesso modo.
Secondo le simulazioni, chi percepisce un assegno fino a 2.447,40 euro lordi mensili continuerà a beneficiare della rivalutazione piena, pari al 100% dell’inflazione.
Per esempio, ipotizzando un aumento dei prezzi del 3%, una pensione da 1.500 euro crescerebbe di 45 euro lordi al mese, mentre una da 2.000 euro aumenterebbe di 60 euro.
In entrambi i casi, il risultato sarebbe identico a quello previsto dalle regole attuali.
La riduzione degli aumenti scatterebbe quindi soltanto per gli importi superiori a quattro volte il trattamento minimo Inps, con effetti progressivamente più rilevanti sulle pensioni elevate.
Quando entreranno in vigore le nuove regole
Le modifiche sono contenute nel disegno di legge di Bilancio 2027 e, pertanto, non sono ancora definitive.
Il testo dovrà completare l’iter parlamentare, durante il quale le disposizioni potrebbero essere confermate oppure modificate.
Anche l’entità effettiva degli aumenti resta da determinare. Il tasso ufficiale di rivalutazione sarà infatti fissato attraverso un decreto del ministero dell’Economia, adottato insieme al ministero del Lavoro sulla base dei dati Istat.
Le simulazioni della Uil rappresentano dunque una stima degli effetti potenziali della riforma, non gli importi già stabiliti per il prossimo anno.
Il punto centrale rimane comunque il passaggio dal sistema per scaglioni a quello per importi complessivi: una modifica che, se confermata, comporterebbe aumenti più contenuti per le pensioni superiori a 2.447,40 euro lordi mensili, riducendo la quota di inflazione compensata dagli assegni più elevati.


