
Doveva essere uno dei momenti più toccanti della serata e lo è stato, almeno sul piano emotivo. Il ricordo delle donne che votarono per la Repubblica, con protagonista la 105enne Gianna Pratesi, ha registrato uno dei picchi di ascolto con oltre 15 milioni di telespettatori su Rai1. Eppure, in pochi minuti, il segmento si è trasformato anche in un piccolo caso mediatico per una serie di gaffe e scelte grafiche finite sotto la lente del pubblico.
Il primo elemento a far discutere è stato il refuso apparso sullo schermo alle spalle dell’ospite: la parola “Repubblica” diventata “Repupplica”. Un errore che il direttore artistico Carlo Conti ha riconosciuto e per il quale si è scusato pubblicamente, parlando di una svista evidentemente in buona fede durante un momento particolarmente delicato della trasmissione.

Ma a sollevare interrogativi non è stato solo il refuso. Alcuni telespettatori hanno notato un dettaglio nella grafica utilizzata: nell’immagine storica mostrata in studio, con la percentuale del 54% dei voti a favore della Repubblica, comparivano uomini con un giornale aperto in mano con il titolo “Viva la Repubblica”, ma con la testata apparentemente cancellata. Dalla foto originale, infatti, si riconoscerebbe il quotidiano l’Unità del 3 giugno.
La scelta di “sbianchettare” la testata di un giornale storico ha acceso il dibattito sui social e tra gli osservatori, tra chi parla di semplice esigenza grafica e chi invece si interroga sul motivo della modifica dell’immagine d’archivio. Un dettaglio che, in un contesto celebrativo e istituzionale legato al referendum del 1946, ha finito per attirare attenzione quasi quanto il contenuto del tributo stesso.
Il risultato è un paradosso televisivo: un momento pensato per rendere omaggio alla memoria civica e al voto delle donne si è trasformato in un caso mediatico tra refusi, simbologie e discussioni sulla rappresentazione storica, dimostrando ancora una volta come ogni elemento visivo, soprattutto in prima serata al Festival, possa diventare oggetto di analisi e polemica pubblica.


