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Il cuore del comunismo italiano si trasforma in hotel: la decisione che fa discutere

Pubblicato: 03/11/2026 07:33

C’è un luogo a Roma dove la storia della sinistra italiana incontra il capitalismo più esclusivo. È il palazzo di via delle Botteghe Oscure, per decenni quartier generale del Partito comunista italiano, oggi trasformato in un albergo a cinque stelle. Dove un tempo si decidevano le strategie politiche del Pci, si discuteva di rivoluzione e si preparavano le campagne elettorali, oggi si prenotano suite di lusso, si sorseggiano cocktail e si paga anche 500 euro per una notte. Un cambio di destinazione che ha il sapore di un contrappasso storico: la casa del comunismo italiano diventa un tempio dell’ospitalità di lusso.

Il nuovo protagonista è il Thompson Rome, struttura del gruppo americano Hyatt, inaugurata da pochi giorni nel cuore della Capitale. Ottomila metri quadrati, 69 camere e un’offerta destinata a una clientela internazionale di fascia alta. Ma qui il lusso non si vende soltanto attraverso arredi ricercati e servizi esclusivi: a fare la differenza è soprattutto la memoria. Perché dormire a Botteghe Oscure significa anche acquistare un frammento di storia politica italiana. La royal suite, non ancora aperta al pubblico, potrebbe arrivare a costare tra i 3.000 e i 4.000 euro a notte. Un prezzo da capogiro, ma evidentemente anche i fantasmi della Prima Repubblica hanno un mercato.

Le curiosità dei primi ospiti e le richieste raccolte dal general manager Arturo Gomez raccontano bene questa singolare attrazione. C’è chi vorrebbe soggiornare nella suite che corrispondeva all’ufficio di Enrico Berlinguer, chi sogna di trascorrere una notte nella stanza associata alla storia sentimentale di Palmiro Togliatti e Nilde Iotti, e chi domanda se il ristorante Lyve, affidato allo chef Fioravanti, occupi davvero gli spazi della vecchia sala della direzione del partito. Domande che trasformano la prenotazione alberghiera in una sorta di pellegrinaggio laico nella storia del comunismo. Non a caso, il palazzo è già diventato una curiosità internazionale, tanto da attirare l’attenzione di pubblicazioni come Forbes.

A rendere ancora più sorprendente la metamorfosi è l’ingresso, dove il passato non è stato completamente cancellato. Nell’androne campeggiano le opere di Giò Pomodoro, sottoposte alla tutela della Soprintendenza: la bandiera rossa della Comune di Parigi, la stella sul pavimento e la falce e martello incisa nella scultura in pietra di Trani. Ad accogliere i nuovi clienti c’è anche un busto in marmo nero di Antonio Gramsci. Un’accoglienza decisamente insolita per un hotel di lusso, dove il simbolismo comunista convive con le sneakers griffate dei turisti americani e cinesi. La rivoluzione, almeno nell’atrio, è sopravvissuta alla conversione alberghiera.

A raccontare il paradosso è soprattutto Ugo Sposetti, ex parlamentare della sinistra e storico tesoriere chiamato a gestire il difficile risanamento finanziario del partito, gravato da un debito di 138 miliardi di vecchie lire. Oggi è lui a spiegare ai giornali e alle televisioni come si sia arrivati a trasformare la storica sede in un albergo esclusivo. La sua ricostruzione è netta: «Non è colpa mia se gli eredi del Pci hanno abbandonato la loro sede, come tutti i partiti italiani». Per Sposetti, la storia di Botteghe Oscure come quartier generale politico si era già conclusa nel 2000, quando il partito aveva lasciato il palazzo per trasferirsi in via Palermo. Da allora, il destino dell’edificio era rimasto legato alle vicende economiche e patrimoniali della sinistra.

Eppure, basta salire al secondo piano per ritrovare uno dei momenti più iconici della storia repubblicana. È qui che si trovava l’ufficio del segretario, oggi identificato con la camera 207, mentre dalla finestra del palazzo Berlinguer si affacciò nel 1976, dopo il risultato storico del Pci alle elezioni politiche. Il partito aveva raggiunto il 34,4 per cento, il suo massimo storico, e il segretario pronunciò la frase destinata a entrare nella memoria collettiva: «Un italiano su tre vota comunista!». Quel balcone, un tempo simbolo di un movimento politico capace di mobilitare milioni di persone, oggi è diventato una delle attrazioni più suggestive per chi sceglie di soggiornare nell’hotel. Al piano terra, invece, era stata allestita la camera ardente di Berlinguer. Il 13 giugno 1984 persino Giorgio Almirante, storico leader del Movimento sociale italiano, varcò la soglia per rendere omaggio al segretario comunista.

Non tutti, naturalmente, hanno accolto con entusiasmo la nuova destinazione. Gianni Cuperlo avrebbe immaginato per il palazzo un grande museo multimediale della sinistra italiana, una sorta di Beaubourg della memoria politica. Il destino ha invece scelto un’altra strada: a investire nell’edificio è stato il gruppo Tosinvest della famiglia Angelucci, proprietaria di testate come Libero, Il Tempo e Il Giornale. Una scelta che aggiunge un ulteriore elemento di ironia a una vicenda già ricca di simboli. Cuperlo non nasconde la propria amarezza e si augura che dal balcone della suite al secondo piano non si affacci un miliardario trumpiano. Anche Walter Veltroni, che ha visitato il palazzo insieme ad Aldo, Giovanni e Giacomo per un documentario, ha raccontato di non aver riconosciuto quasi nulla degli ambienti storici. L’esperienza, dal punto di vista emotivo, gli ha lasciato soprattutto «una gran tristezza».

Ma Botteghe Oscure non è stata soltanto il luogo delle grandi decisioni politiche e delle celebrazioni pubbliche. Era anche un palazzo di corridoi, incontri riservati, telefonate e interminabili attese. Persino il garage aveva un ruolo nella vita quotidiana del partito: per incontrare dirigenti come Pietro Ingrao o Giorgio Napolitano bisognava spesso aspettare a lungo tra i gas di scarico delle automobili. Negli stessi spazi si poteva incrociare Massimo D’Alema, intento a lamentarsi del mercato nero delle notizie, come ricordato dal giornalista Francesco Verderami. Oggi quegli ambienti sono parte di un albergo che vende esclusività, comfort e un’esperienza fuori dall’ordinario. Il contrasto è quasi cinematografico: dove prima si consumavano riunioni politiche e trattative, adesso si cercano le chiavi di una camera e si prenota un tavolo.

La trasformazione di Botteghe Oscure racconta, in fondo, molto più di una semplice operazione immobiliare. È il passaggio da un’epoca in cui quel palazzo rappresentava l’identità, il potere e le ambizioni di milioni di militanti a una stagione in cui la sua storia diventa un elemento di attrazione commerciale. Il simbolo del comunismo italiano non è stato abbattuto: è stato riconvertito, arredato e messo sul mercato. I ritratti e le tracce del passato convivono con il lusso contemporaneo, mentre il balcone di Berlinguer diventa una vista esclusiva e le stanze della vecchia dirigenza si trasformano in camere da prenotare. A Botteghe Oscure la rivoluzione non abita più: adesso si paga a notte, e per la suite più prestigiosa il conto potrebbe arrivare a quattromila euro.

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