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Putin perde gli alleati chiave: Khamenei dopo al-Assad e Maduro

Pubblicato: 01/03/2026 19:16

Vladimir Putin, negli ultimi diciotto mesi lo scenario geopolitico internazionale ha registrato una serie di scosse che hanno progressivamente ridotto l’area di influenza del Cremlino. Dopo la caduta di Bashar al-Assad in Siria e la cattura del presidente venezuelano Nicolas Maduro, ora anche la morte della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei segna un ulteriore colpo per il leader russo.
Tre alleati considerati strategici per Mosca sono usciti di scena in un arco temporale ristretto, mentre la Russia resta impegnata militarmente in Ucraina e con margini di manovra sempre più limitati sul piano internazionale.

Teheran, partner cruciale nella guerra in Ucraina

L’Iran è stato tra i più stretti sostenitori della Russia dall’inizio dell’invasione su vasta scala dell’Ucraina. Teheran ha fornito a Mosca droni Shahed e altri sistemi militari che hanno avuto un ruolo significativo nel conflitto.

Nei giorni precedenti agli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, il Cremlino aveva invitato alla moderazione. Tuttavia, quando Washington e Tel Aviv hanno colpito Teheran uccidendo Khamenei, Mosca non è intervenuta in modo diretto. La scomparsa della Guida Suprema rappresenta così la perdita di un alleato chiave in Medio Oriente, dopo quella già maturata in Siria con la fine del regime di Assad e in Venezuela con la rimozione di Maduro.

L’analista russo Aleksander Baunov ha osservato che Putin si trova ora in una posizione complessa: per la seconda volta in pochi mesi non è riuscito a svolgere il ruolo di “protettore” di un alleato strategico.

Le reazioni ufficiali di Mosca

Dopo la conferma della morte di Khamenei da parte dei media iraniani, il presidente russo ha inviato un messaggio di condoglianze al presidente iraniano Massoud Pezeshkian, definendo l’ayatollah “uno statista eccezionale” e parlando di “assassinio” compiuto in violazione del diritto internazionale.

Anche il ministero degli Esteri russo ha condannato la pratica degli “omicidi politici” di leader sovrani. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni formali, non sono stati annunciati aiuti militari concreti a Teheran, nonostante il trattato di partenariato strategico firmato tra i due Paesi nel 2025.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avuto un colloquio telefonico con il suo omologo russo Serghei Lavrov, che ha ribadito la disponibilità della Russia a favorire soluzioni diplomatiche, senza però menzionare un sostegno operativo sul piano militare.

Le possibili conseguenze per la Russia

Le ripercussioni per Mosca sono ancora difficili da valutare. Secondo il parlamentare russo Anatoly Wasserman, nel breve periodo un eventuale aumento dei prezzi del petrolio legato all’instabilità in Medio Oriente potrebbe favorire le entrate russe, contribuendo a finanziare lo sforzo bellico in Ucraina.

Sul lungo termine, però, la perdita di partner strategici e l’eventuale ridefinizione degli equilibri regionali potrebbero ridurre ulteriormente la capacità di proiezione internazionale della Russia.

Da Kiev arrivano segnali di lettura opposta: il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga ha parlato di un chiaro segnale del declino dell’influenza russa, sostenendo che Mosca non si stia dimostrando un alleato affidabile nemmeno per i regimi che su di essa hanno fatto affidamento.

Il progressivo ridimensionamento dell’asse Mosca-Teheran-Damasco-Caracas apre ora una fase nuova, in cui la Russia appare sempre più concentrata sul fronte ucraino e meno capace di incidere sugli sviluppi in altre aree strategiche del mondo.

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Ultimo Aggiornamento: 01/03/2026 19:34

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