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Ricina, il mistero del segreto scoperto da Sara prima di morire: “Chi ha avvelenato potrebbe essere stato ai funerali”

Pubblicato: 02/11/2026 07:28

Un segreto scoperto da una ragazza di 15 anni, forse attraverso un messaggio o una comunicazione privata. Una possibile discussione con qualcuno che avrebbe voluto impedire che quella verità venisse alla luce. E un altro interrogativo inquietante: chi ha avvelenato Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita potrebbe aver partecipato anche ai loro funerali? Sono alcune delle ipotesi al centro degli approfondimenti sul duplice omicidio di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove madre e figlia sono morte nel dicembre 2025 dopo aver ingerito ricina.

A distanza di mesi, gli investigatori continuano a cercare il responsabile o i responsabili dell’avvelenamento. Tra le possibilità esaminate ci sarebbe anche quella di un delitto commesso da due persone, forse con compiti differenti. Si tratta, tuttavia, di ricostruzioni e indiscrezioni che non hanno ancora ricevuto conferme ufficiali. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino resta a carico di ignoti.

Il possibile segreto scoperto da Sara: un messaggio prima della tragedia?

Uno degli aspetti più delicati dell’indagine riguarda proprio Sara Di Vita, la quindicenne morta insieme alla madre Antonella.

Secondo alcune indiscrezioni, la ragazza potrebbe essere venuta a conoscenza, nei mesi precedenti al decesso, di una circostanza che qualcuno desiderava mantenere nascosta. La scoperta potrebbe essere avvenuta attraverso un messaggio, uno scambio di email o un’altra comunicazione privata.

Sara potrebbe averne parlato con la madre e le due avrebbero successivamente affrontato la persona coinvolta, dando origine a un confronto.

È possibile che proprio quel presunto segreto abbia rappresentato il movente del duplice omicidio? È una delle domande sulle quali si concentrano le ricostruzioni investigative, ma non esistono al momento elementi pubblicamente accertati che confermino né la scoperta della ragazza né l’eventuale discussione.

Anche per questo motivo gli investigatori stanno esaminando testimonianze, telefoni e altri dispositivi elettronici, alla ricerca di comunicazioni che possano contribuire a ricostruire le ultime settimane di vita delle vittime.

Il mistero dei funerali: il responsabile potrebbe aver partecipato alle esequie

Un’altra pista riguarda il 10 gennaio 2026, giorno in cui Pietracatella si è riunita per l’ultimo saluto ad Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. I funerali si sono svolti nel Santuario di Santa Maria di Costantinopoli. Tra le persone presenti, secondo un’ipotesi investigativa, potrebbe esserci stato anche qualcuno coinvolto nell’avvelenamento.

Come riferito il 30 ottobre durante la trasmissione Dentro la Notizia, gli investigatori starebbero analizzando i filmati delle esequie per verificare la presenza di persone sulle quali si concentrano gli approfondimenti. L’attenzione sarebbe rivolta soprattutto alla possibilità che al delitto abbia partecipato un secondo soggetto. Non è però accertato che l’autore dell’avvelenamento fosse presente alla cerimonia, né che dalle immagini siano già emersi elementi utili a individuare eventuali responsabili.

L’ipotesi di una donna e il possibile movente passionale

Secondo quanto raccontato dalla stessa trasmissione, gli accertamenti riguarderebbero anche una donna di origini molisane, che vivrebbe probabilmente in un comune vicino a Pietracatella e che avrebbe partecipato ai funerali.

Gli investigatori starebbero approfondendo alcune conoscenze e frequentazioni di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, comprese quelle femminili legate ad ambienti politici.

Tra le ipotesi riportate figura anche quella di un possibile movente passionale, che tuttavia non risulta dimostrato.

Un’altra ricostruzione ipotizza la partecipazione di due persone con ruoli distinti: una avrebbe procurato o preparato la ricina, mentre l’altra avrebbe avuto il compito di introdurla nell’abitazione o renderne possibile l’ingestione.

Anche questa possibilità necessita di riscontri concreti. La presenza ai funerali, così come l’esistenza di rapporti personali con la famiglia, non rappresenta di per sé un indizio di responsabilità.

Sempre secondo le informazioni diffuse da Dentro la Notizia, si sarebbero inoltre ridimensionati i sospetti inizialmente rivolti verso Alice Di Vita e verso un tecnico di laboratorio dell’Istituto Agrario di Riccia, amico della famiglia.

Quando è stata somministrata la ricina? Il mistero della cena del 23 dicembre

Un punto fermo dell’inchiesta riguarda la causa della morte: gli accertamenti tossicologici hanno stabilito che Antonella e Sara sono morte per un’intossicazione acuta da ricina, una sostanza estremamente tossica che entrambe hanno ingerito.

Resta invece sconosciuto il momento preciso della somministrazione, così come l’alimento o la bevanda attraverso cui il veleno sarebbe stato assunto.

Secondo il racconto dei familiari, i primi malori si sarebbero manifestati la mattina di Natale, anche se alcuni sintomi potrebbero essere comparsi già durante la notte precedente.

Considerando che gli effetti dell’ingestione di ricina possono manifestarsi anche a distanza di diverse ore, gli investigatori stanno esaminando anche quanto consumato durante la cena del 23 dicembre.

Non viene esclusa neppure la possibilità che madre e figlia abbiano assunto la sostanza tossica in più occasioni.

Gli approfondimenti riguardano, tra le altre cose, l’acqua e le bevande eventualmente consumate dopo il primo rientro dall’ospedale, quando era stata raccomandata la reidratazione.

Se venisse dimostrata un’esposizione intenzionale ripetuta di entrambe, potrebbe rafforzarsi l’ipotesi che anche Sara fosse un bersaglio diretto dell’avvelenamento e non una vittima collaterale. Al momento, però, non ci sono elementi sufficienti per affermarlo.

Telefoni, rifiuti e analisi in Germania: le indagini proseguono

A coordinare l’inchiesta è la procuratrice di Larino Elvira Antonelli, mentre gli accertamenti sono condotti dalla Squadra Mobile di Campobasso, diretta da Marco Graziano, insieme al Servizio centrale operativo.

Tra i materiali esaminati figurano i dispositivi acquisiti durante le perquisizioni del 29 settembre nell’abitazione e negli studi professionali di Gianni Di Vita, oltre a quelli consegnati spontaneamente dall’uomo, compreso uno smartphone.

Il marito e padre delle vittime risulta parte offesa nel procedimento.

Proseguono inoltre gli approfondimenti scientifici affidati al Robert Koch Institut di Berlino, insieme alla ricostruzione del percorso dei rifiuti prodotti nei giorni precedenti Natale. L’obiettivo è individuare eventuali tracce di alimenti, bevande o contenitori che possano contribuire a chiarire come sia avvenuta l’intossicazione.

Il duplice omicidio di Pietracatella resta dunque un caso ancora senza responsabili individuati ufficialmente. Tra il possibile segreto scoperto da Sara, l’ipotesi di più persone coinvolte e l’analisi dei filmati dei funerali, gli investigatori continuano a cercare risposte a due domande fondamentali: chi ha somministrato la ricina e perché Antonella e Sara sono state uccise?

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