
Vacanza trasformata in un incubo per una famiglia italiana bloccata alle Maldive a causa delle conseguenze del conflitto scoppiato in Medio Oriente. Da giorni Maria e Raffaele, insieme ai loro tre figli di 10, 7 e 5 anni, stanno cercando una soluzione per rientrare in Italia, ma al momento il ritorno sembra ancora lontano.
La loro testimonianza è stata raccolta in una intervista rilasciata a Leggo, nella quale raccontano le difficoltà vissute dal 27 febbraio, giorno in cui hanno scoperto in aeroporto che il loro volo per Milano non sarebbe partito perché prevedeva uno scalo a Dubai, diventato improvvisamente impraticabile per i collegamenti.
Da quel momento, spiegano, è iniziata una corsa continua tra alberghi pieni, voli introvabili e lunghe attese all’aeroporto, mentre migliaia di altri viaggiatori si trovano nella stessa condizione.
Leggi anche: Turisti italiani bloccati da virus in crociera: “Un incubo”
Italiani bloccati alle Maldive
Secondo il racconto della coppia, la situazione sull’isola è sempre più complicata dal punto di vista logistico. La presenza di numerosi turisti rimasti bloccati ha reso difficile trovare alloggio e informazioni affidabili sui possibili rientri.
«Non c’è il pericolo di missili o droni come a Dubai, ma a livello organizzativo qui siamo messi anche peggio. Non si trova un posto per dormire, la città è strapiena e non ci arriva alcuna comunicazione», raccontano nell’intervista.
La famiglia descrive un clima di forte incertezza, aggravato dall’assenza di indicazioni precise sui voli disponibili. «Ethiad, la nostra compagnia aerea è sparita. Siamo abbandonati a noi stessi, senza alcun supporto economico se non qualche buono per i fast food», spiegano ancora.
Una situazione resa ancora più difficile dalla presenza dei bambini piccoli, costretti a vivere giorni di grande stanchezza e disorientamento in un contesto che doveva essere una semplice vacanza.

Notti improvvisate e hotel a prezzi altissimi
Tra le difficoltà maggiori c’è stata la ricerca di un posto dove dormire. Nei primi giorni la famiglia ha dovuto arrangiarsi come poteva, mentre gli hotel disponibili venivano rapidamente occupati dai turisti bloccati.
«È capitato anche sulla spiaggia. Ora in hotel, a spese nostre ovviamente e a prezzi che vi lascio immaginare», raccontano.
Il problema però non è risolto: la permanenza nella struttura attuale è temporanea e la prospettiva di trovare una nuova sistemazione resta incerta. «Abbiamo ancora due notti, poi dovremmo andare via anche da qui. Stiamo cercando ovunque ma le disponibilità sono praticamente nulle».
Voli alternativi e prezzi fuori controllo
Ogni giorno Maria e Raffaele si recano in aeroporto nel tentativo di trovare un volo che permetta di tornare in Italia o almeno di raggiungere uno scalo intermedio. Ma le proposte ricevute, raccontano, sono spesso economicamente proibitive.
«In questi giorni ci hanno fatto proposte di voli visto che siamo ogni giorno in fila all’aeroporto. Ci hanno chiesto anche 5mila euro per un biglietto», spiegano.
Secondo quanto riferiscono, anche chi si trova in condizioni di particolare fragilità è stato costretto a pagare cifre molto elevate per poter rientrare. «Proprio oggi una persona con fragilità fisica è stata costretta a pagare 1700 euro per tornare a casa».
Le alternative prevedono spesso scali molto lontani, con tratte che passano persino dal Sudafrica e tempi di attesa che potrebbero durare diversi giorni. «Non pretendiamo nemmeno di tornare a carico dello Stato, ma nemmeno ci si può indebitare. Stanno speculando su ogni cosa e vince chi ha più soldi», affermano.

L’attesa di risposte dal consolato
La famiglia racconta di aver cercato assistenza anche attraverso il consolato italiano, ma al momento non sarebbe arrivata una soluzione concreta.
«Ci dicono che la situazione è questa e non sanno quando si sbloccherà», spiegano. Nel frattempo, osservano, alcuni turisti di altre nazionalità sarebbero riusciti a partire, mentre molti italiani restano in attesa di indicazioni.
«Vediamo cittadini di altre nazioni che tornano, noi siamo in balia degli eventi e vi lascio immaginare come stanno i bambini e gli anziani in questa situazione», raccontano ancora nell’intervista a Leggo.
A preoccupare è anche il continuo arrivo di nuovi turisti sull’isola. «Stanno facendo sbarcare altre persone che avevano prenotato le vacanze, a breve non ci sarà più posto».
Nonostante la situazione difficile, Maria e Raffaele cercano di mantenere la calma, consapevoli che la priorità resta trovare un modo per riportare i tre figli in Italia il prima possibile. «Noi ci siamo presi un’aspettativa al lavoro, ma questo è il problema minore», concludono, descrivendo una vicenda che per molti italiani bloccati all’estero si sta trasformando in un’attesa sempre più lunga e incerta.


