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Abdul El-Sayed, il primo senatore musulmano d’America: la vittoria in Michigan e la frattura con i Democratici

Pubblicato: 04/11/2026 04:54
Abdul El-Sayed, il primo senatore musulmano d'America

La sua elezione rappresenta uno dei risultati più significativi delle elezioni di midterm americane. Abdul El-Sayed, medico ed ex amministratore della sanità pubblica del Michigan, si avvia a conquistare il seggio al Senato contro il repubblicano Mike Rogers. I primi dati dello scrutinio lo vedono nettamente avanti e le proiezioni disponibili indicano una serata favorevole al candidato democratico. Se il risultato verrà confermato, entrerà nella storia come il primo senatore musulmano degli Stati Uniti.
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La sua affermazione assume un significato che va ben oltre la rappresentanza religiosa. El-Sayed ha costruito la propria candidatura attorno a un programma fortemente progressista, sfidando apertamente gli equilibri tradizionali del Partito democratico. Prima ha sconfitto alle primarie la deputata Haley Stevens, sostenuta dall’establishment, poi ha affrontato una campagna elettorale segnata dalle polemiche sulla guerra a Gaza, dalle divisioni interne ai Democratici e dagli attacchi personali di Donald Trump. La sua corsa racconta così anche la trasformazione di una parte della coalizione democratica.

Chi è Abdul El-Sayed, dalle origini egiziane alla politica

Nato nel Michigan da genitori immigrati dall’Egitto, El-Sayed ha costruito il proprio percorso tra medicina, ricerca e amministrazione pubblica. Dopo gli studi alla Columbia University, dove ha conseguito una laurea in medicina, ha ottenuto una borsa di studio Rhodes. Successivamente si è occupato di sanità pubblica, diventando direttore del dipartimento sanitario della contea di Wayne, una delle più popolose dello Stato.

Il suo ingresso nella politica elettorale risale al 2018, quando si candidò alle primarie democratiche per la carica di governatore del Michigan. In quell’occasione venne sconfitto da Gretchen Whitmer, che avrebbe poi conquistato la guida dello Stato. Otto anni dopo è tornato sulla scena con una candidatura al Senato costruita attorno a un programma progressista e a una critica dei rapporti tra politica e grandi interessi economici.

La vittoria alle primarie contro l’establishment democratico

La prima svolta è arrivata nell’agosto 2026, quando El-Sayed ha sconfitto Haley Stevens nella competizione per la nomination democratica al Senato. La deputata, sostenuta da importanti esponenti del partito e da una consistente rete di finanziamenti, rappresentava l’area più moderata e istituzionale dei Democratici. El-Sayed, invece, ha costruito la propria campagna attorno alla mobilitazione degli elettori più giovani, dei progressisti e di una parte della classe lavoratrice.

La vittoria è arrivata con un margine molto ristretto, nonostante il candidato fosse stato sfavorito sul piano delle risorse economiche. Secondo Bridge Michigan, la sua campagna ha dovuto affrontare una forte disparità di spesa rispetto agli investimenti destinati a Stevens. Il risultato è stato interpretato come un’affermazione della componente progressista del partito, capace di prevalere anche in uno Stato considerato decisivo per gli equilibri nazionali.

A sostenerlo erano stati esponenti come Bernie Sanders e Alexandria Ocasio-Cortez. La sua candidatura aveva invece incontrato le resistenze di una parte della leadership democratica, preoccupata per le sue posizioni sulla politica estera e per la difficoltà di conquistare gli elettori moderati.

Il caso Haley Stevens e la frattura nel Partito democratico

La tensione non si è esaurita con il risultato delle primarie. Nei giorni precedenti alle elezioni generali, Haley Stevens ha compiuto una scelta destinata a suscitare forti polemiche: ha annunciato il proprio sostegno al candidato repubblicano Mike Rogers, l’avversario che El-Sayed ha affrontato nella corsa al Senato.

La decisione è arrivata dopo settimane di contrasti sulle posizioni riguardanti Israele e la guerra a Gaza. Stevens aveva chiesto a El-Sayed di prendere le distanze da una campagna pubblicitaria di un gruppo esterno, giudicata da lei antisemita. La deputata aveva inoltre contestato i rapporti del candidato con il commentatore politico Hasan Piker. El-Sayed aveva risposto chiedendole di non partecipare più alla sua campagna elettorale.

Il suo endorsement a Rogers ha provocato una reazione durissima all’interno del Partito democratico. Il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, ha definito la scelta un tradimento, mentre il partito democratico del Michigan ha preso le distanze dalla deputata. La vicenda ha mostrato quanto il conflitto mediorientale sia diventato un elemento di divisione anche nella politica interna americana.

Sanità pubblica, tasse ai miliardari e stop agli aiuti militari a Israele

Il programma di El-Sayed si colloca nell’area progressista del Partito democratico, anche se il candidato non si definisce un socialista democratico. Il suo progetto economico e sociale punta soprattutto a ridurre le disuguaglianze e a intervenire sui settori nei quali ritiene che il potere dei grandi gruppi privati condizioni le scelte politiche.

Uno dei punti centrali è la riforma della sanità. El-Sayed sostiene l’introduzione di un sistema ispirato al Medicare for All, che garantisca una copertura sanitaria universale. Il progetto prevede il rafforzamento del sistema pubblico e una maggiore accessibilità alle cure, finanziati anche attraverso una più elevata tassazione dei patrimoni miliardari. Il candidato propone inoltre interventi contro i monopoli, una maggiore tutela dei lavoratori e il rafforzamento dei servizi pubblici.

Sul fronte economico, la sua campagna insiste sulla necessità di sottrarre la politica all’influenza dei grandi finanziatori e di ridurre il peso delle lobby. Tra le questioni affrontate c’è anche l’intelligenza artificiale, per la quale propone una maggiore regolamentazione federale.

La posizione più controversa riguarda però la politica estera. El-Sayed definisce genocidio la guerra condotta da Israele a Gaza e chiede la fine degli aiuti militari americani a Tel Aviv. Una posizione che lo ha reso particolarmente popolare tra una parte dell’elettorato progressista, ma che ha alimentato le critiche di altri settori democratici e di una parte della comunità ebraica.

Il risultato del Michigan e il significato nazionale della vittoria

La corsa contro Mike Rogers è stata uno degli appuntamenti più osservati delle elezioni di midterm. La posta in gioco non riguardava soltanto il seggio lasciato libero dal democratico Gary Peters, ma anche gli equilibri nazionali tra i due partiti. Il Michigan è infatti uno degli Stati decisivi per la conquista della maggioranza al Senato.

I primi risultati hanno premiato El-Sayed, che si è presentato agli elettori con una piattaforma incentrata sulla sanità universale, sulla redistribuzione della ricchezza e sulla critica alla politica estera americana. La campagna repubblicana aveva invece puntato sulla vicinanza di Rogers a Donald Trump, sulle promesse di rilancio industriale e sulle contestazioni alle posizioni del democratico su Israele.

Se le proiezioni saranno confermate, El-Sayed diventerà il primo musulmano a sedere nel Senato degli Stati Uniti. Un passaggio storico per la rappresentanza politica americana, che arriva al termine di una campagna nella quale la sua identità religiosa è stata ripetutamente utilizzata dagli avversari come elemento di attacco. Trump e altri esponenti repubblicani hanno alimentato polemiche sulla sua fede, arrivando a utilizzare espressioni apertamente islamofobe.

La sua affermazione avrebbe anche un significato politico per i Democratici. La vittoria alle primarie contro Haley Stevens e il risultato ottenuto contro Rogers mostrerebbero la capacità di una candidatura progressista di competere in uno Stato conteso, anche senza il pieno sostegno dell’apparato tradizionale del partito. Resta da capire quale sarà il peso di questa componente nei nuovi equilibri del Senato e quanto El-Sayed riuscirà a tradurre il consenso elettorale in una concreta influenza sulle scelte della politica americana.

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