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L’Ue si prepara anche all’ipotesi di una guerra: “Dobbiamo essere pronti al peggio”

Pubblicato: 03/11/2026 20:52

L’Unione europea rafforza i piani per affrontare le emergenze e inserisce esplicitamente anche l’eventualità di un conflitto armato in Europa tra gli scenari per i quali è necessario prepararsi. L’annuncio arriva da Bruxelles, dove la Commissione europea ha illustrato nuove iniziative per migliorare la capacità di risposta dei cittadini e dei sistemi nazionali di protezione civile.

A chiarire la portata dell’iniziativa è stata la commissaria europea alla Preparazione e gestione delle crisi, Hadja Lahbib, intervenuta al Forum europeo sulla protezione civile: «Dobbiamo essere pronti al peggio, compreso un conflitto armato in Europa».

Le parole della commissaria non rappresentano l’annuncio di una guerra imminente, ma confermano la volontà delle istituzioni europee di considerare anche gli scenari militari nella pianificazione delle emergenze.

Bruxelles prepara i cittadini alle emergenze: scorte per almeno 72 ore

Le nuove iniziative della Commissione si concentrano su due obiettivi: fornire ai cittadini indicazioni pratiche per proteggersi durante una crisi e garantire che i sistemi di protezione civile continuino a funzionare anche quando un’emergenza supera le capacità ordinarie di risposta.

Il percorso era stato avviato il 26 marzo 2025 con la presentazione della Preparedness Union Strategy, la strategia europea per la preparazione alle crisi.

Il documento, sostenuto dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, dall’Alta rappresentante Kaja Kallas e dalle commissarie Roxana Mînzatu e Hadja Lahbib, comprende 30 misure.

Tra le indicazioni rivolte agli Stati membri c’è quella di promuovere la disponibilità, nelle abitazioni, di scorte essenziali sufficienti per almeno 72 ore.

L’obiettivo è consentire alle persone di affrontare autonomamente le prime fasi di un’emergenza, quando i soccorsi o i servizi pubblici potrebbero subire interruzioni.

Le scorte possono comprendere acqua potabile, alimenti a lunga conservazione, medicinali e altri beni indispensabili. La strategia prevede inoltre di rafforzare l’educazione alla gestione delle crisi, anche attraverso iniziative nelle scuole.

Non soltanto guerra: i quattro rischi individuati dall’Europa

La preparazione europea non riguarda esclusivamente la possibilità di un conflitto militare.

La strategia individua quattro grandi categorie di minacce: le catastrofi naturali, come alluvioni e incendi; le emergenze provocate dall’uomo, comprese pandemie e incidenti industriali; le minacce ibride, tra cui attacchi informatici e disinformazione; e infine le crisi geopolitiche, inclusi i conflitti armati.

L’impostazione deriva anche dal rapporto presentato nell’ottobre 2024 dall’ex presidente finlandese Sauli Niinistö, che aveva sollecitato un cambiamento nel modo in cui l’Unione affronta il tema della sicurezza.

La protezione della popolazione, secondo questa visione, non può dipendere soltanto dalle capacità militari, ma deve comprendere infrastrutture, sanità, comunicazioni, approvvigionamenti e continuità dei servizi essenziali.

Farmaci, acqua e carburante: il piano europeo per le scorte strategiche

Un altro elemento della strategia riguarda la disponibilità di beni indispensabili in caso di interruzione delle normali catene di approvvigionamento.

Nel luglio 2025 la Commissione ha presentato iniziative dedicate agli stoccaggi strategici e alle contromisure mediche.

L’attenzione si concentra su prodotti come alimenti, acqua, carburanti, medicinali, dispositivi di protezione e strumenti diagnostici.

La pianificazione sanitaria prende in considerazione anche emergenze particolarmente gravi, comprese quelle legate ad agenti chimici, biologici, radiologici e nucleari.

L’obiettivo dichiarato è ridurre la vulnerabilità degli Stati membri di fronte a crisi che potrebbero compromettere contemporaneamente più servizi essenziali. commission.europa.eu+1

Le nuove misure del 3 novembre e la giornata europea della preparazione

Le indicazioni presentate oggi da Bruxelles non riguardano soltanto le scorte domestiche.

La Commissione punta anche a migliorare la comunicazione dei rischi, a rendere le procedure di emergenza accessibili alle persone con disabilità e a formare insegnanti e studenti senza alimentare paure ingiustificate.

È stata inoltre annunciata una Giornata europea della preparazione, la cui prima edizione è prevista per ottobre 2027.

Sul versante istituzionale, una raccomandazione della Commissione prevede di rafforzare la continuità operativa dei punti di contatto nazionali della protezione civile, anche attraverso esercitazioni e prove di stress.

Le nuove linee guida rivolte alla popolazione hanno carattere non vincolante: non introducono un obbligo generalizzato per ogni famiglia di acquistare scorte, ma offrono un riferimento agli Stati membri per sviluppare iniziative nazionali. civil-protection-humanitarian-aid.ec.europa.eu+2

La guerra in Ucraina e il rapporto con la Nato

Il rafforzamento della preparazione europea si inserisce in un contesto segnato dalla guerra in Ucraina, dalle tensioni con la Russia e dal dibattito sulla sicurezza del continente.

La strategia prevede una maggiore cooperazione tra autorità civili e militari, oltre al coordinamento con partner internazionali, tra cui la Nato.

Mosca, dal canto suo, respinge le accuse di voler aggredire Paesi dell’Unione o dell’Alleanza Atlantica e interpreta il rafforzamento delle capacità militari europee come un fattore di tensione.

Le istituzioni europee presentano invece la preparazione alle crisi come uno strumento di prevenzione e protezione della popolazione, destinato a funzionare in scenari diversi, non soltanto in caso di guerra. commission.europa.eu+1

Le decisioni di Bruxelles e il confronto politico

La Preparedness Union Strategy nasce da un’iniziativa della Commissione europea e dell’Alta rappresentante per la politica estera, sviluppata dopo gli orientamenti politici presentati da Ursula von der Leyen nel luglio 2024.

Non si tratta di una legge approvata direttamente dai cittadini attraverso un referendum, né di un provvedimento che imponga automaticamente obblighi domestici. È una strategia dell’esecutivo europeo, la cui attuazione può richiedere strumenti e decisioni differenti.

Resta aperta la discussione sul coinvolgimento delle parti sociali, sulle risorse da destinare alla preparazione e sul rapporto tra sicurezza civile e difesa militare.

Il messaggio che arriva da Bruxelles è comunque preciso: prepararsi anche all’eventualità di un conflitto armato, senza considerarlo inevitabile, e rafforzare la capacità delle persone e delle istituzioni di affrontare le prime ore di un’emergenza.

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