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Strage di Capodanno a Crans-Montana, l’Italia protesta: “Indagini congiunte negate dalla Svizzera”

Pubblicato: 27/02/2026 20:45

Tensioni diplomatiche e rabbia delle famiglie delle vittime sono al centro delle proteste italiane dopo la strage della notte di Capodanno a Crans-Montana. TgCom24 ha raccontato il duro messaggio dell’Italia all’indirizzo delle autorità svizzere, criticando la mancata autorizzazione a costituire una squadra investigativa congiunta sull’incendio del bar “Le Constellation”, dove 41 persone sono morte e oltre cento sono rimaste ferite durante i festeggiamenti del 1° gennaio 2026.

La protesta italiana e il nodo della cooperazione

Nel servizio della rete all-news di Mediaset viene mostrato il momento in cui la delegazione italiana ha espresso il proprio disappunto per il rifiuto svizzero di creare un team investigativo congiunto. Secondo Roma, questo ostacolo starebbe rallentando l’accesso agli atti e alle informazioni necessarie per chiarire pienamente le cause dell’incendio e accertare eventuali responsabilità.

La richiesta italiana si inserisce in un clima di crescente tensione diplomatica. Le famiglie delle vittime chiedono verità e trasparenza, mentre il governo italiano punta a una collaborazione più strutturata tra le procure dei due Paesi.

Durante l’incontro del 19 febbraio i rappresentanti dell’Ufficio federale di giustizia (UFG) si sarebbero comportati in modo «irrispettoso» nei confronti della delegazione proveniente dall’Italia. Tanto che il procuratore Francesco Lo Voi e colleghi sarebbero arrivati sul punto di interrompere la riunione – prevista per l’intera giornata – già all’ora di pranzo. I funzionari di Berna, inoltre, secondo la fonte avrebbero declinato la proposta di Roma di creare una squadra investigativa comune (SIC). Interpellato dal Corriere del Ticino, l’UFG non ha smentito (né confermato) la notizia, rifiutandosi di fornire ulteriori dettagli sull’incontro tra la procuratrice generale vallesana Béatrice Pilloud e il suo omologo italiano. Ha spiegato che «tutte le parti hanno avuto l’opportunità di sollevare e discutere le questioni di loro interesse»: «Le due procure hanno concordato di rafforzare la loro cooperazione».

La tragedia di Capodanno

All’interno del locale, affollato di giovani turisti per la notte di San Silvestro, un incendio devastante si è sviluppato in pochi minuti. L’evento sarebbe stato innescato da scintille prodotte da bengala o candele pirotecniche che hanno incendiato materiale fonoassorbente altamente infiammabile sul soffitto, provocando una rapida esplosione di fiamme e la propagazione del fuoco.

Le autorità svizzere hanno confermato che 41 persone hanno perso la vita e oltre 100 sono rimaste ferite, molte in condizioni gravi e con ustioni estese. Tra le vittime e i feriti figurano anche cittadini italiani, oltre a francesi e giovani di altre nazionalità, molti dei quali sotto i 30 anni.

Le indagini della magistratura elvetica

L’inchiesta aperta dalla magistratura elvetica procede con le ipotesi di incendio e omicidio colposo a carico dei gestori del locale, i coniugi Jacques e Jessica Moretti. Al centro degli accertamenti vi sono le condizioni di sicurezza del locale, i materiali utilizzati per l’insonorizzazione e il rispetto delle norme antincendio.

Secondo quanto emerso nelle prime settimane, sarebbero state riscontrate criticità nei controlli e nelle autorizzazioni amministrative. I gestori del locale risultano indagati e gli inquirenti stanno ricostruendo nel dettaglio la dinamica dell’innesco e la rapidità con cui le fiamme si sono propagate, rendendo impossibile una fuga ordinata.

Una ferita ancora aperta

La tragedia di Crans-Montana rappresenta una delle peggiori catastrofi civili degli ultimi anni in Svizzera. Alla commozione iniziale si è ora aggiunta una fase delicata, fatta di accertamenti giudiziari e tensioni diplomatiche.

Mentre proseguono le indagini, resta il dolore delle famiglie e la richiesta, sempre più forte, di fare piena luce su quanto accaduto quella notte. Una notte di festa trasformata in pochi minuti in una tragedia che continua a pesare sulle relazioni tra Roma e Berna.

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