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Caterina Balivo contro le critiche a Sal Da Vinci: scontro in diretta dopo Sanremo

Pubblicato: 04/03/2026 17:22

La puntata di oggi di La volta buona si è trasformata in un confronto acceso sul nome del vincitore del Festival di Sanremo. Al centro della discussione, il trionfo di Sal Da Vinci con il brano “Per sempre sì”, una vittoria che continua a far parlare anche a giorni di distanza dalla finale.

Caterina Balivo ha scelto di dedicare ampio spazio alle reazioni, soffermandosi soprattutto sulle critiche piovute sull’artista dopo la proclamazione all’Ariston. E in studio il clima si è rapidamente scaldato.

Le parole di Aldo Cazzullo che accendono il dibattito

A innescare la miccia è stato un intervento firmato da Aldo Cazzullo sulle pagine del Corriere della Sera. Parole destinate a lasciare il segno e che hanno diviso pubblico e addetti ai lavori: “Per sempre sì potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra, o una canzone di Checco Zalone; che però le scrive per burla…Per fortuna sono del Sud artisti che a Sanremo avevano canzoni interessanti, come Samurai Jay e Serena Brancale”.

Un giudizio netto, rilanciato sui social e poi rientrato prepotentemente nella discussione in tv, dove la polemica ha assunto anche un peso culturale e identitario.

Caterina Balivo a La volta buona durante il dibattito su Sal Da Vinci

Caterina Balivo: il nodo della provenienza e il tema dei pregiudizi

Dopo aver ascoltato i pareri degli ospiti, la conduttrice ha voluto dire la sua, mettendo l’accento su un punto che, a suo avviso, sta emergendo con insistenza in questi giorni. Secondo Balivo, parte delle critiche rivolte al brano sarebbe legata più alla provenienza geografica dell’artista che alla canzone in sé.

“Quando si commenta questa canzone da tre giorni a questa parte lo si fa sempre puntando il dito sulla città, sulla Campania…C’è una sofferenza nell’accettare magari che un astista campano possa arrivare a tutta Italia e in Europa…”. Una riflessione che ha spostato il confronto dalla musica a una discussione più ampia su identità e pregiudizi.

Ospiti in studio a La volta buona durante il confronto su Per sempre sì

Il richiamo al verdetto: l’intervento di Marcello Sacchetta

In studio è intervenuto anche Marcello Sacchetta, coreografo e ideatore del balletto diventato virale proprio sulle note di “Per sempre sì”. Il suo commento è stato diretto: “Tutti possono dire qualsiasi cosa, ma alla fine ha vinto Sal Da Vinci…Vuol dire che è stato votato e la sua vittoria è stata meritata…”.

Un passaggio che riporta al dato centrale: il verdetto del pubblico, che con il televoto ha premiato l’artista consegnandogli la vittoria finale, al di là delle opinioni e delle letture critiche.

La telefonata di Cazzullo e la replica in diretta

Il momento più acceso è arrivato quando, nel corso della diretta, è intervenuto telefonicamente lo stesso Cazzullo. Il giornalista ha voluto chiarire la propria posizione dopo aver ricevuto numerose telefonate: “Ho ricevuto diverse telefonate dagli amici napoletani dicendomi che Caterina Balivo ha detto che ce l’avrei con Napoli…Su questo punto ho sentito la necessità di intervenire perché non è così”.

Balivo ha risposto con fermezza: “Non ho detto che Cazzullo ce l’ha con Napoli”. A quel punto il giornalista ha ribadito: “Io amo Napoli, ma Sal Da Vinci non mi piace…Mi sembra rappresenti quella Napoli come la vorrebbero i nemici”.

Aldo Cazzullo in collegamento telefonico durante lo scontro con Caterina Balivo

La frase sui “matrimoni della camorra” e la chiusura che non spegne le polemiche

La conduttrice ha però sottolineato come definire il brano una possibile colonna sonora per “matrimoni della camorra” sia un’affermazione particolarmente forte. La replica finale di Cazzullo è arrivata secca: “È una battuta…”.

Una chiusura che non ha spento le polemiche, anzi: ha rilanciato il dibattito attorno a una vittoria che, numeri alla mano, resta incontestabile. Tra accuse di pregiudizio, difese d’ufficio e rivendicazioni artistiche, il successo di Sal Da Vinci con “Per sempre sì” continua a essere molto più di un trionfo musicale: è diventato lo specchio di una discussione culturale che va ben oltre il palco dell’Ariston.

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