
Lettera di minacce a Angelo De Simone, l’agente ferito negli scontri di Milano: una missiva piena di insulti, odio e auguri di morte è stata recapitata al dirigente della polizia di Stato del commissariato Garibaldi-Venezia di Milano, rimasto ferito alla testa dal lancio di un sampietrino durante gli scontri del 17 ottobre in piazza Duomo. La lettera, datata martedì 20 ottobre e firmata a penna con un nome illeggibile, contiene frasi agghiaccianti del tipo peccato non le abbiano spaccato la testa. Un episodio gravissimo che ha scatenato l’indignazione delle istituzioni, con la solidarietà della premier Giorgia Meloni e del presidente del Senato Ignazio La Russa, mentre sono in corso le indagini per risalire all’autore.
La lettera choc arrivata in commissariato
È una busta compilata a mano e regolarmente affrancata quella arrivata al commissariato Garibaldi-Venezia di via Schiaparelli a Milano. All’interno una lettera scritta a computer, datata martedì 20 ottobre, diretta personalmente ad Angelo De Simone, dirigente della polizia di Stato di 55 anni che sabato 17 ottobre era rimasto ferito alla testa da un sampietrino lanciato da alcuni manifestanti in piazza Duomo. Il contenuto è agghiacciante: Un vero peccato che non le abbiano spaccato la testa a metà, che non l’abbiano ridotta in stato comatoso, possibilmente profondo, con lesioni permanenti. L’autore, che ha firmato a penna il testo anche se il nome sarebbe illeggibile, ha poi continuato con una serie di offese rivolte sia al dirigente che agli altri agenti di polizia, definiti persone mentalmente bacate e accusati di aver venduto l’anima alla più bieca forma di repressione del potere di turno.
Dagli insulti ai sanpietrini fino agli auguri di morte
La missiva non si ferma agli insulti. Dopo alcuni riferimenti al G8 di Genova del 2001, l’autore rincara la dose con frasi di una violenza inaudita: Siete delle m…e, Lei è una m…a. Auguro tutto il male possibile a Lei e ai suoi uomini. Con i sanpietrini che hanno tirato hanno fatto bene, anzi dovevano essere più grossi. La lettera si chiude poi con un augurio di morte che lascia senza parole: con tutto il risentimento, il rancore e l’odio possibile auguro a Lei ed ai suoi uomini di crepare tra i peggiori tormenti. Parole che hanno immediatamente fatto scattare l’allarme e che sono ora al vaglio degli inquirenti, che stanno cercando di risalire all’autore attraverso l’analisi della busta, della grafia e di eventuali tracce lasciate sulla carta.
Chi è Angelo De Simone e cosa è successo il 17 ottobre
Angelo De Simone è il dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia di Milano, 55 anni, che lo scorso 17 ottobre si occupava di coordinare le varie forze di polizia in strada a seguito della manifestazione in centro a Milano contro il carovita. In quell’occasione si erano verificati alcuni scontri tra i partecipanti al corteo e le forze dell’ordine che presidiavano le strade. Tra gli agenti rimasti feriti c’era proprio De Simone, colpito alla testa da un sampietrino che gli aveva causato una ferita sanguinante. Nonostante la ferita, il dirigente aveva continuato a lavorare e il giorno seguente, quando si sono verificati ulteriori scontri il 18 ottobre, era tornato di nuovo in strada. La foto di De Simone con la testa fasciata ha circolato sui giornali e sui social, ricevendo attestati di stima e messaggi di vicinanza anche dalle forze politiche, compresa la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La solidarietà delle istituzioni e le indagini in corso
Dopo la diffusione della notizia della lettera minatoria, è arrivata immediata la condanna trasversale delle istituzioni. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha fatto sapere di aver appreso con profonda indignazione della vergognosa lettera indirizzata ad Angelo De Simone e di voler rivolgere al dirigente del commissariato Garibaldi-Venezia la mia affettuosa vicinanza. Un gesto di solidarietà che si aggiunge ai tanti messaggi di sostegno arrivati all’agente nei giorni scorsi. Intanto, le indagini per risalire all’autore delle minacce sono ancora in corso e gli investigatori stanno lavorando per dare un nome e un volto a chi ha scritto quelle frasi cariche d’odio, un episodio che riaccende il dibattito sul clima di tensione e di violenza verbale che circonda le forze dell’ordine impegnate nella gestione dell’ordine pubblico.


