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Meloni, addio a Donald Trump: la decisione è presa

Pubblicato: 05/11/2026 07:34

Giorgia Meloni ha deciso di prendere le distanze da Donald Trump. Non dagli Stati Uniti, che restano il principale alleato strategico dell’Italia, ma dal presidente americano e da quella relazione politica privilegiata che per mesi aveva rappresentato uno dei punti di forza della sua diplomazia. La sconfitta dei repubblicani alle elezioni di metà mandato ha accelerato un processo già cominciato, trasformando le divergenze degli ultimi mesi in una scelta di campo sempre più evidente. Palazzo Chigi guarda adesso soprattutto all’Europa, mentre dalla Casa Bianca arrivano segnali che confermano quanto il rapporto personale tra i due leader si sia deteriorato.

Ufficialmente, naturalmente, nessuna rottura. La posizione che la premier ha fatto filtrare anche al suo partito è improntata alla massima prudenza: gli Stati Uniti restano un alleato vitale, indipendentemente da chi li governa, e l’Italia non intende entrare nelle vicende politiche interne americane. Ma dietro il linguaggio della diplomazia si sta consumando una svolta. Secondo quanto ricostruisce Repubblica, il distacco da Trump è ormai una realtà che emerge dalle scelte concrete del governo. E sono soprattutto tre i dossier che raccontano il cambiamento: l’Ucraina, il rapporto con la Russia e la guerra in Iran.

Le parole di Trump e la svolta europea di Meloni

A certificare il nuovo clima sono arrivate anche le parole dello stesso presidente americano. Intervenendo telefonicamente a Fox News dopo la batosta elettorale, Trump ha rivolto un attacco durissimo all’Europa, chiamando direttamente in causa proprio due Paesi che hanno avuto un ruolo importante nei rapporti con Washington. «L’Europa sta morendo, Francia e Italia sono in un momento terribile, forse questi Paesi neanche sopravviveranno», ha dichiarato. Parole che rappresentano uno schiaffo politico anche per Meloni, un tempo considerata una delle interlocutrici europee più vicine al tycoon. La premier, intanto, ha scelto il silenzio sui risultati delle elezioni americane.

Ma il segnale più importante arriva dall’Ucraina. Il prossimo 10 novembre il ministro della Difesa Guido Crosetto presenterà al Copasir il nuovo pacchetto di aiuti militari destinati a Kiev, rimasto congelato per mesi. Una decisione che assume un significato particolare proprio all’indomani delle elezioni americane. Meloni conferma il sostegno all’Ucraina e sceglie di rafforzare il coordinamento con le principali capitali europee, in una fase nella quale le iniziative di Trump hanno spesso messo in difficoltà gli alleati. Un orientamento che avvicina Roma a Parigi, Berlino e Londra, nonostante le distanze che continuano a separare il governo italiano dagli altri grandi protagonisti europei.

Un altro passaggio delicatissimo riguarda il prossimo G20 di Miami, previsto per metà dicembre. L’eventualità che Trump possa invitare Vladimir Putin sta già provocando valutazioni diplomatiche tra i governi europei. Tra le ipotesi considerate ci sono anche il boicottaggio del vertice o una partecipazione con delegazioni di livello ridotto. Secondo la ricostruzione di Repubblica, Meloni sarebbe orientata ad allinearsi alla posizione comune europea, evitando iniziative isolate e soprattutto nuove concessioni politiche al presidente americano. Una prospettiva significativa per una premier che aveva costruito parte della propria credibilità internazionale proprio sulla capacità di dialogare contemporaneamente con Washington e Bruxelles.

Il misterioso volo in Iran e la distanza dalla Casa Bianca

C’è infine l’Iran, il dossier sul quale la distanza tra Roma e Washington appare più profonda. Nella notte del 3 novembre, alle 2.10, un jet privato è decollato dall’aeroporto di Ciampino diretto a Teheran, dove è rimasto per circa otto ore. Secondo Repubblica, si sarebbe trattato di una missione dei servizi segreti italiani, nell’ambito dei contatti riservati che Roma continua a mantenere con il regime iraniano. Un episodio che rivela quanto il governo consideri indispensabile una propria iniziativa diplomatica, autonoma rispetto alle scelte americane, per proteggere la sicurezza nazionale e gli interessi economici italiani.

La posizione non nasce oggi. Già durante la prima fase della guerra in Iran, il governo italiano aveva preso le distanze da Washington sulla questione dell’utilizzo della base di Sigonella. E Palazzo Chigi non intende sostenere nuovi attacchi americani, tanto più dopo le minacce iraniane contro le basi statunitensi presenti in Europa. Ahmad Bakhshayesh Ardestani, membro della commissione per la sicurezza del Parlamento iraniano, ha avvertito che anche l’Italia potrebbe diventare un bersaglio qualora il territorio europeo venisse utilizzato per operazioni militari contro Teheran. Una prospettiva che spiega la cautela del governo e la necessità di mantenere aperti canali diplomatici indipendenti.

La novità, dunque, non è tanto una singola decisione quanto il significato politico che assumono tutte queste scelte messe insieme. Meloni sembra aver compreso che il rapporto con Trump, soprattutto dopo il risultato delle midterm, non può più rappresentare il centro della strategia internazionale italiana. La premier non rinnega l’alleanza atlantica e non intende trasformarsi in un’avversaria della Casa Bianca. Ma sceglie di separare gli interessi dell’Italia dal destino politico del presidente americano. Con Washington il rapporto resta indispensabile. Con Donald Trump, invece, la stagione dell’intesa privilegiata sembra davvero finita.

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