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Domenico morto dopo il trapianto, la Procura sequestra la salma: medici indagati per omicidio colposo

Pubblicato: 21/02/2026 10:58

La morte del piccolo Domenico, il bambino di appena due anni e quattro mesi deceduto all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito, apre ora una nuova fase giudiziaria che potrebbe cambiare radicalmente il quadro delle responsabilità. La Procura ha disposto il sequestro della salma e ha ordinato l’autopsia, atto indispensabile per chiarire con precisione le cause del decesso e verificare se vi siano responsabilità mediche. L’ipotesi di reato, inizialmente configurata come lesioni colpose gravissime, è destinata a essere rivalutata in omicidio colposo, segnando un passaggio che potrebbe avere conseguenze pesanti per i sanitari coinvolti.

Il bambino era ricoverato dal 23 dicembre nel reparto di terapia intensiva del Monaldi, dove era stato trasferito dopo il deterioramento delle condizioni successive al trapianto. L’intervento, eseguito circa cinquanta giorni prima, avrebbe dovuto rappresentare la sua unica possibilità di sopravvivenza. Invece, l’organo impiantato si sarebbe rivelato compromesso, determinando una lunga agonia culminata nella morte avvenuta nelle scorse ore. La vicenda ha sconvolto non solo la famiglia, ma anche l’intero personale sanitario, mentre gli investigatori cercano ora di ricostruire con precisione ogni passaggio.

Autopsia decisiva per accertare le responsabilità

L’autopsia rappresenterà il punto centrale dell’inchiesta, perché dovrà stabilire se il decesso sia stato causato direttamente dal cuore trapiantato e, soprattutto, se il danneggiamento dell’organo sia avvenuto prima dell’impianto o durante le fasi successive. Gli inquirenti vogliono verificare ogni dettaglio, dalla procedura di prelievo fino alle modalità di conservazione e trasporto, per comprendere se vi siano stati errori, negligenze o violazioni delle linee guida mediche.

Attualmente risultano sei indagati, ma il numero potrebbe aumentare nelle prossime settimane. Le indagini sono affidate ai Nas, coordinati dalla Procura partenopea, e si estendono anche fuori dalla Campania. Il cuore era stato infatti prelevato a Bolzano da un’équipe sanitaria e trasportato a Napoli, dove sarebbe arrivato già danneggiato. La magistratura vuole chiarire chi abbia gestito ogni fase e se tutte le procedure siano state rispettate.

Il nodo del trasporto e dei contenitori

Uno degli aspetti più delicati riguarda i contenitori utilizzati per il trasporto dell’organo. Gli investigatori stanno verificando la disponibilità e l’utilizzo dei box di conservazione, strumenti essenziali per mantenere il cuore nelle condizioni adeguate. Secondo quanto emerso, sarebbero stati disponibili contenitori di ultima generazione, ma si starebbe verificando se ne sia stato utilizzato uno diverso e se siano stati impiegati sistemi di refrigerazione non adeguati.

In particolare, l’attenzione si concentra sull’uso del ghiaccio secco, che potrebbe aver provocato il congelamento dell’organo e compromesso in modo irreversibile la sua funzionalità. Se questa ipotesi fosse confermata, si tratterebbe di un errore gravissimo, con conseguenze dirette sull’esito del trapianto e sulla sopravvivenza del bambino.

La verità, ora, è affidata agli accertamenti tecnici e all’esito dell’autopsia, che dovrà stabilire se la morte del piccolo Domenico sia stata inevitabile o se, invece, possa essere collegata a errori umani. L’inchiesta entra così nella sua fase più delicata, mentre la città resta sospesa tra dolore e attesa di giustizia.

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