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Deb Haaland, dalla salsa piccante al governo del New Mexico: la prima governatrice nativa americana nella storia degli Usa

Pubblicato: 04/11/2026 11:38

Ha 65 anni, corre le maratone, ama cucinare, ha cresciuto una figlia da sola e per un periodo della sua vita ha dovuto ricorrere ai buoni alimentari per arrivare alla fine del mese. Oggi Deb Haaland è entrata nella storia degli Stati Uniti: è la prima donna nativa americana eletta governatrice di uno dei 50 Stati dell’Unione. Democratica, ha conquistato il New Mexico nelle elezioni del 3 novembre, battendo il repubblicano Gregg Hull. Una vittoria che racconta molto più di un successo elettorale, perché dietro questa donna dai lunghi capelli scuri, spesso accompagnati da gioielli tradizionali della sua gente, c’è una storia americana decisamente fuori dal comune.

«Qualcuno deve pur essere il primo. Semplicemente, non voglio essere l’ultima». È la frase con cui Haaland ha commentato, con una certa ironia, la possibilità di diventare la prima governatrice indigena degli Stati Uniti. Del resto, ai primati è abituata: nel 2018 era stata una delle prime due donne native americane elette al Congresso e nel 2021 Joe Biden l’aveva chiamata alla guida del dipartimento degli Interni, facendone la prima persona indigena a ricoprire quell’incarico. Ma la sua storia non comincia nei palazzi di Washington. Comincia molto più lontano, tra le comunità Pueblo del New Mexico, dove affondano le radici della sua famiglia.

Tredici scuole, una figlia da crescere e un’impresa di salsa piccante

Debra Anne Haaland è nata nel 1960 in Arizona, da madre nativa americana e padre di origini norvegesi. Entrambi i genitori erano militari: la madre ha servito nella Marina, il padre era un Marine decorato per il suo servizio in Vietnam. La famiglia cambiava spesso residenza e Deb ha frequentato ben tredici scuole prima di diplomarsi ad Albuquerque. Lei ama ricordare di appartenere alla trentacinquesima generazione della propria famiglia legata al New Mexico. Una battuta che racconta volentieri riguarda gli avversari politici che rivendicavano tredici o diciassette generazioni di radici locali: lei fece i conti e scoprì di poter arrivare a trentacinque.

La sua giovinezza e la prima maturità sono state tutt’altro che semplici. Madre single, con una figlia, Somah, da mantenere, Haaland ha svolto diversi lavori, anche nella ristorazione, e ha avviato una piccola attività artigianale che produceva salsa piccante confezionata. Per pagare la scuola materna della bambina prestava servizio volontario nell’istituto in cambio di uno sconto sulla retta. Ha conosciuto anche la precarietà abitativa e ha utilizzato i sussidi alimentari. La laurea in letteratura inglese è arrivata a 34 anni, quella in legge ancora più tardi. Non proprio il percorso tradizionale di chi nasce con una carriera politica già scritta.

C’è poi un altro capitolo della sua vita che Haaland non ha mai cercato di nascondere: la dipendenza dall’alcol, affrontata attraverso un percorso di cura e superata oltre trent’anni fa. Ne parla pubblicamente, collegando la propria esperienza alla necessità di offrire opportunità di recupero alle persone con problemi di dipendenza. Una parte della sua biografia che contribuisce a spiegare il linguaggio concreto con cui affronta questioni come povertà, assistenza sanitaria e difficoltà delle famiglie. Non sono soltanto argomenti incontrati nei dossier governativi: sono situazioni che, almeno in parte, conosce personalmente.

La maratoneta che corre con i suoi antenati

Ma Deb Haaland ha anche un lato meno conosciuto, lontano dalla politica. È un’appassionata maratoneta e nel 2021, quando era già ministra, ha partecipato alla celebre maratona di Boston. Per lei correre non è soltanto un’attività sportiva: è un legame con la cultura Pueblo, nella quale le corse a piedi rappresentano una tradizione antichissima. Ha raccontato di aver percorso per anni i sentieri e le strade sterrate delle terre dei suoi antenati, imparando a conoscere il paesaggio attraverso la fatica e il movimento. «Corro perché i miei antenati mi hanno dato questa capacità», ha scritto in occasione della gara di Boston.

Ama anche la cucina, la poesia e le tradizioni della propria comunità. In un’intervista a Vogue ha ricordato le estati trascorse nel villaggio Pueblo, le danze tradizionali, il nonno che coltivava la terra e la nonna impegnata a cucinare e conservare gli alimenti. La stessa intervista racconta una campagna elettorale fatta di lunghi viaggi in automobile, incontri nelle piccole comunità e una colonna sonora che spazia da Bad Bunny a Tracy Chapman. Un’immagine decisamente diversa da quella della politica americana costruita soltanto intorno ai grandi comizi televisivi.

La sua vittoria ha anche un significato storico particolare. Il New Mexico è uno degli Stati americani con la maggiore presenza indigena, circa il 12% della popolazione, e proprio lì i nativi americani hanno dovuto combattere una lunga battaglia per ottenere il diritto di voto, riconosciuto nel 1948 dopo un ricorso giudiziario. Oggi una donna appartenente alla comunità dei Laguna Pueblo si prepara a guidare quello stesso Stato. Dopo aver conosciuto la povertà, cresciuto una figlia, preparato salsa piccante da vendere e corso decine di chilometri per allenarsi, Deb Haaland arriva alla guida del New Mexico. Con una particolarità: per raccontare la sua storia americana bisogna risalire a molto prima che gli Stati Uniti esistessero.

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Ultimo Aggiornamento: 04/11/2026 12:10

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