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“Chi vincerebbe oggi”. Referendum, sondaggio clamoroso a pochi giorni dal voto

Pubblicato: 03/03/2026 19:07

Piovono sondaggi sul referendum giustizia e, a meno di tre settimane dal voto del 21 e 22 marzo, le ultime rilevazioni non sorridono al Comitato del No, all’Associazione Nazionale Magistrati e alle opposizioni, compatte contro la riforma. L’obiettivo dichiarato è fermare le modifiche all’ordinamento e, politicamente, indebolire il governo guidato da Giorgia Meloni.

Secondo l’ultima indagine dell’Istituto Piepoli realizzata per Quotidiano Nazionale, però, l’orientamento dell’elettorato sembrerebbe diverso. A trainare il fronte del “Sì” sarebbero soprattutto i più giovani, tradizionalmente considerati più vicini alle posizioni progressiste.

Nella fascia tra i 18 e i 24 anni, infatti, il 51% degli intervistati si dichiara favorevole alla riforma della giustizia, contro un 49% che opta per il “No”. Uno scarto minimo, definito da molti analisti “di corto muso”, ma comunque significativo per una generazione storicamente meno incline a sostenere riforme promosse dal centrodestra.

Il divario aumenta sensibilmente tra i 25 e i 34 anni. In questa fascia, i favorevoli alla riforma raggiungono il 67%, mentre i contrari si fermano al 33%. Un margine ampio che consolida l’idea di un consenso crescente verso le modifiche dell’ordinamento giudiziario.

Anche tra i 35 e i 54 anni il gradimento per la riforma resta superiore alla soglia della maggioranza assoluta. Qui il “Sì” si attesta al 53%, contro il 47% del “No”, confermando un trend che attraversa diverse generazioni e non si limita ai più giovani.

La riforma porta la firma del Guardasigilli Carlo Nordio, che nei mesi scorsi ha lavorato al nuovo impianto normativo. Il referendum rappresenta ora il banco di prova decisivo per il progetto, sostenuto dalla maggioranza di governo.

Sul fronte opposto, il Partito Democratico e altre forze di opposizione hanno intensificato la campagna per il “No”, affiancati dall’Anm e da esponenti del mondo giudiziario. La sfida si gioca anche sul piano comunicativo, tra tv, social e stampa.

Nel dibattito pubblico non sono mancati momenti di polemica e casi mediatici che hanno alimentato lo scontro politico. Interventi di magistrati come Nicola Gratteri e campagne social controverse hanno contribuito ad accendere ulteriormente il confronto.

A tre settimane dal voto, il quadro resta in evoluzione. I numeri fotografano un elettorato orientato verso il cambiamento, ma la partita è tutt’altro che chiusa. Affluenza e mobilitazione saranno determinanti per stabilire se il referendum sulla giustizia segnerà davvero una svolta nell’ordinamento italiano o confermerà l’attuale assetto.

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