
Il Festival di Sanremo 2026 ha trovato il suo re popolare, un artista capace di trasformare l’Ariston in un coro unanime che travalica i confini della gara. Come già accaduto durante il debutto, l’ingresso di Sal Da Vinci in scena è stato accompagnato da un boato immediato: il pubblico ha accolto il cantante intonando a gran voce “Rossetto e caffè”, il tormentone virale che ha dominato le classifiche degli ultimi mesi. Ma la vera sfida per l’interprete napoletano era imporre il nuovo brano sanremese, e la risposta non si è fatta attendere. “Per sempre sì” ha travolto il teatro con il suo ritmo, confermandosi già come la nuova hit destinata a competere con i successi precedenti del suo repertorio.
L’energia sprigionata durante l’esecuzione ha creato un corto circuito emotivo raramente visibile nelle ultime edizioni. Al termine della sua esibizione, l’Ariston gli ha tributato la prima standing ovation della serata, un riconoscimento spontaneo che ha sancito il legame indissolubile tra l’artista e la platea.
La commozione e la fine dei pregiudizi
Per Sal Da Vinci, questo trionfo profuma di una rivincita attesa da una vita intera. Davanti al calore della sala, il cantante non ha trattenuto le lacrime: visibilmente commosso ed emozionato, ha lasciato il palcoscenico con il volto rigato dal pianto, ricolmo dell’affetto del pubblico. Per anni, la sua carriera è stata accompagnata da critiche pungenti e da etichette limitanti, spesso confinate al termine “neomelodico”. Oggi, quella barriera fatta di pregiudizi sembra essere crollata definitivamente sotto il peso di una performance solida e di un consenso che non accetta etichette di genere.
La giornata di Sal era iniziata già sotto i migliori auspici con un bagno di folla senza precedenti. Questa mattina, infatti, il cantante si era esibito davanti a 4 mila persone in una delle piazze principali di Sanremo, anticipando quel clima di festa che avrebbe poi portato sul palco principale. È la consacrazione di un percorso che lo vede finalmente protagonista assoluto, oltre ogni barriera culturale.


