
L’escalation in Medio Oriente dopo l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e l’uccisione di Ali Khamenei alza il livello di allerta sicurezza anche in Italia. Il Ministero dell’Interno ha disposto un’immediata stretta sui controlli, temendo possibili ripercussioni sul territorio nazionale e azioni dimostrative contro obiettivi ritenuti sensibili.
Il titolare del Viminale Matteo Piantedosi, dopo un confronto con il capo della Polizia Vittorio Pisani, ha fatto diramare una disposizione urgente per rafforzare i dispositivi di vigilanza su sedi diplomatiche, consolati, strutture religiose e centri culturali statunitensi e israeliani. L’alert riguarda anche le strutture operative di pronto intervento, con un innalzamento della soglia di attenzione su tutto il territorio.
A Roma l’attenzione è massima attorno alle ambasciate, ai consolati e all’area del Ghetto ebraico, considerata tra i punti più delicati della Capitale. Le forze dell’ordine hanno intensificato i pattugliamenti e predisposto servizi dinamici di controllo nelle zone a maggiore afflusso, in un clima di prudenza e monitoraggio costante.

Misure analoghe sono state adottate a Napoli, dove il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica è stato convocato d’urgenza dal prefetto Michele di Bari. L’obiettivo dichiarato è “garantire un costante presidio del territorio e prevenire eventuali criticità” alla luce del nuovo scenario internazionale.
Anche a Firenze è stata disposta l’intensificazione dei servizi di sicurezza a protezione degli obiettivi israeliani, ebraici e statunitensi presenti sul territorio. Controlli rafforzati nelle aree sensibili e attenzione particolare agli eventi pubblici e ai luoghi di aggregazione.
Stretta significativa pure in Veneto, attorno alle basi americane di Caserma Ederle e Caserma Del Din, oltre che nelle altre installazioni Usa nel Vicentino. Nel capoluogo berico sono presenti circa 4mila militari statunitensi e circa 9mila tra familiari e civili americani: una comunità numerosa che rende strategico il dispositivo di sicurezza.

Dal comando Usa a Vicenza, attraverso il direttore dell’ufficio stampa dell’US Army Garrison Italy Rick Scavetta, fanno sapere che “per ragioni di sicurezza operativa non vengono forniti dettagli sulle misure specifiche”. La valutazione del rischio, spiegano, è continua e avviene in stretto coordinamento con le autorità italiane, con eventuali adeguamenti delle misure a tutela di personale e installazioni.
L’innalzamento dell’allerta non riguarda solo l’Italia. A New York City la polizia ha rafforzato la sicurezza attorno a rappresentanze diplomatiche, istituzioni culturali e religiose. Il New York Police Department ha dichiarato di monitorare “da vicino gli eventi” in coordinamento con partner federali e internazionali, predisponendo un rafforzamento dei controlli nei luoghi ritenuti a rischio.
Stato di massima allerta anche in Argentina, dopo l’attacco contro l’Iran e la risposta di Teheran nel Golfo. In un quadro internazionale sempre più teso, le capitali occidentali scelgono la linea della prevenzione, con dispositivi di sicurezza rafforzati e monitoraggio costante per scongiurare possibili ripercussioni sul fronte interno.


