Vai al contenuto

Zelensky, l’accusa a Trump e Putin: “Vogliono che ceda il Donbass, ma non stiamo perdendo”

Pubblicato: 20/02/2026 19:28

Il quadro geopolitico dell’Europa orientale si presenta estremamente complesso e frammentato, come emerge chiaramente dalle recenti dichiarazioni rilasciate dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky in un’intervista all’agenzia AFP. A quasi quattro anni dall’inizio dell’invasione russa, la resistenza di Kiev si trova a gestire una duplice pressione, quella militare russa sul campo e quella diplomatica internazionale che spinge per una risoluzione del conflitto. Nonostante le oggettive difficoltà logistiche e il logoramento delle truppe, il leader ucraino mantiene una posizione di ferma opposizione a qualsiasi ipotesi di resa territoriale, rivendicando al contempo piccoli ma significativi successi tattici che smentiscono la narrazione di una disfatta imminente.

La resistenza nel quadrante meridionale

Il presidente ha voluto dare un segnale di vitalità alle proprie forze armate annunciando la liberazione di 300 chilometri quadrati di territorio lungo la linea del fronte meridionale. Sebbene questa avanzata non sposti in modo definitivo gli equilibri della guerra, essa rappresenta un fondamentale successo psicologico e operativo per dimostrare ai partner occidentali che l’esercito di Kiev è ancora in grado di condurre operazioni offensive efficaci. Zelensky ha evitato di fornire dettagli tecnici troppo specifici per non compromettere la sicurezza delle operazioni in corso, ma ha sottolineato che tale risultato è il frutto di una strategia mirata a erodere le posizioni difensive russe in zone chiave per il controllo degli accessi verso la Crimea.

Le pressioni diplomatiche sul Donbass

Uno degli aspetti più controversi emersi dal colloquio riguarda il ruolo dei mediatori internazionali e le condizioni poste per un eventuale cessate il fuoco. Zelensky ha rivelato che sia Washington sia Mosca starebbero convergendo su una richiesta estremamente difficile da accettare per il popolo ucraino, ovvero la cessione definitiva del Donbass. Il presidente ha usato parole nette per descrivere questa situazione, evidenziando come la fine delle ostilità venga condizionata all’abbandono delle regioni di Donetsk e Lugansk. Al momento la Russia detiene il controllo di quasi tutta la regione di Lugansk, mentre l’Ucraina difende strenuamente circa un quinto del territorio di Donetsk, rendendo ogni ipotesi di compromesso territoriale un tema di fortissima tensione interna.

Nonostante le divergenze sulle soluzioni politiche, la cooperazione sul piano tecnico e informativo tra l’Ucraina e i suoi alleati resta solida. Zelensky ha confermato che il supporto fornito da Stati Uniti, Francia e altri partner europei in termini di scambio di informazioni d’intelligence è costante e di altissimo livello. Tuttavia rimane aperto il dibattito sulla quantità e sulla tipologia di armamenti ricevuti, poiché Kiev lamenta di non aver mai ottenuto tutte le risorse necessarie per una svolta decisiva. A questo si aggiunge la questione della rete Starlink, che sta presentando malfunzionamenti critici dopo le restrizioni imposte da Elon Musk per limitare l’uso dei satelliti da parte delle truppe russe, creando sfide logistiche non indifferenti per le comunicazioni sul campo di battaglia.

La democrazia e la stabilità interna

Il dibattito sulla tenuta democratica del paese è strettamente legato all’impossibilità di indire nuove consultazioni elettorali mentre i combattimenti infuriano. Zelensky ha denunciato con forza le pressioni esterne per lo svolgimento di elezioni in tempo di guerra, interpretandole come un tentativo orchestrato dal Cremlino per destabilizzare il governo e favorire un cambio di regime. Secondo il leader ucraino, la popolazione percepisce il voto in questo contesto come un fattore di divisione sociale estremamente pericoloso. Al momento il presidente preferisce concentrarsi sulla difesa della sovranità nazionale, lasciando in sospeso ogni decisione su una sua possibile ricandidatura futura fino a quando la situazione della sicurezza non permetterà un processo elettorale trasparente e sicuro per tutti i cittadini.

Mentre sul campo si continua a combattere, la diplomazia si muove con estrema fatica in contesti come quello di Ginevra, dove i recenti round di negoziati si sono conclusi con risultati definiti insufficienti. Il clima rimane molto teso e le posizioni appaiono distanti, con la Russia che non mostra segni concreti di impegno per una pace duratura e l’Ucraina che rifiuta di legittimare l’occupazione dei propri territori. Altri attori europei, come il cancelliere tedesco Friedrich Merz, sottolineano la necessità per l’Europa di uscire da una posizione di passività e rafforzare la propria capacità di deterrenza militare. Il futuro del conflitto sembra dunque dipendere non solo dall’esito delle battaglie locali, ma anche dalla capacità dell’Unione Europea di mantenere un fronte compatto contro le spinte centrifughe alimentate dalle crisi energetiche e dalle sanzioni.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Ultimo Aggiornamento: 20/02/2026 19:29

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure