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“Fino alla fine”. Ucraina, la doccia gelata da Mosca nel giorno dell’anniversario della guerra

Pubblicato: 24/02/2026 11:29

La Russia torna a indicare l’espansione della NATO come nodo centrale del conflitto in Ucraina. Secondo Mosca, senza una soluzione su questo punto – da perseguire con mezzi politici o militari – non sarà possibile arrivare a un accordo complessivo sulla crisi.
A ribadirlo è stata la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, rispondendo alle accuse del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che sostiene che Mosca abbia violato il Memorandum di Budapest del 1994, posizione poi confermata dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov.

Il Memorandum di Budapest al centro dello scontro

Zakharova ha affermato che «la rinuncia ufficiale dell’Ucraina, negli anni ’90, al suo status di neutralità e non allineato – uno dei pilastri del suo riconoscimento internazionale – costituisce una violazione del Memorandum di Budapest».

Secondo la diplomazia russa, l’“espansione incontrollata della NATO fino ai nostri confini, Ucraina compresa”, rappresenterebbe una delle cause fondamentali dell’attuale conflitto. Finché questa questione non verrà affrontata, sostiene Mosca, una soluzione sarà impossibile. «La Russia perseguirà i suoi obiettivi sia per vie militari che politiche», ha dichiarato Zakharova, aggiungendo che sarebbero già state avanzate diverse opzioni negoziali.

Il Memorandum di Budapest prevedeva che l’Ucraina trasferisse alla Russia l’arsenale nucleare di epoca sovietica presente sul proprio territorio, diventando uno Stato non nucleare in cambio di garanzie di sicurezza da parte di Russia, Stati Uniti e Regno Unito. Zakharova ha inoltre richiamato una dichiarazione congiunta adottata nel 1994, che riaffermava impegni contro il nazionalismo aggressivo e lo sciovinismo nell’ambito dell’OSCE.

Secondo Mosca, Kiev non avrebbe rispettato tali impegni, tollerando nel tempo la crescita di un nazionalismo radicale che avrebbe portato ai referendum in Crimea, nelle autoproclamate Repubbliche di Lugansk e Donetsk e nelle regioni di Kherson e Zaporizhzhia, poi annesse alla Federazione Russa.
La portavoce ha sostenuto che la perdita di integrità territoriale dell’Ucraina sarebbe il risultato di «processi interni complessi» e non di una violazione russa del Memorandum di Budapest.

Il Trattato di amicizia del 1997

Zakharova ha poi richiamato il Trattato di Amicizia, Cooperazione e Partenariato firmato nel 1997 tra Mosca e Kiev. Secondo la versione russa, l’Ucraina avrebbe violato sistematicamente le disposizioni del trattato prima dell’avvio dell’“operazione militare speciale”, contribuendo a deteriorare il quadro giuridico bilaterale.

In particolare, il riferimento è alla scelta costituzionale dell’Ucraina di orientarsi verso la piena adesione alla NATO, ritenuta da Mosca in contrasto con lo spirito dell’accordo del 1997.
Zakharova ha accusato Kiev e i suoi alleati occidentali di avere una «memoria selettiva», sottolineando che nessun organismo internazionale avrebbe affrontato le presunte violazioni ucraine del trattato bilaterale.

“Perseguiremo i nostri obiettivi fino al loro raggiungimento”

La portavoce ha concluso ribadendo che gli obiettivi dichiarati dalla leadership russa restano invariati e saranno perseguiti fino al loro raggiungimento. Stesse parole ribadite dal portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitry Peskov.

Peskov ha dichiarato dichiarato che “l’operazione militare speciale – come Mosca chiama ancora l’invasione su vasta scala dell’Ucraina – andrà avanti fino al raggiungimento di tutti gli obiettivi”. Lo riporta Ria Novosti. “Gli obiettivi non sono ancora stati pienamente raggiunti, quindi l’operazione militare speciale continua”, ha detto ai giornalisti nel quarto anniversario dell’inizio della guerra. L’obiettivo principale, ha ricordato, “era garantire la sicurezza delle persone che vivono nell’Ucraina orientale, che sono state davvero in pericolo di vita. Questa e’ la cosa piu’ importante”.

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