
Avvolti dal Tricolore e portati a spalla dai commilitoni, sono entrati così i feretri di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, i quattro militari italiani morti nello schianto del Chinook CH-47 in Bosnia.
Un ingresso solenne e straziante, che ha aperto questa mattina, martedì 3 novembre, i funerali solenni nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma. Un silenzio carico di dolore ha accolto le quattro bare allineate nella navata centrale.

Presenti ai funerali le più alte cariche dello Stato. Sia il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che la premier Giorgia Meloni sono arrivati in basilica per rendere l’ultimo omaggio ai quattro servitori dello Stato caduti in missione.
Le salme erano rientrate in Italia ieri, lunedì 2 novembre, a bordo di un C130 dell’Aeronautica Militare. Un volo breve e dal peso immenso, che ha riportato a casa chi aveva giurato di servire il Paese fino all’ultimo.
Ad accogliere i feretri a Ciampino, insieme ai familiari distrutti dal dolore, c’erano proprio il Capo dello Stato, la Presidente del Consiglio e i ministri di Esteri e Difesa, Antonio Tajani e Guido Crosetto. Ad avvolgere le bare, ancora una volta, il Tricolore.
Dopo l’atterraggio, Mattarella ha reso omaggio alle vittime una a una, chinando il capo in segno di deferenza davanti a ciascun feretro. Un gesto semplice e potentissimo, che ha racchiuso il cordoglio di un’intera Nazione.
La camera ardente, allestita al Celio nella cappella Salus Infirmorum, è rimasta aperta al pubblico fino alle 20 di ieri sera. Tra le corone di fiori, quelle del Ministro della Difesa e del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, a testimonianza di una ferita aperta per tutte le Forze Armate.
L’elicottero militare italiano è precipitato lo scorso 29 ottobre. Il velivolo, un CH-47 impegnato nell’ambito dell’operazione internazionale Eufor Althea, stava svolgendo una missione di routine nei cieli bosniaci.
A bordo del Chinook si trovavano complessivamente 15 persone. Quattro di loro non sono più tornate. Oggi l’Italia intera si stringe attorno alle loro famiglie e al loro sacrificio, in nome della pace e della sicurezza internazionale.


