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Paralimpiadi, il governo: «No a russi e bielorussi». Ma sono già a Cortina e si allenano

Pubblicato: 20/02/2026 07:27

Dal 15 febbraio si allenano sulle nevi attorno a Cortina, preparando il ritorno più discusso degli ultimi anni: quello alle Paralimpiadi Milano-Cortina con bandiera e inno nazionale. Per gli atleti russi e bielorussi è un debutto che sa di passato ritrovato, dopo quattro anni di esclusioni, neutralità forzata e tensioni geopolitiche.

A svelare i nomi degli sportivi invitati è stato il ministro dello Sport di Mosca e presidente del Comitato olimpico nazionale, Mikhail Degtyarev. Tra loro spiccano i pluricampioni dello sci alpino Alexey Bugaev e Varvara Voronchikhin, oltre ai fondisti Ivan Golubkov e Anastasia Bagiyan, quest’ultima affiancata dalla guida Sergey Sinyakin. Nello snowboard ci saranno Dmitry Fadeyev e Philipp Shebbo.

Dal prossimo 6 marzo gareggeranno anche quattro atleti bielorussi, tre uomini e una donna, tutti impegnati nello sci di fondo. Come i russi, potranno esibire colori e sigla nazionali ben visibili sulle tute: una scelta che segna una netta inversione rispetto alla linea adottata dopo l’invasione dell’Ucraina del 24 febbraio 2022, quando Mosca e Minsk erano state estromesse o ammesse solo sotto bandiera neutrale.

La decisione è stata autorizzata dal International Paralympic Committee, riaccendendo polemiche internazionali. La delegazione ucraina valuta perfino di disertare la cerimonia inaugurale, mentre il conflitto, giunto al quarto anno, continua a pesare sul clima della manifestazione. Il ritorno ufficiale di inni e bandiere riapre ferite mai rimarginate nello sport mondiale.

Sul fronte italiano, il ministro dello Sport Andrea Abodi ha ribadito la propria contrarietà, ricordando il “tradimento della tregua olimpica” all’alba dell’invasione. Accanto a lui anche il vicepremier e titolare della Farnesina Antonio Tajani. «Siamo amareggiati», ha sottolineato Abodi, evidenziando come la decisione sia stata presa unilateralmente dall’Ipc, senza sintonia con il International Olympic Committee.

Resta aperta anche la questione dei visti d’ingresso per atleti e accompagnatori, tema che coinvolge direttamente il ministero degli Esteri. Il governo italiano si trova così stretto tra il rispetto degli impegni internazionali legati all’organizzazione dei Giochi e la posizione politica assunta sin dall’inizio del conflitto.

Intanto lo sport prova a smorzare le tensioni. A Bormio, il 24enne russo Nikita Filipov ha conquistato l’argento nello scialpinismo gareggiando da “neutrale”: nessun fischio, anzi applausi. «È brutto senza divisa, ma dobbiamo adattarci», ha detto, ricordando come l’identità sportiva resti comunque riconoscibile agli occhi del pubblico.

Dal Cremlino, il portavoce Dmitry Peskov insiste: «Lo sport non dovrebbe diventare vittima della politica». L’ambasciata russa parla di attacchi offensivi verso atleti con disabilità, accusando i vertici politici italiani di durezza e scarsa diplomazia. Lo scontro verbale resta acceso, ben oltre le piste innevate.

Oggi a Milano è atteso il presidente dell’Ipc Andrew Parsons per la presentazione ufficiale dei Giochi. Il portavoce del Cio Mark Adams ha ricordato l’autonomia dell’Ipc, mentre il presidente della Fondazione Milano-Cortina Giovanni Malagò ha richiamato il rispetto dell’Host City Contract. Le Paralimpiadi Milano-Cortina, nate per celebrare inclusione e resilienza, si aprono così sotto il segno della geopolitica, tra sport, diplomazia e memoria ancora viva della guerra.

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