
«Lui si deve scusare con me e dovrebbe andare in galera». Così parlava nel 2020 Virginia Giuffre, intervenendo a Non è l’arena su La7, in merito alle accuse rivolte all’ex principe Andrea nell’ambito del caso legato a Jeffrey Epstein. Giuffre, tra le vittime più note del finanziere statunitense, aveva sostenuto di essere stata oggetto di tratta sessuale e di abusi, indicando anche episodi avvenuti nella residenza londinese di Ghislaine Maxwell.
Nel corso dell’intervista televisiva, la donna aveva raccontato di essere stata violentata dopo che Andrea sarebbe uscito per prendere da bere per entrambi, ribadendo la richiesta di assunzione di responsabilità da parte dell’ex membro della famiglia reale britannica. Dichiarazioni che negli anni hanno avuto un forte impatto mediatico e giudiziario nel contesto delle indagini internazionali sul network di Epstein.
Giuffre si è tolta la vita nell’aprile del 2025 all’età di 41 anni. Oggi, alla luce dell’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor in Inghilterra, la famiglia della donna è tornata a esprimersi pubblicamente con una nota: «Finalmente i nostri cuori spezzati sono stati sollevati dalla notizia che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno la famiglia reale».
I familiari hanno inoltre ringraziato la polizia della valle del Tamigi per le indagini e l’arresto, aggiungendo una presa di posizione simbolica: «Andrea non è mai stato un principe». Nella dichiarazione, la famiglia ha sottolineato come Virginia abbia combattuto anche per tutte le sopravvissute nel mondo, trasformando la propria testimonianza in un riferimento per le vittime di abusi legati al caso Epstein.
La vicenda riporta al centro dell’attenzione internazionale uno dei dossier più controversi degli ultimi anni, segnato da accuse, testimonianze e sviluppi giudiziari che continuano ad avere rilevanza sul piano mediatico e legale, soprattutto dopo la morte di Epstein e la condanna di Maxwell.


