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Trump, l’incubo impeachment dopo la sconfitta alle midterm: tutte le accuse e chi può salvarlo

Pubblicato: 04/11/2026 23:14

La sconfitta alle elezioni di midterm potrebbe aprire per Donald Trump uno scenario ancora più pericoloso della perdita del controllo del Congresso: un nuovo impeachment, il terzo della sua carriera politica. Il presidente americano teme che i democratici possano utilizzare il risultato elettorale per avviare una procedura di messa in stato d’accusa nei suoi confronti. E non lo nasconde. In un’email indirizzata ai sostenitori repubblicani per raccogliere fondi, Trump ha avvertito che gli avversari chiederanno apertamente il suo impeachment, trasformando la minaccia in un argomento per mobilitare il proprio elettorato.

Non sarebbe la prima volta. Trump ha già affrontato due procedimenti di impeachment, uscendone entrambe le volte assolto. Il primo, nel 2019, riguardava le pressioni esercitate sull’Ucraina affinché fossero avviate indagini su Joe Biden e suo figlio Hunter. Il secondo arrivò nel 2021, dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio. In quell’occasione 57 senatori votarono per la condanna e 43 contro, ma non venne raggiunta la maggioranza qualificata dei due terzi necessaria per rimuoverlo. Ora, con un secondo mandato praticamente a metà, il presidente potrebbe ritrovarsi nuovamente davanti a un’accusa costituzionale.

Dalla guerra in Iran al caso Epstein: le possibili accuse

Il fronte delle contestazioni è particolarmente ampio. Secondo i suoi oppositori, Trump potrebbe essere chiamato a rispondere di abuso di potere, ostacolo all’attività della giustizia e mancato rispetto di alcune decisioni giudiziarie. Tra le questioni sollevate figurano anche la gestione dei fondi approvati dal Congresso e le scelte economiche dell’amministrazione, comprese quelle sui dazi, rispetto alle quali sono stati avanzati sospetti di possibili operazioni di insider trading. Si tratta di ipotesi e contestazioni politiche che dovrebbero comunque essere tradotte in specifici capi d’accusa per arrivare a un procedimento formale.

Un altro terreno potenzialmente esplosivo riguarda il caso Epstein e le controversie sulla pubblicazione dei documenti relativi al finanziere. A questo si aggiungono gli interrogativi sui guadagni personali del presidente attraverso le criptovalute, le attività di agenzie federali come DOGE e ICE e il ricorso ai poteri presidenziali. Particolarmente delicata è la questione delle operazioni militari, dal Venezuela alla guerra contro l’Iran, sulle quali alcuni democratici contestano a Trump di aver aggirato le prerogative costituzionali del Congresso. Persino gli interventi alla Casa Bianca e alcuni progetti edilizi a Washington sono finiti nel mirino dei suoi critici.

I democratici sono divisi: ecco cosa potrebbe salvare Trump

Il principale ostacolo a un nuovo impeachment, tuttavia, potrebbe arrivare proprio dal Partito democratico. Nonostante la sconfitta elettorale dei repubblicani, diversi esponenti dell’opposizione considerano controproducente aprire immediatamente una procedura contro il presidente. Tra questi figura l’ex vicepresidente Kamala Harris, che ha invitato a privilegiare le indagini e ha espresso dubbi sull’opportunità politica dell’iniziativa. Sulla stessa linea Sherrod Brown e Tammy Duckworth, contrari a concentrare l’azione parlamentare sulla rimozione di Trump. A pesare è soprattutto la difficoltà di raggiungere in Senato i voti necessari per una condanna.

Sul fronte opposto si schierano invece alcuni dei democratici più determinati a sfidare il presidente. Alexandria Ocasio-Cortez ritiene che esistano elementi sufficienti per procedere, mentre il deputato texano Al Green ha già tentato di portare alla Camera una proposta di impeachment legata alle operazioni dell’ICE, senza ottenere l’approvazione. Steve Cohen, rappresentante del Tennessee, ha presentato un’iniziativa articolata in 26 capi d’accusa. Anche Ro Khanna, deputato della California, contesta la legittimità costituzionale della guerra intrapresa senza una preventiva autorizzazione del Congresso.

La Costituzione americana prevede l’impeachment per tradimento, corruzione e altri gravi reati e illeciti, una formula che può comprendere anche gli abusi nell’esercizio del potere presidenziale. La Camera può approvare la messa in stato d’accusa a maggioranza semplice, ma per una condanna in Senato occorre il voto favorevole dei due terzi dei senatori presenti. È proprio questo il passaggio che potrebbe ancora salvare Trump. Nella storia degli Stati Uniti nessun presidente è mai stato rimosso attraverso questa procedura: Andrew Johnson, Bill Clinton e lo stesso Trump sono stati assolti, mentre Richard Nixon si dimise prima che si arrivasse alla votazione sull’impeachment alla Camera.

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