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Famiglia nel bosco, l’ordinanza del tribunale: “I bimbi hanno ferito le educatrici con dei bastoni”

Pubblicato: 06/03/2026 16:09

La vicenda giudiziaria che coinvolge la cosiddetta «famiglia del bosco» ha raggiunto un punto di rottura drammatico, destinato a lasciare un segno indelebile. Il Tribunale per i minorenni dell’Aquila ha decretato il trasferimento immediato dei tre figli di Catherine Birmingham dalla casa famiglia di Vasto, dove risiedevano da quattro mesi, verso nuove strutture ancora da definire. La decisione comporta una separazione forzata: la madre non potrà seguire i bambini, una disposizione che l’avvocato Marco Femminella, legale della famiglia, ha commentato con estrema preoccupazione, riferendo di una perizia psicologica dai contenuti allarmanti. Il provvedimento, articolato in tredici pagine, delinea uno scenario di profonda crisi, in cui ai giudici appare evidente una condotta ostruzionistica da parte della donna, accusata di aver ignorato l’obbligo scolastico e di aver alimentato una sovraesposizione mediatica ritenuta gravemente lesiva del benessere dei minori.

Violenza e ostruzionismo: lo strappo definitivo

Il Tribunale ha invece espresso una valutazione diametralmente opposta sul padre, descritto come una figura collaborativa, tanto da disporre per lui un incremento dei contatti con la prole. A rendere ineluttabile l’allontanamento sarebbero stati alcuni episodi di violenza avvenuti all’interno della struttura di Vasto, dove i minori avrebbero aggredito il personale educativo utilizzando bastoni ricavati da persiane rotte. Gli atti documentano il ferimento di un’operatrice e il rischio corso da altri soggetti fragili, inclusa una neonata, circostanza in cui la madre non sarebbe intervenuta per placare gli animi, preferendo invece attribuire ogni responsabilità al personale. Sebbene la direzione della struttura non avesse richiesto formalmente l’allontanamento, già a febbraio erano state sollevate criticità circa l’impossibilità di far rispettare i protocolli organizzativi. L’ordinanza, che non esclude l’uso della forza pubblica, affida al tutore e al curatore speciale il compito di garantire la protezione dei minori.

La decisione ha scatenato l’immediata reazione di Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che ha espresso il timore di danni psicofisici irreparabili. Terragni ha denunciato come il Tribunale sembri aver ignorato una precedente perizia indipendente della Asl, la quale auspicava il ripristino della serenità affettiva attraverso la continuità dei legami. Per la Garante, procedere in questo modo significa infliggere ai bambini un trauma ulteriore, privandoli del contatto materno dopo quello paterno. Per questo motivo, è stata richiesta la sospensione del trasferimento, sollecitando un nuovo esame medico indipendente che ponga al centro, in modo inequivocabile, l’interesse supremo dei piccoli.

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Ultimo Aggiornamento: 06/03/2026 16:10

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