
È morto Tinto Brass, il maestro del cinema erotico italiano. Il regista si è spento a Roma all’età di 93 anni, lasciando un vuoto profondo nel cinema italiano e nell’immaginario collettivo di più generazioni.
È morto stamattina intorno alle 10.30 a Roma il regista Tinto Brass. Ad annunciarlo la moglie, Caterina Varzi, e i figli Bonifacio e Beatrice, che hanno comunicato la triste notizia. I funerali, stando a quanto riporta l’Ansa, saranno in forma privata.
Le condizioni di salute del maestro del cinema erotico italiano erano già particolarmente critiche, come più volte raccontato dalla moglie in questi mesi. Da tempo, infatti, Brass viveva lontano dai riflettori, assistito dai familiari nella sua casa romana.
Chi era Tinto Brass
Nato a Milano il 26 marzo 1933, Giovanni Brass – in arte Tinto Brass – è stato uno dei registi italiani più noti, discussi e riconoscibili del secondo Novecento, capace di trasformare l’erotismo in cifra stilistica e in un vero e proprio genere cinematografico.
Formatosi al fianco di grandi maestri, tra cui Roberto Rossellini, con cui collaborò da giovane, Brass ha esordito alla regia negli anni Sessanta, attraversando commedia, cinema d’autore e sperimentazione. Già dai primi film emerge la sua volontà di rompere gli schemi, di raccontare la libertà sessuale e il corpo femminile con uno sguardo ironico, giocoso e mai moralista.
È negli anni Settanta e Ottanta che diventa il punto di riferimento assoluto del cinema erotico italiano, con titoli rimasti nell’immaginario collettivo come La chiave, Miranda, Capriccio, Paprika e Così fan tutte.
Un cinema che ha diviso e segnato un’epoca
Con uno stile riconoscibile, fatto di inquadrature sensuali, primi piani, specchi, ironia e provocazione, Tinto Brass ha diretto alcune delle attrici simbolo del cinema italiano, da Stefania Sandrelli a Serena Grandi, da Debora Caprioglio a Claudia Koll, contribuendo a lanciarle o a rilanciarle.
Il suo cinema ha diviso critica e pubblico: amato dai fan per la leggerezza e la libertà, criticato da chi lo accusava di voyeurismo e di eccessiva spettacolarizzazione del corpo femminile. Brass, dal canto suo, ha sempre rivendicato la sua idea di erotismo come gioia di vivere, come gioco, come celebrazione della bellezza e del desiderio, lontano da ogni volgarità.
Nel corso della sua carriera ha dovuto fare i conti più volte con la censura, con i tagli e con le polemiche, ma non ha mai rinunciato al suo stile. Le sue opere sono diventate cult, riproposte in televisione, in home video e nelle rassegne cinematografiche, e hanno influenzato un intero filone del cinema italiano.
Gli ultimi anni tra malattia e isolamento
Negli ultimi anni Brass si era ritirato a vita privata, pur restando una figura di riferimento per cinefili e appassionati. La moglie Caterina Varzi, sposata nel 2017, è rimasta al suo fianco anche quando la malattia gli aveva tolto parola e memoria, e in più occasioni aveva raccontato le difficoltà legate alla sua salute.
Già nel 2010 il regista era stato colpito da un’emorragia cerebrale, che aveva richiesto un lungo percorso di recupero. A maggio 2026 era stato ricoverato d’urgenza per una grave infezione sistemica. A settembre, poi, una febbre e le condizioni fisiche precarie gli avevano impedito di raggiungere il Lido di Venezia, dove era prevista la proiezione della versione restaurata di Col cuore in gola in preapertura della Mostra del Cinema.
L’ultima battaglia: la lettera a Mattarella per Isola Farnese
Negli ultimi mesi di vita, Tinto Brass ha combattuto la sua ultima battaglia, non per il cinema, ma per la sua comunità. A giugno aveva scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per denunciare la situazione del borgo romano di Isola Farnese, dove risiedeva da oltre mezzo secolo.
A causa di due eventi franosi che a gennaio avevano dissestato il costone su cui sorge il Castello Farnese, l’accesso al paese era rimasto precluso per quattro mesi, sottraendo «persino ai bambini la scuola». L’unica via di accesso rimasta percorribile durante la chiusura era una scalinata di 141 gradini attraverso la proprietà privata del Castello, impraticabile per anziani, persone con disabilità e donne in attesa.
Nella lettera, affidata alla moglie Caterina per le sue condizioni di salute, Brass denunciava come la strada principale, riaperta in via provvisoria, venisse richiusa automaticamente a ogni allerta meteo gialla, lasciando di nuovo la scalinata come unica alternativa. «Dietro la reiterazione di tali divieti non scorgo una reale e lungimirante cura della pubblica incolumità, ma il riflesso di una più profonda inerzia», aveva scritto.
Il regista aveva raccontato anche come l’interruzione del regime di cure necessario alle sue condizioni avesse portato a una grave setticemia e a due ricoveri ospedalieri ravvicinati, costringendo la moglie a scavalcare le transenne per raggiungerlo in ospedale. «Giunto alla soglia dei novantatré anni, ho da tempo fatto i conti con la morte», aveva scritto Brass, «ma non saprei restare fedele alla libertà se tacessi ora, vedendola negata alla mia gente».
Con quella lettera, Brass chiedeva a Mattarella di richiamare «le competenti autorità locali, e segnatamente il Comune di Roma, all’adempimento dei propri obblighi».
La famiglia ha ora scelto un funerale in forma privata, nel rispetto della volontà del regista. Il mondo del cinema italiano perde una delle sue figure più controverse e inconfondibili, un autore che ha saputo costruire un mondo a sé e che ha segnato un’epoca del cinema nazionale, fino all’ultimo con la stessa libertà che lo ha sempre contraddistinto.


